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giovedì, 30 Maggio 2024

Per Nosiglia le periferie non devono restare solo campagna elettorale

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

di Moreno D’Angelo

Per dare speranze a Torino bisogna ripartire dalle periferie. Nel tradizionale incontro natalizio con i giornalisti l’arcivescovo Cesare Nosiglia ha lanciato il suo appello ai politici per una reale attenzione verso chi vive ai margini della città.
Nosiglia da tempo denuncia i preoccupanti livelli di povertà a Torino, registrando un forte aumento delle richieste di aiuto alle parrocchie, ma tuttavia riscontra come al persistere delle difficoltà si affianchi una ripresa di fiducia e di impegno. Un reagire, uno sforzo che – precisa – «non dobbiamo lasciare cadere offrendo opportunità e sostegno, sia morale e spirituale, sia sociale ed economico, a tanti che desiderano farsi protagonisti del loro domani».
Pur non nominando la sindaca, nel cui programma elettorale l’attenzione alle periferie era un punto prioritario, l’arcivescovo ha un cenno critico verso i politici invitandoli ad avere un reale contatto con questi quartieri non solo basato su occasionali visite, spesso “preavvisate”. «Realtà – invita Nosiglia – da cui partire per ridare speranza a una città laboratorio che può diventare esempio virtuoso e traino per il Paese».
L’arcivescovo ha inoltre criticato quelli che ha definito come “programmi fatti a dal Centro a tavolino” che restano poi solo sulla carta. Insomma di fatto vuoti slogan.
Tutto questo ribadendo l’importanza del contatto diretto e del dialogo con le persone che abitano queste realtà ai margini della città: «Bisogna andare per incontrare la popolazione non avendo paura di essere criticati, altrimenti le persone finiscono per sentirsi abbandonate dalle istituzioni». Con un tono di speranza si è augurato una svolta nel nuovo anno: «Mi pare ci sia la volontà di fare qualcosa e il 2017 potrebbe essere un anno di svolta».
In conclusione si è augurato che l’esplosiva situazione dell’ex Moi «non diventi solo una operazione di sgombero ma di dignità e rispetto delle persone», ricordando che la Diocesi di Torino ha avviato una mappatura degli immobili inutilizzati o vuoti della Chiesa e degli enti ecclesiastici da destinare all’accoglienza. «Vorrei che la stessa cosa – ha auspicato – venisse fatta per tutti gli immobili: ci sono tante case, caserme, ed edifici pubblici non utilizzati in città».

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