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mercoledì, 24 Luglio 2024

“NoMuosFilm”, intervista al regista Enzo Rizzo

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“NoMuosFilm – Io sono contro il Muos”, del regista siciliano Enzo Rizzo, non è solo un film documentario contro la base militare di Niscemi. È in primo luogo la testimonianza di una lotta vissuta dall’interno, quasi in prima persona. Senza retorica, senza finzione, descrivendo giorno per giorno, dal dicembre 2012 al maggio 2013, un movimento nato nel 2010 e cresciuto, in pochi anni, fino alla manifestazione nazionale dello scorso 30 marzo, con oltre 10mila persone. Attraverso la voce di persone comuni, degli attivisti, di scienziati come Massimo Zucchetti, del presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta e di tanti altri. Nuovasocietà ha incontrato Enzo Rizzo, regista e ideatore del progetto, per saperne di più sul suo lavoro e su un tema che, se inizialmente era poco conosciuto in Italia, inizia ad infiammare l’opinione pubblica.
Il vostro film è stato il primo a trattare l’argomento. Cosa l’ha spinto ad approfondire un tema così controverso?
«Molto semplicemente, penso sia utile parlare Muos, anche perché la questione non riguarda affatto solo la Sicilia, ma l’Italia e il mondo. Attraverso il sistema di comunicazione a Niscemi e ad altri tre nel mondo infatti, gli Stati Uniti comandano i droni (aerei senza pilota, ndr) e questo avrà ripercussioni all’assetto geopolitico del prossimo millennio. In questo senso dire di no al Muos vuol dire abbracciare un’idea di pacifismo, schierarsi contro la guerra».
“NoMuos film – Io sono contro il Muos” è girato con una prospettiva dichiaratamente di parte, dall’interno del movimento. Perché questa scelta?
«Non mi interessava fare un servizio giornalistico classico, ma far capire le ragioni e mostrare la militanza di chi ha scelto di opporsi alla base militare in Sicilia. Sentir raccontare alcuni episodi è molto diverso da vederli e le immagini della contestazione e, in alcuni casi, delle dure reazioni delle forze dell’ordine sono molto più forti delle parole».
Lei e la sua troupe avete lavorato spalla a spalla con i militanti No Muos per sei mesi. Come è stato il rapporto con loro? Si può dire che avete partecipato attivamente alla lotta in quel periodo?
«Sì, abbiamo partecipato alla lotta: è stata una vera e propria convivenza con i manifestanti. Abbiamo capito noi per primi la determinazione e le ragioni di chi sceglie di contrapporsi al Muos e con questo alla militarizzazione del territorio, ai probabili danni alla salute causati dalle onde elettromagnetiche e al traumatico impatto ambientale».
Il film-documentario è del tutto finanziato dal basso. Si tratta di scelta o necessità? Ha funzionato questo tipo di esperienza?
«Noi abbiamo provato a cercare finanziamenti dall’alto, ma probabilmente il nostro lavoro era troppo spiccatamente di parte. Così abbiamo caricato il trailer del film su una piattaforma di produzioni dal basso, facendo in modo che chiunque volesse diventasse co-produttore. Ha funzionato: abbiamo ricevuto tutto l’aiuto che ci serviva per terminare le riprese».
Una volta finito, il vostro prodotto è diventato subito una bandiera della controinformazione, con numerose proiezioni, 700 copie vendute e più di 6000 visualizzazioni su Youtube. Numeri significativi, ma se si parla del mondo politico e istituzionale si può dire che abbia suscitato reazioni?
«Direi di sì. A giugno, per esempio, un istituto di studi gramsciani ha organizzato un convegno in una sala del Parlamento, alla presenza dei deputati di Sinistra Ecologia e Libertà, ed è stato proiettato il nostro film. Tutti quei politici che invece il Muos lo vogliono, invece, hanno preferito ignorarlo».
A questo proposito la posizione del governatore della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, è quantomeno ambivalente. Se nei mesi in cui il film è stato girato si dichiarava contrario al Muos, successivamente ha fatto marcia indietro. Che cosa ne pensa di questo e come gestisce questo a livello cinematografico? E ancora: dal movimento hanno le parole di Crocetta sono mai state credute?
«La posizione iniziale di Crocetta è stata del tutto populistica. A Niscemi, tra la gente comune, non si vedono altro che bandiere No Muos, e anche chi non manifesta attivamente è preoccupato che le onde elettromagnetiche possano causare tumori. In generale in Sicilia sono pochissimi i cittadini che vogliono la base militare, forse nessuno. Il presidente della Regione ha semplicemente fatto leva sulla “pancia” delle persone, in una sorta di grillismo ante litteram, salvo fare marcia indietro una volta che non aveva più bisogno del favore della gente. In realtà Crocetta anche quando si diceva No Muos non ha mai incontrato gli attivisti, nonostante questi glielo avessero più volte chiesto, quindi quasi nessuno si fidava di lui».
La zona di Niscemi e in generale la Sicilia, quindi, sembra sempre più schierata, dal basso, con un movimento No Muos che si appresta a diventare nazionale. Voi avete intenzione di lavorare ancora sul tema?
«Sì, stiamo ultimando un prologo, in cui si raccontano gli ultimi mesi del movimento, che verrà presentato il 31 gennaio al cinema Amerio occupato di Roma. Il nostro film, dopo il voltafaccia di Crocetta, era in un certo senso diventato un documento storico e io sono convinto che in questo momento sia più che mai utile parlare di attualità».

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