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martedì, 16 Luglio 2024

La Guzzanti al Massimo: “Forse Caselli non vuole che si parli del covo di Riina”

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Sabina Guzzanti ha presenziato ieri sera, al Cinema Massimo, alla proiezione del suo ultimo film, La Trattativa, che cerca di ricostruire i fatti che hanno portato, tra il 1992 e il 1994, all’uccisione di Falcone e Borsellino, alle bombe di Roma, Firenze e Milano e all’arresto di Totò Riina, oltre che alla nascita di Forza Italia e all’inizio del potere berlusconiano.
L’attrice e regista, affiancata dal direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera, ha affermato che “il film non dispensa speranze, per quello c’è già Rai1. Non vogliamo certo metterci in competizione”. Barbera ha giudicato l’opera “ambiziosa e al limite del possibile” per il mosaico che tenta di mettere in luce.
A una domanda dal pubblico che chiedeva la ragione delle velate critiche contenute nel film verso l’ex procuratore di Palermo (e poi di Torino) Gian Carlo Caselli, la Guzzanti ha risposto: “Caselli è sempre venuto a vedere i miei spettacoli, e si è sempre divertito quando prendevo in giro gli altri”.
Nel film ci sono alcune scene che ricostruiscono la circostanza in cui, il 15 gennaio 1993, Caselli (consigliato dal Ros, il reparto speciale dei carabinieri i cui vertici conducevano la “trattativa” con Cosa Nostra) diede l’ordine di non perquisire il covo del boss Totò Riina, appena arrestato. Il covo venne in quei giorni svuotato da ignoti di tutti i documenti scottanti che conteneva (forse anche sulla “trattativa” tra stato e mafia).
Caselli e la Guzzanti avevano avuto un duro scambio sul Fatto Quotidiano qualche settimana fa, in cui l’ex procuratore aveva giudicato il film offensivo. Ieri sera la regista ha ribadito di non comprendere la rabbia del magistrato, poiché “tutto quello che c’è nel film è stato raccontato da Caselli stesso davanti ai giudici di Palermo nel processo contro i vertici del Ros. Forse, semplicemente – ha chiosato – Caselli vorrebbe che non si parlasse di quell’episodio”.
La regista aveva anche fatto riferimento, nella polemica con il magistrato, al ritardo della sua procura nell’aprire un’inchiesta per la torbida vicenda, a tutt’oggi poco conosciuta. In un’altra scena del film l’ex procuratore non verbalizza alcune dichiarazioni di un infiltrato in Cosa Nostra (assassinato pochi giorni dopo) che verteva, tra l’altro, sui rapporti tra mafia e procura di Caltanissetta.

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