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martedì, 28 Maggio 2024

La sigaretta elettronica aiuta davvero a smettere di fumare? Ne parliamo con Fabio Beatrice, ricercatore, medico del S. Giovanni Bosco di Torino

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

“Ho fatto una proposizione di ricerca all’Istituto Superiore di Sanità, il cui Comitato Etico ha autorizzato una sperimentazione qui al Centro Antifumo dell’Ospedale Giovanni Bosco per verificare se, con l’uso assistito a livello medico, e una gestione personalizzata del quantitativo di nicotina aspirata e assorbita con E-cig. (o svapo, così si definisce la sigaretta elettronica) sia possibile accompagnare i fumatori che prenderemo in carico, alla completa astinenza dal tabacco attraverso una progressiva riduzione della nicotina”.
Così ci spiega Fabio Beatrice, otorinolaringoiatra, esperto di tabagismo, e direttore del Centro Antifumo dell’Ospedale S. Giovanni Bosco di Torino (Asl To2). Questa sperimentazione, unica in Italia con tali modalità, ci conferma lo stesso ricercatore, è una tra le varie che, a livello mondiale, indagano nel campo dell’applicabilità della svapo come reale strumento di cura della patologia da dipendenza da tabacco, e coinvolgerà 50 persone alle quali verrà fornito gratuitamente il kit elettronico necessario alla sperimentazione. La proposta di adesione verrà fatta in diversi punti vendita di E-cig. Infuriano polemiche sull’ utilità di tale presidio e, anzi, qui più che in altri campi, spesso il parere delle persone interessate dal problema, che hanno provato ad usare E.cig, non coincide con le speranze dei medici.
Tra coloro che hanno provato a smettere con la svapo, ma anche tra quelli che non l’hanno usata, la fiducia sulla sua efficacia non abbonda. Il tabacco crea una dipendenza non paragonabile, in termini di gravità, a quella dell’eroina, ma le conseguenze del suo uso possono essere gravissime: vanno dall’enfisema polmonare, al cancro, alle patologie cardiovascolari, ed altre ancora. Nonostante ciò, e l molte campagne di sensibilizzazione, comprese le indicazioni delle specifiche patologie che compaiono sui pacchetti di sigarette, il tabagismo resta un grave problema nazionale (10,5 milioni i fumatori censiti in Italia dalla Doxa) e mondiale. In Italia il 92% dei fumatori ha cercato di smettere da solo, l’88,4% ha ricominciato. I costi in termini di vite umane, patologie che abbassano il livello di vita, e le ricadute sociali ed economiche in termini di elevati costi nel settore sanitario, costituiscono una perenne emergenza per l’intera società civile.
Il test (questionario) realizzato dal medico svedese Karl Fagerstrom negli anni 70, uno dei più usati a livello mondiale, serve a determinare il grado di dipendenza dalla nicotina. Fabio Beatrice, riferendosi agli studi del clinico svedese, aggiunge: “Egli ritiene che l’E.cig, oltre a ridurre drasticamente il danno oncologico, avrebbe, in linea teorica, diminuendo progressivamente il carico di nicotina, la concreta possibilità di ridurre i danni cardiovascolari. Sono un ricercatore e, in quanto tale, studierò i risultati ottenuti sul campo. Faremo controlli del sangue delle urine a tre, sei, e dodici mesi dal raggiungimento della condizione di astinenza dalla nicotina”.
Ovviamente saranno fatti controlli anche durante la sperimentazione della terapia scalare. I primi dopo 15 giorni dall’inizio della sperimentazione saranno effettuati a Roma, presso l’ISS. Non sono previsti colloqui con psicologi; anche se tale tipo di assistenza è gratuita per tutti presso i centri anti-tabagismo dei Dipartimenti delle Patologie da dipendenza dislocati sul territorio cittadino. Tutto a posto dunque, no per niente? Ed è ancora il direttore del Centro Antifumo ad intervenire: “Il problema è l’autogestione della E.cig, il dosaggio deve essere personalizzato con una gestione opportunamente assistita. Sono tante le cose che non conosciamo – continua Beatrice – non sappiamo quanto possa incidere la diversa modalità di consumo tra svapo e sigaretta tradizionale sull’assorbimento di nicotina. Quanto l’E.cig sia in grado di sostenere il fumatore e determinare così una riduzione del danno è di capitale importanza”
Certo, così come si opera nel comparto degli stupefacenti, dell’alcol, di altre patologie da dipendenza, come delle malattie in generale, è necessario abituarsi, a nostro parere, all’idea che perseguire l’obiettivo della riduzione del danno, senza escludere la possibilità di una completa vittoria, sia un atteggiamento maturo e consapevole, scevro da pretese miracolistiche. Il vero miracolo è l’applicazione dei dati forniti dalla ricerca alla pratica clinica quotidiana di chi, per professione, combatte le malattie, curando i malati.

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