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sabato, 20 Luglio 2024

La Chiesa prigioniera delle sue sicurezze

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Se una rondine non fa primavera, neppure l’aver detto che i principi morali devono tener conto delle situazioni in cui la persona agisce fa rivoluzionario papa Francesco. Bisogna attendere i fatti, com’è avvenuto nell’ambito delle innovazioni e delle riforme. Nell’importante intervista a Civiltà cattolica affermava: “La nostra è una fede in cammino. Dio si è rivelato come storia, non come un compendio di verità astratte” E ancora: “La visione della dottrina della chiesa come un monolite da difendere senza sfumature è errata.” Concetti da non prendere alla leggera: sono dinamite! Segnando il passo sul passato non si incontra un Dio che si rivela cammin facendo, come non c’è una dottrina buona per tutte le stagioni. Parole che avranno, giustamente, fatto fischiare le orecchie a molti suoi fratelli nell’episcopato ed a teologi che guardano a ritroso. Quando Francesco darà corpo a tali dichiarazioni oltreché innovativo e riformatore sarà anche rivoluzionario.
Se Bergoglio sia disposto a mettersi su questa strada per affrontare, quando fosse il caso, dottrine di cui, com’egli dice, si fa uso ideologico inceppando la missione della chiesa, lo rivelerà il prossimo Sinodo sulla famiglia. Esso non potrà evitare problematiche ormai canute che le risposte al questionario voluto dal papa, rivelate da alcuni episcopati, ora impongono con forza. Non possono, infatti, non inquietare il magistero ecclesiastico. Prevenzione non naturale delle nascite, divorziati risposati, unioni di fatto sono argomenti non più scantonabili né possono sopportare risposte ambigue. Ne soffrirebbero la già umiliata credibilità dell’istituzione e la stessa affidabilità di Francesco che si rivelerebbe incapace, dopo averne negato l’intangibilità, di intaccare insegnamenti, oltre che gravosi per il credente, dalla traballante fondatezza sia razionale che di fede.
Il compito del Sinodo sarà arduo. Si tratta ad un tempo di una sfida alla cecità del magistero ecclesiastico e di una sfida che Francesco ha fatto a se stesso. Sembra chiaro che egli soffra questi problemi mai affrontati con serietà e sia determinato a risolverli positivamente. Gli sfugge, però, il percorso da seguire. Se per le coppie di fatto etero od omosessuali la soluzione potrebbe essere il riconoscimento di una forma di legame purché non matrimoniale, più difficile è trovare una via per riammettere ai sacramenti i divorziati risposati. Il cardinal Kasper ha prospettato, nel recente concistoro, un percorso penitenziale che, però, ha trovato forti resistenze nei cardinali perché in contrasto con l’attuale insegnamento e compromissorio dell’affidabilità del magistero episcopale. Peggio ancora per la prevenzione delle nascite, a motivo della difesa dell‘enciclica Humanae vitae di Paolo VI fatta da Francesco nell’intervista al Corriere della sera. “La sua genialità fu profetica, ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale”. In realtà fu un’enciclica fortemente contestata, un grave infortunio che da decenni blocca la chiesa nell’irrazionalità. Cosa talmente vera da essere riconosciuta indirettamente dallo stesso Bergoglio che, contraddicendosi, all’elogio fa seguire: “Lo stesso Paolo VI raccomandava ai confessori molta misericordia”.
La falsariga del dibattito sinodale che la curia romana redigerà dovrà, dunque, misurarsi con i risultati preoccupanti dell’inchiesta voluta dal papa che esigono il superamento dell’attuale rigore: Certo ogni apertura in qualsiasi modo sarà la benvenuta. Il pericolo è, però, che si cerchino soluzioni di compromesso ed ambigue per non tradire il feticcio dell’infallibilità dottrinale della chiesa. Dove finirebbe, si chiedono i padrini della verità, la sua credibilità se essa si manifestasse oscillante e volubile come guida morale? Eppure, basterebbe leggere il Sillabo degli errori condannati da Pio IX per verificare la mutabilità dei suoi insegnamenti! Ma, cocciuta, non cede all’evidenza dei fatti, causando tante fughe: dei colti motivati dalla ragione, dei semplici dal buon senso. Il tabù del monopolio morale della chiesa è all’origine dei problemi che il Sinodo dovrà affrontare. Questo il problema da dibattere! A quelli gran parte del popolo di Dio ha già dato la propria soluzione. Il sinodo non dovrebbe che confermarla. Forse papa Francesco ne gioirebbe! (3, fine)

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