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domenica, 14 Luglio 2024

Inchiesta grandi opere, Rolex e lavori al figlio del ministro Lupi

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Si fa difficile la situazione per Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture del governo Renzi: l’inchiesta condotta dai Ros e dai pm fiorentini Mione, Turco e Monferini lo vedono collegato a Ercole Incalza, il super burocrate delle opere pubbliche italiane.
Storico dirigente del ministero dei Lavori Pubblici, Incalza ha attraversato indenne sei diversi governi ed è ora finito in manette insieme al suo collaboratore, Sandro Pacella, e a due imprenditori, Stefano Perotti e Francesco Cavallo, con l’accusa di corruzione, induzione indebita, turbativa d’asta e delitti contro la pubblica amministrazione. Nel mirino degli investigatori la gestione illecita degli appalti di grandi opere come l’Alta velocità, il Palazzo Italia di Expo, l’autostrada Orte-Mestre. Ma cosa ha a che fare tutto questo con il ministro Lupi? Il legame tra Incalza e il ministro delle Infrastrutture appare già molto stretto il 2 luglio scorso, quando Lupi risponde a un’interrogazione parlamentare del M5s in difesa del burocrate con un testo preparato proprio dallo storico avvocato di questi, Titta Madia.
A metà dicembre, poi, risale una telefonata tra Incalza e il ministro, durante la quale Lupi spiega di aver minacciato la crisi di governo nel caso il Pd avesse fatto approvare un emendamento che intendeva trasferire la struttura tecnica di missione alle dipendenze della presidenza del Consiglio dei ministri. Struttura di cui Incalza era presidente e che era il perno del sistema di corruzione.
«Vado io – si legge nelle intercettazioni – Te lo dico già. Cioè io vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che se no vanno a ca….! Non possono dire altre robe! Su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura tecnica di missione viene giù il governo! L’hai capito? Non l’hanno capito?»
I rapporti di forza tra il ministro e il guru dell’opera pubblica italiana sembrano però rovesciati. A chiarirlo è un’altra intercettazione, questa volta a carico di un consigliere di Lupi, Giovanni Paolo Gaspari, nipote dell’ex ministro dc Remo e in passato dirigente delle Ferrovie dello Stato. Al telefono con Giulio Burchi, già presidente di Italferr spa, Gaspari spiega: «Ercolino, è lui che decide i nomi. Fa il bello e il cattivo tempo lì dentro. Il dominus totale. Al 100 per cento. Non si muove foglia. Sempre tutto lui fa. Tutto, tutto, tutto! Ti posso garantire. Maurizio (Lupi ndr) crede di fare qualcosa. Ma fa quello che gli dice quest’altro».
Lupi sembra poi intrattenere relazioni anche con altri due arrestati dell’inchiesta fiorentina: gli mprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo. Sembra che ministro e signora fossero spesso di casa alle feste organizzate da Perotti a Firenze, e che l’imprenditore avesse preso particolarmente a cuore il futuro del giovane Luca Lupi, figlio di Maurizio, che avrebbe “omaggiato” con un Rolex da 10.350 euro per la laurea e un lavoro da 2mila euro al mese ottenuto tramite il cognato, Giorgio Mor, nel cantiere per il palazzo di San Donato dell’Eni.
La posizione del ministro delle Infrastrutture, seppur formalmente non toccata dalle indagini, si fa dunque complessa, mentre in Parlamento giungono richieste di chiarimenti se non anche di dimissioni.

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