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domenica, 25 Febbraio 2024

La fuga dei medici di base. Buniva: “Tanta passione mal ricompensata”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

La fuga dei medici di famiglia non accenna a rallentare. Hanno un’età mediamente avanzata, (il 54% è over 55 anni ed il 75% ha più di 27 anni di anzianità), lamentano stress e ritmi di lavoro pesanti, mentre solo la metà di coloro che va in pensione risulta prontamente sostituitaUn quadro che ha gravi implicazioni sulla salute pubblica. 

Erano i decantati eroi di quella prevenzione che tanto ha contribuito alla gestione della crisi pandemica, ma le cose sono cambiate in fretta.    Una categoria in continuo calo. Oggi si stima siano sotto quota 38 mila. Erano 46mila nel 2002 e, nel biennio 2019-2021, dopo un calo di 2178 unità, erano scesi a 40.250, secondo i dati rilevati da Eurispes ed Enpam. 

I medici di base cominciano a scarseggiare. In Piemonte si registrano diversi paesi e realtà scoperte da questo importante servizio, in cui sempre meno giovani camici bianchi intendono orientarsi mentre persiste da tempo un prevedibile e massiccio ricorso ai prepensionamenti.  Una tendenza che trova riscontri negli ultimi concorsi con una partecipazione che, per questa categoria, a malapena riesce a coprire i posti richiesti. Tra le collocazioni più ambite tra i giovani medici primeggia dermatologia mentre ha scarso appeal per la medicina d’urgenza.

I medici denunciano stress, burocrazia e carichi di lavoro che incidono anche sulla vita privata, con l’impossibilità di mantenere i livelli di servizio che avevano caratterizzato il loro grande impegno del periodo pandemico. Un quadretto non certo entusiasmante per i giovani camici bianchi.

Le prospettive si fanno sempre più allarmanti e, secondo diversi studi, si aggraveranno ulteriormente a breve termine, con il concreto rischio che circa 2,8 milioni di cittadini possano restare senza medico di famiglia.

 I medici di famiglia rappresentano l’asse portante della sanità pubblica. Un Servizio Sanitario Nazionale alle prese con tagli e privatizzazioni che penalizzano particolarmente una categoria che vanta un prezioso rapporto fiduciario con la cittadinanza, fondamentale per fronteggiare problemi e malanni di una società sempre più anziana e per diffondere pratiche di prevenzione.   

Si tratta di segnali preoccupanti per una sanità pubblica in crisi che deve fare i conti con la condizione allarmante di diversi Pronto soccorso. Questo mentre non si placa il fenomeno delle aggressioni che toccano non solo la medicina d’urgenza, ma diversi reparti ospedalieri.

“Nulla sembra poter arrestare la grande emorragia dei medici di famiglia che diventerà esplosiva nel prossimo biennio mentre si aggira lo spettro della privatizzazione” affermava nel 2023 Silvestro Scotti, segretario del FIMMG (Federazione italiana medici di famiglia). Questo per una figura professionale che necessita di tempi lunghi di formazione (almeno dieci anni) e che certo non si improvvisa. Un quadro che non accenna a migliorare e che vede coperti solo la metà dei posti lasciati liberi dai pensionamenti anticipati. 

lancia l’allarme: “Il problema della carenza dei medici di base sarà esplosivo tra il 2023 e il 2025, in Italia si aggira lo spettro della privatizzazione” e aggiunge: da tempo denunciamo il massiccio prepensionamento che comporta gravi conseguenze per la salute pubblica.

 “Non abbiamo ferie, i costi per le visite (benzina) e per la gestione degli studi (segreteria e materiale d’ufficio) sono interamente a nostro carico, per non parlare delle ore di lavoro che non finiscono certo quando chiudiamo lo studio. Insomma tanti oneri e pochi diritti” a parlare è la dott.ssa Tiziana Buniva dal suo studio di Via Vanchiglia. Una pasionaria di questo servizio che sarebbe potuta andare in pensione ma che resta ferma in questo suo impegno di vita.

Insomma il flusso in uscita non incontra adeguate sostituzioni e l’intero comparto si regge spesso sulla passione di medici anziani legati da anni ai loro assistiti, che, nonostante contesti operativi per nulla agevoli, permangono in servizio.

“Le alternative ci sarebbero e partono dallo sviluppo di equipe territoriali di medici di base” conclude la dottoressa Buniva.

Alle tante critiche si affiancano diverse proposte.

Programmazione del fabbisogno, tempestiva pubblicazione da parte delle Regioni dei bandi per le borse di studio, attuazione dinamiche di lavori in team e della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Pnrr (Case e ospedali di comunità, assistenza domiciliare, telemedicina) e accordi sindacali sui bisogni della popolazione sono le indicazioni della Fondazione Gimbe per un settore che ha estremo bisogno di innovarsi.

Non sembra che i problemi della medicina generale, e i diversi allarmi lanciati dalla categoria, abbiano incontrato particolare attenzioni dalla politica. Politica che ha risposto con un provvedimento tampone, ovvero la proroga fino al dicembre 2026, per i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, della possibilità di lavorare fino a 72 anni (Decreto milleproroghe).

Sono state criticità sul fatto che non sia proprio agevole per il cittadino il ricorso a un medico privato in sostituzione di quello pubblico di medicina generale. Gli oneri sarebbero molto più elevati per costo per la visita, medicinali (che non potrebbero essere refertati dal medico di base che non lo visita) e in ogni caso non sarebbe assicurata quella continuità  assistenziale che deresponsabilizza il medico privato che non ha alcun obbligo dopo la visita.

In conclusione riprendiamo l’eloquente slogan del congresso dei medici di base del 2023 “La medicina generale al bivio tra mura e cura, investimenti e digitalizzazione nel rispetto dei valori umanistici” che ben sintetizza il bisogno di innovazione, mantenendo la centralità del fattore umano fondamentale in questa attività.

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