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martedì, 22 Settembre 2020

Paolo Furia: “Fare sistema per Torino europea”

Le primarie metropolitane? Meglio lavorare a un programma di territorio

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Il segretario regionale del Partito Democratico Paolo Furia ne è certo: fare sistema, mettere in comune i diversi fattori che possono fare la differenza e la vittoria nella grande competizione elettorale delle prossime amministrative a Torino. Per questo occorre mettere in sinergia i diversi attori politici, sociali, culturali, creare un’alleanza di intenti e di visione che si trasformi in progetto e in azione concreta. Gli afflati sono molti, non ultimo quello forte e appassionato che giunge dai territori della prima cintura torinese che reclamano a gran voce il proprio ruolo determinante nella composizione di un programma che sia non più quello del primo cittadino ma del sindaco metropolitano. Occasione di confronto la offre una visita a Grugliasco organizzata dall’assessore alla cultura e a i saperi della città Emanuela Guarino: il museo delle marionette, quello del Grande Torino, Le Serre e il rifugio antiaereo della seconda Guerra mondiale sono solo alcuni dei luoghi di interesse culturale che il segretario ha visitato, manifestando profondo interesse.

Segretario Furia, dai territori arriva forte l’appello affinchè la partita di Torino 2021 non sia soltanto giocata sotto la mole. Se il sindaco deve essere metropolitano, lo sia davvero, sostengono. Che ne pensa?

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Il grande tema da affrontare è senz’altro quello della costruzione di programma metropolitano. Tutte le politiche di area vasta  sono già trattate a questo livello: dalle questioni sanitarie a quelle dei rifiuti, fino alle scelte delle partecipate dell’energia, dell’acqua. Ciò che è necessaria è la capacità di visione e di sintesi. Bisognerebbe fare un salto di qualità, anche e soprattutto a livello di legislazione nazionale. 

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In che modo?

La legge Delrio ha intuito che il sindaco del capoluogo di regione fosse anche quello del capoluogo di un’area metropolitana più ampia. Ora però bisogna dare degli strumenti e delle risorse per dare corpo all’intuizione.  Immagino che una fetta dei cosiddetti fondi europei che costruiscono e realizzano infrastrutture importanti, politiche culturali e sociali, scambi internazionali non possono essere gestiti solo all’interno dei confini dei comuni. Quei fondi devono essere usati in termini di area vasta.

Un cambio di paradigma dunque? 

E’ strategico pensare a una progettualità europea di dimensione metropolitana,  costituendo un ufficio Europa che sappia alla perfezione come funzionano i bandi europei e sappia aggredirli con progetti trasversali e che superano i confini dei singoli comuni. Ci vogliono risorse, assunzione di personale competente: ci sono tanti giovani che lavorano nel campo dei progetti europei con capacità che sono pronti a mettersi in gioco. Credo che andare oltre possa essere un obiettivo metropolitano.

C’è chi, per la scelta del sindaco metropolitano, propone primarie altrettanto metropolitane. Si può fare?

Le primarie servono a valutare la forza di un candidato piuttosto che di un altro su una base elettorale che è la stessa che poi vota alle elezioni per cui si tengono le primarie. Se è così, ne discende che sarebbe più  opportuno tenere le primarie per i cittadini di Torino. Semmai rilancerei una discussione di livello nazionale. 

Come dovrebbe essere posta la questione?

Non so sinceramente se la legislatura in corso sia in grado di affrontare questo tema, però è un argomento vero. La questione da porse è “Il sindaco metropolitano se è davvero tale, perché non può essere votato dall’area metropolitana?” Questo aprirebbe una discussione ulteriore, magari suggerirebbe di distinguere i due ruoli com’era in passato, però almeno aprire questa discussione è necessario. Se mi limito a fare le primarie come area metropolitana ma tanto poi alla fine i cittadini che scelgono e votano sono quelli della città e basta creo soltanto una grande confusione.

Due anni fa il segretario nazionale  Zingaretti lanciò la Costituente delle idee, poi lo scorso anno alla festa metropolitana di Torio ci fu l’idea della costituzione dei forum tematici per raccogliere le idee. Poi è arrivata la proposta dello speaker corner all’inglese, a scopo di raccoglierne altre. Infine arriviamo all’adesione ad Agenda 2031, con lo scopo, di nuovo, di mettere insieme idee per la città. Ma con tutte queste idee, poi non sarà difficile trovare un filo logico e metterle davvero a sistema?

Il nostro compito è quello di trasformarle in politiche. E quindi identificare non solo le tante idee proposte ma anche le priorità. Torino ha un gran bisogno di una visione di sintesi che ne identifichi alcune per il rilancio, lo sviluppo  l’occupazione. Il che significa naturalmente che tutte le idee che sono funzionali all’attrazione di investimento e di lavoro, avranno dal nostro punto di vista una priorità. 

Quali sono le priorità per la città?

Una è legata alle infrastrutture e al metro 2, che è una nostra battaglia da sempre e sulla quale l’attuale amministrazione si è spesa in ritardo; penso alla Città della salute, altro tema sul quale noi ci siamo spesi moltissimo, e sul quale anche la destra che governa la regione oggi fa la sua parte ma dopo aver perso un anno. Se dobbiamo immaginare  Torino riposizionarsi in uno scenario italiano non favorevole, dove sembra che l’unica in vantaggio sia Milano e il suo hinterland, non può accontentarsi delle ricette che ha già vissuto. 

Torino ha avuto impulsi che sembrano esauriti, quali l’automotive e persino la vocazione culturale esplosa con le Olimpiadi.

L’automotive è stato il motore di sviluppo per tutto il novecento, e le politiche culturali per gli anni 90 e duemila, Intorno al grande successo di Torino 2006. Oggi, anche le politiche culturali che pure sono importanti e vanno mantenute,  non sono sufficienti, da sole, a generare quel volano di investimenti e di economie indispensabili. E’ per questo che si pone la questione dell’innovazione sociale della politica sanitaria, che non è costruire un nuovo ospedale ma è ad esempio attrarre competenze internazionali  a costruire i macchinari di ultima generazione che saranno venduti anche altrove. Costruire un grande polo della sanità che guardi all’investimento e all’occupazione. 

A proposito di idee. Cosa verrà scritto nell’Agenda 2031?

Agenda 2031 è il tentativo di costruire, intorno ad un progetto, una coalizione. Andare al di là della somma delle sigle che già conosciamo o che magari non conosciamo nemmeno troppo bene ma che elettoralmente fanno quello che possono. Costruire una coalizione competitiva vuole dire anche mettersi a disposizione per attivare un processo che sia più largo dei confini del Pd e basta. Come Partito democratico aderiamo quindi a questa iniziativa più ampia che parte anche dalla componente civica.

Non è che il civismo diventerà il modo per togliere dall’imbarazzo la politica del partito che non ce la fa?

Non sarà così. Il Partito democratico, ad esempio, continuerà a fare le sue iniziative, a essere presente, c’è attesa per una festa metropolitana itinerante, però va attivato un processo che ci consenta di prendere più voti di quelli che il Pd da solo può prendere. Questo per garantirci un buon posizionamento già al primo turno. 

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