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domenica, 26 Maggio 2024

L'Islam e quel che accade nei Balcani

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Stefano Tallia, segretario Stampa Subalpina
Ho percorso le montagne che fanno da confine tra Kosovo e Macedonia in una calda giornata di agosto. L’auto presa a noleggio a Prizren ci aveva abbandonati di fronte all’aeroporto di Skopje: un evento del tutto normale in un paese come il Kosovo dove poche cose funzionano come dovrebbero. Duecento chilometri di autobus in una delle regioni più povere d’Europa raccontano meglio di molte analisi geopolitiche le ragioni della sensazione di abbandono che prova da anni quel popolo. Prima, lasciato alla mercé delle bande serbe e albanesi, poi divenuto improvviso centro del mondo nei giorni della “guerra umanitaria” e infine dimenticato ancora una volta al proprio destino di povertà sotto al controllo dei briganti di ieri.
Per dirla ancora più semplicemente, dopo averlo “liberato” a forza di bombe all’uranio impoverito, ci siamo dimenticati del Kosovo non prima di averne frettolosamente riconosciuto l’indipendenza. Del poco o nulla che accadeva nelle sue città e del molto che succedeva invece nelle viscere della società, abbiamo deciso non fosse affar nostro.
Oggi il Kosovo torna d’attualità perché, apprendiamo, molte delle reclute del nuovo pericolo mondiale che va sotto il nome di Isis, proverrebbero proprio da quelle montagne a cavallo con la Macedonia.
Sia chiaro, chi scrive pensa che nulla possa spiegare o tantomeno giustificare la scelta assassina di chi decide di arruolarsi tra i tagliagole.
Il problema però è diverso e riguarda anche la Bosnia. Qualche mese fa, mentre mi trovavo a Mostar per un servizio, l’arguta ragazza della reception dell’albergo ci ha raccontato del curioso caso di alcuni suoi coetanei che, da un giorno all’altro, hanno iniziato a farsi crescere la barba, passando dalle bevute di Karlovacko allo studio del Corano. La loro vita è cambiata con il crescere della frequentazione con alcuni personaggi piuttosto equivoci ed a cambiare è stato anche il loro tenore di vita. In una città nella quale la disoccupazione giovanile non concede alternative, stanno divenendo sempre di più i ragazzi che scelgono di gettare lametta e schiuma da barba.
Tutti potenziali terroristi? Sciocchezze, ma se fossi un leader europeo inizierei a occuparmi con maggiore interesse della comunità musulmana che abita l’oriente del continente. Le centrali del terrore lo fanno da qualche anno con qualche risultato. Riuscirà l’Europa, almeno una volta, a occuparsi dei Balcani con la politica anziché con le bombe?
Da Parole al vento, il blog di Stefano Tallia

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