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martedì, 16 Luglio 2024

La lettera integrale del senatore Esposito a Epifani

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

All’attenzione di:
Guglielmo Epifani – Segretario nazionale PD
Luigi Berlinguer – Presidente Commissione nazionale di garanzia
Luigi Zanda – Capogruppo PD Senato
e per conoscenza
Gianfranco Morgando – Segretario regionale PD Piemonte
Giampaolo Zancan – Presidente Commissione regionale di garanzia
Roberto Gentile – Presidente Commissione provinciale di garanzia
 
Con questa lettera intendo comunicare la mia immediata auto-sospensione dal Partito Democratico e da tutti gli incarichi da me ricoperti.
Ho sperato di non dover mai scrivere questa lettera, ma ciò che è avvenuto e sta avvenendo a Torino non può più essere taciuto. Il congresso che stiamo svolgendo è stato macchiato da episodi, per altro denunciati e documentati, che a mio parere nulla hanno a che fare con la cultura politica ed etica che è alle fondamenta del nostro partito. Personalmente ho denunciato fatti relativi alla compravendita di tessere nel mio circolo, e tanti altri episodi sono stati segnalati e denunciati alle commissioni preposte. Da dirigente politico di lunga data ho scelto di non trattare queste questioni in termini regolamentari. Per parte mia non ho mai chiesto di annullare congressi, ma ho posto in tutte le sedi un tema politico, quello di una deriva dannosa e pericolosa, nella speranza che si potesse aprire un confronto a partire da questo. Il fatto che negli ultimi anni il PD torinese abbia registrato una pesante emorragia di iscritti mentre da gennaio ad oggi le iscrizioni sono esplose, non è forse un problema politico? Il fatto che siano aumentati i nuovi iscritti, mentre una percentuale considerevole dei vecchi iscritti non si è recata a votare, non è forse un problema politico? Il fatto che un gruppo ristretto di dirigenti abbia organizzato una occupazione manu militari del partito attraverso l’organizzazione di pacchetti di tessere, non è forse un problema politico? Il tema non è relativo a chi sostiene Renzi, Cuperlo, Civati o Pittella, poiché siamo di fronte ad una mutazione genetica legata a un patto per vincere a qualunque costo e a qualunque prezzo il congresso. Prendo atto che né sul piano politico né su quello dei ricorsi ufficiali fatti da altri si è inteso aprire una riflessione; anzi, il neo Segretario eletto Fabrizio Morri ha accusato coloro che hanno denunciato atti contrari non solo alle regole ma al buon costume, di essere dirigenti che vogliono danneggiare il PD.
Nella giornata di ieri è emersa in maniera drammatica una situazione che è l’evidente frutto del metodo distorto e malato che ha contraddistinto il congresso torinese. A Barriera di Milano, circolo storico della sinistra, è stato eletto segretario Vincenzo Iatì, persona con pesantissimi precedenti penali per reati come furto in appartamento, ricettazione e arrestato per maltrattamenti familiari. Non solo questa persona ha nascosto il suo passato (quasi si trattasse di veniali peccati di gioventù), ma si è anche scoperto recentemente che è stato collettore di voti per un candidato avverso al centro sinistra (Comune di Borgaro) attraverso un rapporto con un noto e pericoloso boss della ‘ndrangheta.
Tali informazioni sono reperibili nel testo della relazione 2012 della Commissione parlamentare antimafia e non in qualche dossier costruito a fini ricattatori o destabilizzatori. Voglio ricordare che stiamo parlando di rapporti con la ‘ndrangheta nella città dove il Procuratore della Repubblica Giancarlo Caselli ha avviato e portato a conclusione un’importante indagine denominata Minotauro, scoperchiando le tentacolari infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. Nessuno, e sicuramente non io, ha il diritto di ergersi a giudice di comportamenti non penalmente rilevanti, ma il PD di fronte a tali fatti non può far finta di niente e non può non ritenere tali comportamenti come incompatibili con ruoli di direzione, seppur a livello di circolo cittadino. Ricordo, peraltro, che ci sono dirigenti del nostro partito che per un avviso di garanzia sono stati chiamati a un passo indietro rispetto a ruoli elettivi.
