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venerdì, 21 Giugno 2024

L’odissea dei passaporti, tra cittadini delusi e poliziotti esausti

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La burocrazia resta una delle peggiori piaghe di questo Paese. Una spina nel fianco dei cittadini costretti a subire l’inefficienza degli apparati pubblici.

Le procedure di rilascio del passaporto a Torino sono caratterizzate da una lentezza sconcertante e tempi di attesa di svariati mesi. Questo nonostante il documento debba prodursi entro quindici giorni dal ricevimento dell’istanza che, solo per supplemento di istruttoria può essere prorogato di altri quindici giorni. Ad oggi, prenotare l’appuntamento per consegnare l’istanza e depositare le impronte digitali significa sottostare ad un’attesa prevista fino ad aprile prossimo

Il sistema di prenotazione tramite spid rinvia ad aprile/maggio del 2023. Successivamente alla presentazione fissata, se e quando il sistema restituisce la prenotazione, si deve sopportare l’ulteriore attesa necessaria per la produzione del documento. Si ammettono procedure d’urgenza per ragioni di lavoro, salute, studio, e in ultima analisi se il viaggiatore dimostra il possesso di un biglietto di viaggio acquistato. 

La burocrazia impoverisce il Paese, fa perdere credibilità allo Stato, produce sfiducia nelle Istituzioni.

Il Sindacato di polizia, sul fronte interno, manifesta disappunto e delusione. Dichiara, infatti, Nicola Rossiello, Segretario Generale del SILP CGIL Piemonte, l’Organizzazione di ispirazione confederale con una visione aperta alla categoria e attenta ai cittadini utenti: “siamo in presenza di una vera emergenza, difficile da sopportare, ma non da affrontare. I disagi per i cittadini e per i nostri colleghi sono enormi. Quando la pubblica amministrazione non riesce a rispondere ai bisogni dell’utenza, si cercano le scorciatoie. Le conseguenze del covid e della brexit sono evidenti, ma vanno elaborate. La digitalizzazione, attuata in questo modo, si rivela un ostacolo per il cittadino e la nostra Amministrazione lascia in trincea le stesse lavoratrici e lavoratori costretti ad un super impiego quotidiano, oltre il servizio ordinario, e con aperture straordinarie anche nei giorni prefestivi e sottraendoli alla propria vita e alle proprie famiglie. Un lavoro extra retribuito poco oltre 6 euro, corrisposto con ritardo di mesi, effettuato massicciamente e in modo tale da mantenere gli organici all’osso su tutto il territorio nazionale. Il livello di stress in tutti gli uffici è alle stelle, figuriamoci dove forniamo servizi amministrativi, denunce, licenze, passaporti e immigrazione. Numerose sono le malattie professionali rientranti nei cosiddetti rischi psicosociali e la valutazione dello stress lavoro-correlato, obbligo sancito dal decreto legislativo 81/08, è inesistente o falsata all’origine da linee guida che gli oltre 700 datori di lavoro, salvo rarissimi casi, si ostinano ad applicare in violazione del diritto di rappresentanza previsto dalla Legge 300/70.”

E ancora il sindacalista: “siamo costretti a procedure non rispondenti alle necessità del momento, che sembrano fatte per non funzionare. La digitalizzazione che attuiamo, avviata solo a seguito dell’emergenza covid nonostante le previsioni di legge perché diversamente saremmo ancora ai timbri a mano e alle firme con il calamaio, risulta essere tra le peggiori tra gli Stati occidentali. L’accessibilità e la praticabilità di questo ambito amministrativo è desolante, produce disagi enormi, aggredisce la dignità dei cittadini e produce sfiducia nelle Istituzioni.” 

Infine: “serve una immediata rivisitazione delle procedure e rinforzo degli organici degli Uffici Passaporti. Il rispetto delle norme e dei tempi di consegna sono doverosi com’è la puntuale applicazione delle norme amministrative, contrattuali e di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Se l’ora di straordinario fosse retribuita adeguatamente, anziché a costi da lavoro sommerso, sarebbe ancora vantaggiosa per l’Amministrazione o spingerebbe a trovare soluzioni coerenti?”

Conclude con un richiamo alla dignità del lavoro dei poliziotti, Rossiello: “sappiano i cittadini che, come gran parte del lavoro che facciamo, la consegna dei passaporti si deve prioritariamente al sacrificio personale, al senso di responsabilità e consapevolezza delle lavoratrici e dei lavoratori di polizia insieme al personale civile dell’Interno.”

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