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martedì, 13 Aprile 2021

La protesta dei commercianti nelle piazze di Torino: “Fateci riaprire”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Hanno esposto la loro merce ma non l’hanno messa in vendita. È questa la protesta simbolica degli ambulanti dei banchi non alimentari che i Dpcm anti Covid costringono alla chiusura. Una quindicina di banchi sono stati allestiti con capi di abbigliamento e oggetti per la casa: la merce però è solo in esposizione e non in vendita.

“Avevamo detto che avremmo riaperto – spiega Simona Tagliaferri, presidente nazionale Afi-associazione fieristi italiani – e lo abbiamo fatto. Da troppo tempo non si lavora, e i ristori sono praticamente nulli. Ringraziamo comunque la questura e le istituzioni che ci hanno dato il permesso di svolgere questa manifestazione”.

Proteste anche in altre parti della città, come nel quartiere Santa Rita dove i commercianti hanno bloccato largo Orbassano. “Siamo tutti necessari”, la scritta sullo striscione, “Vogliamo lavorare “, lo slogan ripetuto. “Non possiamo più aspettare”. I manifestanti hanno anche incontrato l’assessore comunale al Commercio, Alberto Sacco. “Ero già qui alle 8 del mattino – ha detto – spero possiate riaprire al più presto possibile. La vostra situazione ci e ben chiara, capisco e spero vivamente che si possa tornare arancione. Abbiamo trasmesso tutti i vostri problemi e le vostre richieste al prefetto affinché venga interessato il Governo”.

Banchi aperti in segno di protesta anche a Porta Palazzo: “Questa presa in giro deve finire – dicono – vogliamo lavorare, vogliamo tornare a vivere, perché quello che ci sta succedendo è una ingiustizia”. “La merce in magazzino ormai è quella di due anni fa – aggiungono – perché gli alimentari sono aperti e noi no, visto che anche noi lavoriamo all’aperto e sicurezza?”.

“La nostra protesta non finisce qui – sottolineano – la prossima volta non metteremo la nostra merce in maniera simbolica, ma torneremo a vendere a tutti gli effetti”, concludono.

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