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giovedì, 18 Luglio 2024

Marco Muzzarelli, Pd: "Delocalizzazione e beni di lusso sono il futuro della Fiat"

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

«La produzione di beni di lusso come la Maserati è il futuro della Fiat». Sono parole ottimiste quelle di Marco Muzzarelli, consigliere comunale del Partito Democratico presidente della Commissione consiliare speciale di analisi del mercato e indirizzi per il settore produttivo dell’automotive, all’indomani dell’annuncio del nuovo piano industriale di Sergio Marchionne. Un discorso altisonantE, quello dell’amministratore delegato della casa automobilistica, che è stato ben accolto dalla maggior parte dei rappresentanti delle sigle sindacali e che ora trova l’accordo anche l’esponente del Pd. «Puntare in alto sembra funzionare – sostiene infatti quest’ultimo– continuare a basare il grosso della produzione su utilitarie come la Panda e la Punto non aveva senso nemmeno dal punto di vista dei lavoratori, perché c’è bisogno di molte più persone per la Maserati. Gli stabilimenti dedicati alle macchine poco costose, in ogni caso, rimangono nel sud Italia». Scelte che, secondo Muzzarelli, andranno tutte a favore dei «circa 5000 lavoratori ancora in cassa integrazione, che verranno reintegrati, come è già successo per altre 2500 persone». In questo senso, le promesse del maglioncino blu italo – americano parlano del 2018.
Secondo Muzzarelli, la tanto discussa questione della delocalizzazione «va vista in una prospettiva diversa dalle solite: non rivolgersi solo più ad un mercato nazionale e aprirsi su scala mondiale era l’unica alternativa possibile perché la Fiat sopravvivesse nel tempo. Il settore automobilistico, contrariamente a quello che spesso si crede, non è affatto in crisi a livello mondiale, ma solo in Europa e soprattutto in Italia. Lo dice la Camera di Commercio. Le parole di Marchionne “Non stiamo aprendo un nuovo capitolo ma un nuovo libro” rispecchiano perfettamente la situazione attuale. Certo, perdere i vertici amministrativi e di pensiero è lo scotto da pagare per diventare una realtà globale».
Quale può essere, quindi, il futuro dell’industria automobilistica torinese? «Non si può certo pensare che il turismo sostituisca l’industria manifatturiera – sostiene Muzzarelli – tutte le strategie però vanno ripensate, trovando una  nuova linea guida che sostituisca quella dettata per anni dalla Fiat. In questo senso, le piccole imprese potrebbero far rete con altre realtà come il Politecnico, creando una nuova piattaforma sull’automotive che si confronti con possibili partner industriali e territorio a livello regionale; è molto importante ricreare un buon rapporto di fiducia tra produttori e istituzioni. Per ora la soluzione può essere solo distinguerci sul lusso e sulla qualità».
Poche ombre, quindi, sul futuro della Fiat. E quell’11% perso in borsa non appena annunciato il nuovo piano industriale? Una sorta di “calo fisiologico”: «normalissimo, dal momento che per almeno due anni nessun azionista verrà premiato. Niente di cui preoccuparsi».

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