Il PD ha sempre aspramente criticato le forze politiche che, nascondendosi dietro a un presunto garantismo, hanno continuato a candidare o a nominare in ruoli dirigenziali persone con ombre relativamente ai loro rapporti con la criminalità organizzata. Mi sarei quindi aspettato, sul fatto specifico, da parte del Segretario Fabrizio Morri, una cosa semplice: l’allontanamento del Segretario di circolo, il deferimento alla Commissione di garanzia e il commissariamento del circolo stesso. Senza con questo voler mettere in discussione il risultato del congresso provinciale. Voglio ricordare che il signor Vincenzo Iatì è stato allontanato dal partito dei Moderati dopo quattro mesi dalla sua elezione in circoscrizione nel dicembre del 2011. Nonostante questo, Iatì è stato prontamente ingaggiato dal PD (forse per la dote di tessere che era in grado di portare?) e addirittura promosso a Segretario di circolo senza che a nessuno venisse in mente di verificare chi realmente fosse.
Questa mattina durante una conferenza stampa, a fronte di queste semplici e banali richieste, che sono a mio modesto avviso il presupposto minimo se davvero si vuole tutelare l’immagine di tutto il PD, il Segretario Fabrizio Morri non ha trovato di meglio che ringraziare il signor Iatì per aver messo a disposizione il suo mandato, aggiungendo che da garantista trova inaccettabile che si parli del passato di una persona riabilitata e, quindi, con la fedina penale pulita. E al giornalista che poneva una domanda relativamente ai rapporti con il boss della ‘ndrangheta, Morri ha derubricato il tutto affermando che si sarà trattato di una leggerezza.
Per la storia politica di cui sono portatore e per le battaglie nelle quali mi sono impegnato in prima persona – e perché credo che abbia ragione il Procuratore Caselli quando invita le forze politiche a svolgere una funzione di controllo sulle persone che dirigono e militano nei partiti senza aspettare che sia la magistratura a intervenire – non posso accettare di continuare a stare in un partito che trasmette all’esterno, su un fatto così grave, un atteggiamento omertoso e ponziopilatesco del tutto in contraddizione con i valori della legalità e della trasparenza.
Non posso neanche accettare che le denuncie di militanti e dirigenti del PD torinese vengano squalificate alla stregua di pretestuosi attacchi al partito: a casa mia chi denuncia fatti specifici, come i pacchetti di tessere o il conflitto di interessi e gli intrecci autostradali di alcuni esponenti democratici, fa il bene del partito mentre chi li nega a priori o li minimizza reca danno al partito.
Poiché non ho la pretesa di ritenermi un oracolo su temi come questi, chiedo al partito nazionale e agli organismi di garanzia di valutare se quanto da me sinteticamente esposto sia frutto di una esclusiva opinione personale o sia invece necessario un immediato intervento politico prima ancora che regolamentare, aspetto quest’ultimo a cui sono scarsamente interessato.
Per questa ragione mi auto-sospendo dal PD, rimetto il mio incarico di Vice Presidente della Commissione Trasporti e di componente della Commissione antimafia nelle mani del Gruppo del Senato, e, qualora gli organi nazionali del Partito dovessero ritenere queste mie valutazioni prive di fondamento o addirittura calunniose come affermato dal Segretario Fabrizio Morri, ne trarrò le debite conseguenze trasformando l’auto-sospensione in dimissioni dal PD e in dimissioni anche dal ruolo di Senatore.
Ho sempre ritenuto il PD un partito che su questi temi è contraddistinto da una profonda diversità rispetto ad altre forze politiche con cui combattiamo una dura battaglia. Vorrei che questa diversità non si limitasse alle parole e alle dichiarazioni, ma si traducesse nei fatti. Se così non dovesse essere, allora vorrebbe dire che non ci sono ragioni per poter proseguire in questa esperienza politica.
Un partito che non vede, non sente e non parla non è certo quello per cui tanti di noi hanno lavorato.
Stefano Esposito

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