15.5 C
Torino
domenica, 14 Luglio 2024

Peshmerga e Fsa: gli aiuti discriminatori degli Usa

Più letti

Nuova Società - sponsor
Redazione
Redazione
Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Tutti si mobilitano nell’aiutare, in svariati modi, i curdi iracheni e siriani nel conflitto contro l’Isis. Fsa compreso. Come se l’Isis fosse solo in Iraq e nella città curda siriana di Kobane. Il gruppo fondamentalista è in Siria dall’estate del 2012 e, finché era una minaccia solamente per la Siria, nessuna potenza internazionale si è mobilitata per armare coloro (Fsa) che combattono questi estremisti.
L’Isis è tuttora presente in Siria; occupa la zona est di Deir Ezor, la zona nord-centrale di al Raqqah estendendosi sino alla provincia e campagna est di Aleppo. Il Pentagono ha dichiarato di aver speso dall’8 al 16 ottobre 424 milioni di dollari finalizzati alla missione contro l’Isis. Missione, però, irachena e curdo irachena/siriana. Per quanto riguarda il resto della Siria? Per quanto riguarda Raqqah, al Bab, la campagna di Aleppo e Deir Ezor l’Isis cessa di essere un nemico? Non è più una minaccia? La Turchia dimostra invece più coerenza, scegliendo da un lato di andare incontro ai Peshmerga curdi, dall’altro di continuare a sostenere l’opposizione democratica siriana. Giovedì 30 ottobre, infatti, ha permesso a 10 soldati Peshmerga di penetrare a Kobane attraverso il territorio turco. Nella notte di mercoledì i convogli di soldati Peshmerga avevano raggiunto la città turca di Suruc; un ufficiale curdo siriano ha dichiarato che sono attesi 150 soldati Peshmerga a Kobane, mentre martedì il Presidente del Kurdistan iracheno, Mosud Barzani, ha dichiarato che la regione è pronta a inviare più forze a Kobane se sono richieste.
Intanto il primo Ministro della Turchia, Ahmet Davutoglu, ha affermato che solamente i curdi iracheni e l’opposizione siriana democratica possono salvare Kobane. Affermazione quasi ironica se si prendesse isolata, dal momento in cui il Free Syrian Army versa in un abbandono mondiale e di aiuti e di attenzione mediatica.
Davutoglu ha poi smentito l’ironia aggiungendo che occorre equipaggiare e formare il Free Syrian Army cosicché, nel caso in cui l’Isis perda, il regime di Assad e i terroristi del Pkk non occuperebbero a loro volta il territorio. « Noi aiuteremo qualsiasi forza e/o coalizione, attraverso basi aeree (in Turchia) o attraverso altri mezzi per la concezione comune di una Siria democratica »  ha dichiarato esortando poi gli Stati Uniti ad armare l’opposizione siriana moderata. Eppure, dopo tre anni di scontri tra il Fsa e il regime siriano e due tra il Fsa e gli estremisti dell’Isis, Washington non ha ancora chiaro chi rappresenti la democrazia in Siria. Idee limpide invece nel fatto di armare i curdi iracheni di al Abadi per cui il Pentagono ha dichiarato di spendere giornalmente 7,6 milioni di dollari. Non è finita qui, perché l’Iraq, nel conflitto contro l’Isis, non riceve solamente gli aiuti degli Usa; il primo Ministro iracheno Haidar al Abadi ha felicemente accolto il sostegno della Gran Bretagna e dell’Iran, Paese decisamente poco amico dell’America, contro il nemico comune dell’Isis.
Il Fsa rimane, al solito, a mani vuote. Anzi, chi poco ha più dà:
giovedì 150 combattenti del Fsa sono accorsi a Kobane passando per la Turchia. Dimostrazione che quando la causa della libertà e della democrazia è vera non esistono confini di etnie tantomeno discriminazione negli aiuti.

- Advertisement -Nuova Società - sponsor

Articoli correlati

Nuova Società - sponsor

Primo Piano