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martedì, 16 Luglio 2024

I servizi segreti: nel '93 Napolitano era nel mirino della mafia

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Il 29 luglio 1993 il Sismi in una ”nota interna” sosteneva che una fonte ”ancora da verificare” aveva conoscenza e quindi riferito del rischio concreto di un attentato, da compiersi tra il 15 e il 20 agosto di quell’anno, nei confronti di soggetti politici di rilievo, ”in particolare Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano”. I contenuti della nota vennero poi ribaditi dal Sismi che, qualche giorno dopo, il 4 agosto ’93, decide di ”esternare” l’informazione che viene cosi’ trasmessa ai gabinetti dei ministeri della Difesa, dell’Interno, al comando generale dei carabinieri e della Guardia di finanza, al Sisde, alla Dia. La nota del Sismi e’ stata depositata oggi, dai pm della Procura di Palermo, al processo sulla trattativa Stato-mafia.
Non solo. La nota fa parte di un carteggio che l’accusa ha prodotto; un carteggio inviato nel 2002 dal Cesis (Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza) al pm fiorentino Gabriele Chelazzi che indagava sulle stragi in Continente del 1993 e morto a aprile dello stesso anno. Atti di un procedimento che, a Firenze, è stato archiviato, ma su cui i pm palermitano ritengono di dovere approfondire alcuni aspetti. Dagli atti depositati dal pm emerge che – in piena emergenza in seguito alle bombe che da maggio a fine luglio 1992 scoppiarono da Roma a Firenze a Milano – il 6 agosto 1993 al Cesis ci fu un vertice sull’argomento a cui parteciparono i massimi vertici dei servizi, delle forze dell’ordine e anche un rappresentante del Dap (il dipartimento per l’amministrazione penitenziaria). Alla fine venne redatto un verbale in cui si analizzano le stragi e si ipotizzano vari mandanti tra cui la Cosa nostra, il terrorismo internazionale e gli anarchici italiani. Una tesi, per certi versi fuorviante, tanto che il 10 agosto il capo della Dia Gianni De Gennaro scrive una informativa in cui, per la prima volta, viene descritto lo scenario sulle bombe del 1993, piazzate dalla mafia, sosteneva la Dia, che ”voleva intavolare un tentativo di dialogo con lo Stato sul tema del 41 bis”. Una posizione ribadita successivamente dallo Sco (Servizio centrale operativo), guidato allora da Antonio Manganelli, attraverso una conferma avuta da una fonte

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