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giovedì, 23 Maggio 2024

Il Piemonte guida la classifica dei giovani dipendenti dal gioco d’azzardo

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
Sono tanti i giovani in Piemonte vittima del gioco d’azzardo. Tra i 14 e i 19 anni oltre il oltre il 40% dichiara di averne provato l’ebrezza almeno una volta. E’ quanto emerge dal convegno “Minori e gioco d’azzardo” promosso dall’Osservatorio regionale sul fenomeno dell’usura.  Il dato ha particolarmente allarmato gli esperti in quanto si riteneva che i “malati” del gioco fossero prevalentemente adulti.
Crisi e difficoltà aumentano la propensione al rischio specie tra le persone con bassi redditi e in Piemonte la spesa in gioco d’azzardo stimata ha toccato i 5 miliardi di euro con Torino terza provincia italiana con 776 euro di spesa pro capite annua in new slot e videolottery.
Il risvolto più preoccupante di questo vizio sono i 1256 casi di malati patologici del gioco in carico alle Asl piemontesi registrati nel 2013. Un dato superiore alla media nazionale. In quasi dieci anni l’incremento di questa tipologia di dipendenza è stato del 750%. Un trend testimoniato dalle 578 nuove vittime del gioco seguiti nelle Asl in Piemonte.  Ogni paziente in cura per “gambling”, termine anglosassone per “malato di gioco d’azzardo”, costa 2mila euro l’anno, importo base che non tiene conto di ricoveri e altri costi aggiuntivi.
Una grande contraddizione per quello che alcuni esperti definiscono espressione dello “stato bisca”. Stato che da un lato promuove il gioco d’azzardo da cui riceve forti introiti (tollerando le pessime abitudini diffuse in bar, tabacchini, centri per scommesse e migliori10casino.it) ma che deve poi pagare pesantemente gli effetti diretti e indotti dalla dipendenza e delle turbe psicologiche dei fissati del gioco. Questo con risvolti drammatici non solo suo piano economico ma anche sociale. Un malato patologico di gioco è capace di trascurare famiglia, indebitarsi oltre ogni limite e finire spesso preda dell’usura e dell’illegalità pur di restare al tavolo di gioco. Non è poco e sono sempre più forti le voci che vogliono mettere un argine a questa piaga.  Anche sui giochi più “familiari” tipo i diffusissimi “gratta e vinci” dai nomi più fantasiosi e evocativi e le rumorose video slot (una sorta di tombola elettronica) si possono creare dannose passioni che hanno probabilità troppo basse di essere ripagate.

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