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giovedì, 26 Novembre 2020

Gaia, 14 giorni, già condannata per essere una No Tav

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

La buona regola del cronista è di non parlare mai in prima persona in un articolo. Ma difficilmente questa volta posso sottrarmi dal rievocare un ricordo del tutto personale.
Quando nacque mia figlia in ospedale vi fu l’assalto dei parenti che con sciarpe e bandiere erano pronti a “battezzare” la neonata di poche ore a seconda del loro credo politico, sportivo e quant’altro. Che strano pensare che se oggi qualcuno l’avesse vista avvolta in quei paramenti ora non avrebbe più nonni, zii, cugini. E nemmeno una madre, visto che neanche io non mi ero sottratta ad avere con me i miei “stendardi”.
Eppure è quello che rischia di succedere a Gaia. Appena nata e già giudicata colpevole di essere No tav. Già, perché i genitori l’hanno portata a una manifestazione: dormiva tranquilla e serena nella sua carrozzina, ben coperta e al riparo dal freddo. Insomma, il comportamento assennato che ogni genitore terrebbe. Aveva anche il suo bavaglio al collo peccato che la scritta ricamata non recitasse “I love mum & dad” o “i nonni mi viziano”: c’era scritto invece “Mi chiamo Gaia e sono No Tav”.
Abbastanza per far gridare allo scandalo e suscitare reazioni indignate tra i frequentatori dei social nerwork così come tra le istituzioni. Al punto che c’è chi propone di togliere la patria potestà ai genitori della piccola.
Un’affermazione che lascia davvero allibiti. Ma se non altro si presta ad alcune considerazioni. Ad esempio, viene da pensare a quanti bimbi resterebbero senza mamma e papà se li vedessero con bavaglini, magliette o sciarpe di qualche gruppo, fazione o squadra. Anzi no, perché i pargoli avvolti negli stendardi di Milan, Juve o Toro piacciono eccome. Eppure gli stadi molto spesso sono stati luoghi di violenza, territorio degli ultras, dove non è consigliabile portare i bambini, così dicono sociologi e miei illustri colleghi giornalisti.
E che dire dei politici che sempre più si fanno fotografare con i più piccoli. Anche il neo premier Renzi ha avuto modo, nella sua prima visita ufficiale, di chiedere ai ragazzini delle scuole trevigiane la loro squadra del cuore e schierarsi con chi di loro tifava Fiorentina.
Oppure non è forse “incosciente” quel senatore della Repubblica di origini torinesi che ha già subito varie minacce per il suo impegno a favore dell’alta velocità ma che nonostante questo posta su Facebook le foto dei propri figli come niente fosse, non pensando alla loro incolumità?
Ah già, forse non è questione di cosa fai con i tuoi bambini ma della parte da cui ti schieri. E così essere un buon genitore non vuol più dire accudirli con amore, ma stare attenti al non fargli indossare bavagli che professino idee scomode.
Gaia ora ha 14 giorni. Tra 15 anni rischierà di vedere la sua terra trasformata in una grande pista ferroviaria. Chissà che allora non sarà lei a dire a suoi genitori che hanno fatto bene a lottare anche per il suo futuro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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