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giovedì, 18 Luglio 2024

Onu delle Religioni, una proposta da non sottovalutare

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Costruire una “Onu delle religioni“, un organismo che raggruppi le principali confessioni e agisca come forza di interposizione nei conflitti. E alla cui guida potrebbe esserci lo stesso papa Francesco. È, questa, la proposta formulata al Pontefice dall’ex Presidente israeliano Shimon Peres, ricevuto nei giorni scorsi in Vaticano. Peres, 91 anni, Nobel per la pace nel 1994, ha voluto illustrare la sua proposta di persona al Papa, proprio nel momento in cui il fondamentalismo religioso ha nuovamente scatenato la sua offensiva nello scacchiere mondiale, fatto i orrori e di minacce continue. Il pontefice, come recita un comunicato del portavoce vaticano Padre Federico Lombardi, non ha assunto impegni particolari e personali anche se, al contempo, ha manifestato la «sua attenzione e il suo rispetto per l’iniziativa dell’ex Presidente Peres garantendo anche l’attenzione dei dicasteri della Curia Romana che sono particolarmente impegnati in questo campo e sono soprattutto il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e il Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace».
Il ragionamento dell’ex Presidente israeliano sul tema è molto semplice. Tra l’altro, dice,
«l’Onu ha fatto il suo tempo: quello che ci serve è un’organizzazione delle religioni unite, un’Onu delle religioni. Questo – aggiunge Peres – è il modo migliore per contrastare i terroristi che uccidono in nome della fede». E accanto a questa proposta-provocazione, Peres ha proposto anche una «Carta delle religioni Unite, esattamente com’è la Carta dell’Onu. La nuova Carta servirebbe anche a stabilire a nome di tutte le fedi che sgozzare la gente, o compiere eccidi di massa, come vediamo fare in queste settimane, non ha nulla a che vedere con la religione».
L’esponente politico israeliano ha insistito molto su questo aspetto sostenendo che quella contemporanea è
«una guerra del tutto nuova rispetto a quella del passato, sia nelle tecniche sia soprattutto nelle motivazioni. Per opporvi a questa deriva – ha aggiunto – abbiamo l’Organizzazione delle Nazioni Unite. È un organismo politico ma non ha né gli eserciti che avevano le nazioni né la convinzione che producono le religioni». In passato – dice in sostanza l’ex Premier di Israele – la maggior parte delle guerre erano motivate dall’idea di nazione. Oggi invece le guerre vengono scatenate soprattutto con la “scusa” della religione. E, sotto questo aspetto, Peres ha concluso con un nota importante sostenendo che «il Santo Padre forse per la prima volta nella storia è un leader rispettato come tale non solo da tante persone ma anche dalle più diverse religioni e dai loro esponenti. Anzi, forse è l’unico leader davvero rispettato». Per questo morivo è nata la proposta di candidarlo alla guida di questo nuovo organismo internazionale. Ora, la proposta avanzata da Peres ha innescato, com’era facilmente prevedibile, una forte discussione. Non sappiamo, ad oggi, come questa discussione si svilupperà nel futuro. Mi pare interessante, per il momento, riprendere una osservazione avanzata alcuni giorni fa da Enzo Bianchi. Il fondatore della Comunità di Bose, con la sua consueta lucidità, ha avanzato alcuni dubbi sulla proposta di dar vita ad una Onu delle religioni. «Vorrei riprendere quelle osservazioni e lasciarle al giudizio dei lettori – dice Bianchi – Serve davvero un’Onu delle religioni? Magari affiancata da una Carta delle Religioni Unite?»

Se infatti il motivo principale – dice il monaco di Bose – è il fallimento dell’Onu, della sua Carta fondatrice e, implicitamente, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non si vede come una nuova struttura, a composizione religiosa e non statuale, e una nuova dichiarazione di principi, confessionali e non di etica universale, possano riuscire là dove riteniamo abbiano fallito le migliori risorse che l’umanità ha saputo investire all’indomani della seconda guerra mondiale. Forse che le affermazioni etiche della Carta delle Nazioni unite o i diritti fondamentali di ogni essere umano sanciti nel 1948 sono ritenuti non più validi? O non è piuttosto in discussione l’incapacità a metterli in pratica e la mancanza di volontà nel farli rispettare? E se mancano risorse e strumenti coercitivi per imporre tali valori e per fermare chi li conculca, crediamo davvero che un appello in cui il linguaggio religioso sostituisce quello diplomatico possa vere successo?». Sono, queste, riflessioni, che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare. Comunque sia, attorno alla proposta di Peres è nato un dibattito e un confronto politico destinati ad affrontare di petto la drammatica situazione che stiamo vivendo in questo mesi. E cioè, come fermare la spirale di violenza scatenata dal fondamentalismo religioso che sta creando sgomento e indignazione in tutto il mondo.

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