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sabato, 20 Luglio 2024

Legge elettorale, si faccia subito

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Accelerare la riforma della futura legge elettorale non può essere un fatto politico da contestare pregiudizialmente. Dal 2005 conviviamo con il porcellum e, se non si modifica al più presto, resta tuttora in piedi il cosiddetto “consultellum”, cioè quello strano sistema partorito dopo la famosa sentenza della Corte Costituzionale. Non c’è, pertanto, da stupirsi se il Presidente del Consiglio vuole adesso arrivare alla conclusione di un iter parlamentare che non può e non deve più subire ostacoli preconcetti e furbizie di sorta.
Certo, lo sappiamo tutti. Lo recita la vulgata politica e popolare. E cioè, normalmente, dopo la riforma elettorale si va al voto. E tutti sappiamo che i primi oppositori a questo esito sono proprio i parlamentari in carica che temono, così facendo, di restringere la durata della legislatura e quindi di tornare a casa anticipatamente. Ma, al di là di questa vulgata e della stessa volontà politica del Premier o dei calcoli degli altri partiti, è indubbio che una riforma elettorale serve. E serve subito. Non entro nel merito tecnico della riforma attualmente in discussione. E cioè, premio di maggioranza alla lista o alla coalizione vincente; al primo turno o ricorrendo al ballottaggio; come eleggere i parlamentari, se con liste bloccate o ricorrendo alle preferenze; a quale percentuale siglare le soglie di accesso per i partiti e per le coalizioni.
Insomma, tecnicalità che fanno parte della dialettica tra i partiti e nei partiti e del confronto parlamentare. Quello che mi preme sottolineare, semmai, è un aspetto politicamente rilevante e direttamente riconducibile agli effetti della legge elettorale. E cioè, se viene concesso ai cittadini la possibilità di eleggersi direttamente i propri rappresentanti in Parlamento – o attraverso le preferenze o ricorrendo al collegio uninominale – oppure se prevarrà, ancora una volta e pur sempre con motivazioni nobili ed accattivanti, la designazione centralistica dei partiti. Due modalità, come è evidente a tutti, profondamente diverse se non alternative. Perché se passano le preferenze o il collegio uninominale ci sarà competizione, libertà di scelta dei cittadini e radicamento territoriale dei vari candidati. Se, al contrario e ancora una volta, trionfano le liste bloccate, inesorabilmente vinceranno la cortigianeria, la subalternità al “capo” e la mediocrità degli eletti.
Due modalità tecniche ma con due conseguenze politiche profondamente diverse tra di loro. Ecco perché la riforma della legge elettorale – che giustamente è definita, da sempre, la “madre” di tutte le leggi – può avere effetti e ricadute diversissime per la stessa credibilità della politica e per la “qualità” della nostra democrazia.
Pertanto, è giusto farla subito ed è del tutto comprensibile dedicare una forte discussione alle varie tecnicalità. Sapendo che proprio dall’esito di questa discussione conosceremo anche il futuro del nostro sistema politico, la preparazione e il livello della prossima rappresentanza parlamentare e la trasparenza della nostra democrazia,. Tremi centrali per chiunque pensi che la politica non si riduca a cortigianeria, improvvisazione, avventurismo e mediocrità.

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