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venerdì, 19 Luglio 2024

Nidi privati al collasso: chiediamo aiuto a Regione e Comune

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

L’Emergenza Coronavirus sta mettendo in ginocchio il paese in ogni ambito: sociale, psicologico, medico-sanitario ed economico.

Oggi vi parleremo di un settore di cui troppo poco si parla: i Nidi privati, i micronidi e i nidi in famiglia della Regione Piemonte. Tutte strutture private ma che ricoprono il ruolo fondamentale di provvedere alla copertura della domanda di posti nelle strutture per l’infanzia, un mondo di professionisti a partita Iva, autonomi o dipendenti, spesso precari, quasi sempre fuori da ogni discorso di sostegno o incentivo pubblico.

Ne parliamo con Maristella Moffa, titolare del “Nido in Famiglia Maristella” uno dei nidi in famiglia storici di Torino, ubicato in via Mazzini 4, nel centro del capoluogo piemontese e tra le prime ad aver aderito alla nascita di un comitato “Gruppo Servizi Privati Prima Infanzia Piemonte”. ll comitato ha già provveduto ad inviare al Presidente Alberto Cirio una missiva per chiedere di non dimenticarsi di un settore che ad oggi vede almeno 350 educatori in serie difficoltà e a rischio licenziamento o fallimento, numeri in costante aumento riferiti al solo comitato.

«La situazione è molto critica per tutto il settore privato – spiega Moffa – certamente la cosa più importante è preservare la salute pubblica, però bisogna intervenire anche a sostegno delle strutture forzatamente chiuse, chiediamo al Presidente Cirio e alla Sindaca Appendino, ma anche a tutte le forze politiche del nostro territorio di non abbandonarci. Il nostro settore ha bisogno di incentivi, ammortizzatori sociali, sussidi per le famiglie o quantomeno taglio delle tasse per i gestori, anche per le partite Iva, sempre bistrattate, altrimenti i nidi privati alla lunga collasseranno, infatti siamo chiusi per decreto dal 24 febbraio e lo saremo almeno fino al 3 aprile. Sfatiamo un mito – aggiunge Moffa – non sono tutti ricchi gli utenti di un nido privato, così come i gestori. Sappiamo che in questa crisi tutti saremo costretti a rinunciare a qualcosa per un obiettivo piu’ grande e piu’ importante ovvero sconfiggere questo maledetto virus, ma se non ci aiutano rischia di fallire un settore di servizi fondamentale per la popolazione» – conclude Moffa.

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