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sabato, 18 Maggio 2024

Islam. Incontro, amicizia, per dialogare

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Enrico Peyretti
Bello l’incontro torinese tra cristiani e musulmani, diverse centinaia di persone, nella bella, ampia moschea Taiba (credo che significhi bontà, onestà), in via Chivasso, la sera del 27 ottobre.
Il tema era: “Le radici comuni: compassione e misericordia”. È il tredicesimo incontro per il dialogo (dal 2001, dopo l’attentato delle Torri gemelle), che si svolge in un centinaio di località italiane. Ma a Torino non è mai stato numeroso e partecipato come questa volta. Evidentemente, i conflitti angoscianti di questo momento rendono molti, in ogni parte, più attenti alla necessità di profondo rispetto, mitezza, spiritualità e nonviolenza nelle diverse religioni, specialmente le più numerose e influenti come cristianesimo e islam. Apprezzamenti e sostegno delle istituzioni, un saluto inviato anche dal vescovo, partecipazione di decine di associazioni, hanno qualificato l’occasione. Poi preghiere, letture, canti, alcuni interventi, fino alla lieta convivialità a base di ottimo cous-cous.
É stato un incontro positivo e di base, che favorisce la conoscenza e la stima, sia tra le persone che tra le forme religiose. Ma non è ancora davvero il dialogo necessario. Solo un intervento o due hanno toccato i nodi di sempre e di oggi, nella relazione tra cristiani e musulmani.
Le crociate pesano ancora: si sono davvero pentite le chiese cristiane davanti ai musulmani, che ne portano ancora memoria bruciante (utilizzata dai violenti vendicativi)?
Ci rendiamo conto, in Europa, che il colonialismo europeo, dopo il 1918 (è vicino il centenario), ha creato artificialmente stati assoggettati e monarchie utili, tagliando nel vivo popoli e culture, e ha posto così le cause di dolorosi conflitti attuali?
Ciascuna delle due religioni supera davvero la pretesa di avere tutta e l’unica verità, e di farne religione territoriale dove il potere politico la favorisce?
La pari dignità e diritti tra tutte le persone – uomini e donne, ricchi e poveri, connazionali e stranieri – è davvero affermata e dunque praticata in ognuna delle due civiltà religiose, anche rimettendo in discussione privilegi antichi e nuovi, mentalità e abitudini radicate, assolutizzate, e utili a chi domina?
Abbiamo appreso, tanto i cristiani quanto i musulmani, che le istituzioni civili, casa di tutti quelli che vivono su un certo territorio, devono essere laiche, non schierate con una religione, per poter costruire la convivenza nelle diversità, sulla base dei diritti umani universali rispettati in ogni uomo e in ogni donna? In Europa abbiamo imparato a caro prezzo dalle guerre di religione tra noi cristiani di confessioni diverse, questa necessaria laicità delle istituzioni civili.
L’immagine di Dio pensata e presentata da cristianesimo e islam è sempre in umile cammino, per i limiti e l’impurità della nostra conoscenza? E soprattutto il nome di Dio è rispettato nella sua santità e non utilizzato come arma “divina” per esaltare le nostre pretese, il nostro dominio, la nostra violenza? Confessiamo davvero i nostri peccati storici per convertirci ed essere più fedeli alla parola di Dio?
Siamo consapevoli che la nostra comprensione della rivelazione di Dio all’umanità è parziale, storica, e speriamo progressiva, dunque sempre attenta alla lettura dinamica, non fissista e assoluta, della parola di Dio nelle sacre scritture, che sono sempre da intendere meglio, con spirito sempre più fedele, anche attraverso ricerche e riforme culturali e istituzionali?
Sappiamo e viviamo la fede in Dio non come nostra potenza e superiorità su chi non è credente, ma come umile sequela delle tracce di Dio nella vita dei santi e dei profeti, nel cammino verso di Lui, con amore fraterno, e non giudizio superbo, verso ogni essere umano, anche chi sbaglia, pecca, ci offende?
Sappiamo che Dio non promette il suo trionfo entro le vicende storiche umane, non è sempre vincitore, ma viene a noi anche nella sconfitta dei suoi inviati? Noi cristiani vediamo questo nella morte infamante di Gesù, condannato e ucciso insieme ai criminali, così che sembrava annullato, e invece, vinta la morte, vive ora per sempre, accanto a Dio, diffondendo lo spirito santo di Dio in tutti i cuori.
Crediamo che la vita che Dio ci dà viene anche attraversando il fallimento umano, la sofferenza, la paura, il buio, la morte?
Su queste e simili domande, linee di riflessione e di ricerca aperta, crediamo che debba e possa progredire il dialogo, magari in gruppi continuativi e più concentrati, sulla stessa base di rispetto, amicizia e reciproco ascolto, che abbiamo vissuto con gioia e speranza nella bella serata in moschea.
Noi cristiani italiani, in questo tempo incontriamo e conosciamo i musulmani soprattutto come immigrati, anche se crescono i musulmani italiani. Allora, riguardo a loro come ad ogni altro immigrato, sapendo che l’amore di Dio si verifica nell’amore del prossimo, ci ricordiamo di una grande parola della legge di Dio, che troviamo nelle scritture ebraico-cristiane: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso» (Esodo 22, 21-27)

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