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lunedì, 22 Luglio 2024

In Piemonte disoccupazione record: non lavorano 39 giovani su 100

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Che le cose a Torino e dintorni andassero male sul fronte occupazionale e delle nuove povertà non è una novità. Ha fatto però effetto quanto emerso nella indagine congiunturale presentata da Bankitalia a Torino con i dati del primo semestre 2013: in Piemonte 39 giovani su 100 non lavorano.
Una crescita drammatica se si considera che nel 2012 i giovani senza lavoro erano al 31,9%. rispetto ad una media nazionale al 35,3%.
Anche a livello complessivo la disoccupazione in Piemonte è aumentata ben oltre il quadro nazionale con 3,2% rispetto al 2,2%. Il direttore della sede di Torino Luigi Capra ed il team dell’ ufficio studi, presentando il rapporto, hanno manifestato timidi segnali di ottimismo.
Insomma per questi esperti vi sarebbero le avvisaglie di una possibile inversione di tendenza in un contesto caratterizzato da grande incertezza per definirne i contorni della timida ripresa. Il riferimento è legato in particolare dall’andamento positivo degli ordini dall’estero e dalle aspettative della conseguente crescita produttiva. Una tendenza da correlare principalmente ai livelli di internazionalizzazione delle imprese che risultano ovviamente disomogenei. A supperto di queste considerazioni si nota come, a fronte di un calo ulteriore della produzione, si registri un aumento dell’export di ben il 2,1%,. superiore alla media del Nord Ovest e nazionale. Crescita export che diventa del 10% considerando i paesi extra Cee. Si tratta quindi di premesse e di “aspettative” auspicabili ma a cui fa da controaltare un quadro sociale che resta pesante ed a volte drammatico per i giovani piemontesi e per tanti “anziani” che si ritrovano senza lavoro e lontani dalla pensione.
Il rapporto Bankitalia cita tra i dati incoraggianti il caso della Maserati di Grugliasco. Società che sta registrando aumenti anche del 30% nelle vendite di auto in Cina, Giappone e negli States. Note dolenti invece per il settore delle costruzioni (-9,7% le compravendite e -3,4% nei prezzi) e del commercio in genere, su cui pesa il calo generalizzato dei consumi.
Per le piccole imprese il quadro resta negativo senza nuovi investimenti mentre gli esperti intravvedono possibili spiragli nel 2014 per aziende con oltre 50 dipendenti. Tra gli elementi positivi si registra anche un calo delle imprese che denunciano un peggioramento delle loro condizioni di indebitamento (dal 27% al 25% a fine 2012 con la previsione di attestarsi al 22% a fine anno).
Sul fronte del credito i dati Bankitalia registrano un aumento del 2,7% della raccolta dalle famiglie con un lieve ridimensionamento dei tassi. Al timido segnale positivo fa da contraltare un offerta di credito che resta rigida.
Il sistema bancario denuncia un pesante aumento delle sofferenze del 4% ad un livello quattro volte più alto di quanto risultava nel 2007. Un segno palese delle difficoltà di tante famiglie ed imprese. Tra queste ultime si distinguono le già citate imprese di costruzioni in cui i crediti incagliati risultano doppi rispetto la media.

Moreno D’Angelo

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