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lunedì, 22 Luglio 2024

“Il signore è risorto, Alleluia, ma…”

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

di Vittorino Merinas

Anche Francesco come i suoi predecessori, dal sagrato di san Pietro, nella liturgia che celebra la pietra fondante della fede cristiana, l’ha gridato forte al mondo intero: “Cristo è risorto!” Un grido di gioia e di ringraziamento lanciato guadando al cielo. Il sangue versato sulla croce ha inondato il mondo dilavando il peccato dell’uomo, restituendolo così all’abbraccio del Padre che sta lassù.

Una parte del cuore del papa, però, stava altrove. Stava quaggiù, impantanato nella sofferenza del mondo. Se per la fede la resurrezione di Cristo “non è una fantasia”, come egli dice, è altrettanto vero che essa non è riuscita ad espugnare il Venerdì Santo, cosicché il grido pasquale di esultanza per la vittoria sul peccato non può che uscire da una gola strozzata per il pianto del mondo. La fede autentica, infatti, deve essere abbarbicata nella realtà, altrimenti è ideologia. Così pensa Francesco la cui giornata pasquale è stata certo soffusa di tristezza, come testimoniano tre suoi momenti: l’omelia alla messa in piazza san Pietro, il discorso Urbi et Orbi e la lettera al vescovi di Assisi.

Il discorso dal loggione di san Pietro, aperto con il richiamo alla “risurrezione che ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte”, si sviluppa in una interminabile elencazione delle sofferenze che continuano ad affliggere i singoli e l’umanità intera. Nessun dilungarsi sulla teologia che spiega il rito pasquale. In Francesco il reale primeggia sulla dottrina data per nota.

Anche nella lettera al vescovo di Assisi, motivata dalla vicina inaugurazione del Santuario della spogliazione a ricordo di san Francesco che si denuda per seguire Cristo nella dedizione ai minimi della terra, è centrale il tema della sofferenza. “Duemila anni dall’annuncio del vangelo e dopo otto secoli dalla testimonianza di Francesco, siamo di fronte ad un fenomeno di inequità globale e di economia che uccide… Il nuovo santuario nasce come profezia di una società più giusta e solidale.”

Ma l’angoscia per la sofferenza dilaga nell’omelia della messa in piazza San Pietro, breve affinché la lunghezza non ne offuschi il senso.” La chiesa continua a dire: ‘Fermati, Gesù è risorto’! Ma se il Signore è risorto, come mai succedono tante disgrazie, malattie, traffico di persone, guerre, distruzioni, mutilazioni, vendette, odio?”. Tormento, questo, non solo di Francesco, ma d’ogni credente non reso ottuso da una fede cieca. Se il peccato della coppia originaria ha scatenato nel mondo sofferenza e morte, perché il sangue di Cristo, oltre a restituire all’uomo l’amore del Padre, non ha cancellato anche le pesanti conseguenze sull’intera umanità di quella caduta? Un interrogativo cruciale per la teologia della resurrezione, che smorza l’alleluia pasquale. E Francesco, il papa che non teme di dire che a volte anche in lui sorgono dubbi sulla fede, è forse anche il primo a soffermarsi, e proprio nel giorno di Pasqua pilastro del cristianesimo, su un problema che potrebbe schiantarlo: l’inesplicabilità del multiforme male che attanaglia il mondo. Vano finora ogni tentativo di delucidazione. La ragione cede di fronte a questo mistero e la fede lo risolve affidandosi ad un altro mistero: la resurrezione di Cristo seguita al supplizio della croce. Una soluzione senza nerbo razionale, solo un aut aut dato da Paolo di Tarso, che ha attraversato i secoli: “Se Cristo non è risorto è vana la nostra predicazione, vana la vostra fede”. Un atto di fede o il buio.

E’ ciò che Francesco, certamente trepidante, ricorda ad un giovane affranto dal male. “Ieri ho telefonato ad un ragazzo con una malattia grave, un ragazzo colto, un ingegnere… per dare un segno di fede. Gli ho detto: ‘Non ci sono spiegazioni per quello che succede a te. Guarda Gesù in croce. Dio ha fatto questo con suo figlio e non c’è altra spiegazione’. E lui mi ha risposto: ‘Sì, ma ha domandato al figlio e il figlio gli ha detto sì. A me non è stato chiesto se volevo’. E l’amara riflessione del papa : “Questo ci commuove, a nessuno di noi viene chiesto: ‘Ma sei contento con quello che accade nel mondo?’ E la croce va avanti e la fede in Gesù viene giù!”

Omelia breve, ma di peso per la sua audace problematicità e l’inusitata sua umiltà in una chiesa che solitamente espone la sua fede come un inoppugnabile assioma. La molteplicità delle sofferenze con cui la natura travaglia l’umanità o che essa stessa s’infligge, non hanno spiegazione. Non resta che il biblico “sperare contro ogni speranza” che la croce di Cristo e dell’umanità intera abbia un valore salvifico in un “post”, un dopo che tutti, credenti o non credenti, palesemente o celatamente, desidererebbero. Quaggiù la Croce non salva dalla croce. “Non so come va questo, ma sono sicuro che Cristo è risorto e io ho scommesso su questo”, conclude con dolente serenità Francesco.

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