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venerdì, 31 Maggio 2024

Il bambino figlio di due donne, parla la mamma torinese

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Parla una delle due mamme del bambino concepito in Spagna con la fecondazione eterologa, che la Corte d’Appello di Torino ha deciso, per la prima volta in Italia, di trascrivere all’anagrafe della Città come figlio di due donne.
«Mio figlio ha una famiglia composta da due madri in Spagna ed è un suo diritto che gli venga riconosciuta anche in Italia» ha dichiarato nelle interviste ai quotidiani La Stampa e Repubblica, Margherita. La quarantatreenne torinese è la donatrice dell’ovulo, l’altra mamma, ormai sua ex moglie, ha portato in grembo il bambino, che oggi ha quattro anni. Le due donne, sposate in Spagna nello stato civile del Comune di Barcellona sono infatti registrate come “madre A” e “madre B”. Ma oggi, in seguito al divorzio avvenuto nel 2014, le mamme che hanno scelto la condivisione della responsabilità genitoriale hanno chiesto ai giudici italiani la trascrizione dell’atto di nascita del bimbo per tutelare i diritti del figlio. Richiesta in un primo momento respinta ma poi accolta dai giudici subalpini, che potrebbero cambiare per sempre la storia del Paese.
«La nostra è una battaglia di principio, ma anche un modo per tutelare i nostri diritti nella quotidianità – dice Margherita – Se abbiamo fatto tutto questo è soltanto per il nostro bambino. Per la Spagna sono una delle due madri, ma per il Paese dove sono nata, e dove il mio piccolo ha una famiglia, sono zero. E questo avrebbe potuto causare dei problemi anche a lui».
Il bambino come spiega la donna, ha legami molto forti con i familiari che vivono a Torino e con la città in generale, nonni zii e cuginetti del capoluogo piemontese però, senza i documenti legali di fronte alla legge italiana diventerebbero solo dei conoscenti. Questi e altri aspetti pratici dipendono dalla registrazione in Comune che sta tanto facendo discutere non solo il mondo politico e religioso ma anche l’opinione pubblica. «Non posso iscrivere mio figlio a una colonia estiva, perché per la legge italiana io sono un’estranea per lui. In una situazione di emergenza io non potrei nemmeno autorizzare una trasfusione. Poi ci sono questioni di eredità – conclude Margherita – perché mio figlio non ha alcun vincolo legale con i suoi familiari italiani. Eppure porta anche il mio cognome».
Insomma, la situazione non è sicuramente semplice e per quanto riguarda le perplessità sulla registrazione in Italia Margherita va dritta per la sua strada, affermando di voler continuare a lottare per i diritti del suo bambino.

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