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domenica, 17 Gennaio 2021

Il Pav a rischio chiusura lancia una petizione. La parola a Piero Gilardi

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Eleonora Anello
La dissennata politica dei tagli alla cultura che va avanti da anni potrebbe mietere un’altra delle sue vittime. La città di Torino tarda a rinnovare il suo contributo per l’anno 2014 al Parco d’Arte Vivente che rischia così di dover chiudere i battenti nonostante rappresenti un’eccellenza del nostro paese e pur registrando nel 2013, 70.000 visite. Il continuo successo è inoltre dimostrato dagli 8000 studenti che hanno prenotato la visita fino a giugno.
La struttura di via Giordano Bruno, fin dalla sua nascita nel 2008 è stato un luogo di produzione artistica e di interazione socio-culturale, un centro sperimentale di arte contemporanea vivo e attivo. Una sorta di museo della natura in cui l’arte e l’ambiente dialogano proficuamente, voluto e ideato da Piero Gilardi, artista di fama internazionale, esponente dell’Arte povera.
Per scongiurare questo triste esito il Pav ha avviato una petizione rivolta al sindaco Fassino. Tutti possono firmare, Torinesi e non, artisti, giornalisti, critici, semplici cittadini. Il Parco ha già dimostrato la volontà di voler resistere. Come viene detto nel testo di appello: «Lo staff del Pav, anche se ridotto alla metà di quello iniziale per effetto dei progressivi tagli dei finanziamenti, si è riorganizzato raddoppiando gli sforzi, ma la mancanza di una cornice programmatica e istituzionale – una nuova Convenzione appunto – lo depriva di quella prospettiva di stabilità e continuità gestionale che è necessaria ad ogni Istituzione pubblica per svolgere coerentemente la sua missione culturale e sociale.»
Grandi risultati, eccellenza e volontà di resistere a inizio anno hanno spinto Le monde a scrivere del Pav, dipingendolo come una realtà in cui l’arte riesce a sopravvivere in un contesto di crisi economica e aggiungo io socio-culturale in cui versa il nostro paese. Il giornale francese prendeva il Pav a simbolo di come Torino nonostante tutto si stia reinventando, titolando “Intralciata in Italia, l’arte contemporanea resiste a Torino”.
Piero Gilardi interviene per la prima volta in questa situazione esponendoci il suo pensiero. «In questo periodo di grave rischio di deriva delle istituzioni pubbliche artistiche e culturali della Città di Torino, tra le quali il Parco d’Arte Vivente, sarebbe saggio fermarsi a riflettere e cercare di riformulare delle risposte fondate ad alcune questioni nodali di questa problematica.
Cominciamo con il chiederci nuovamente: che cosa sono le arti contemporanee? Noi artisti, critici e pubblico pensiamo che siano un sistema corale e articolato di conoscenza e interpretazione della vita contemporanea sia individuale che collettiva. Viviamo all’interno di una società complessa in rapidissima evoluzione. I mutamenti tecno-scientifici, culturali e sociali dell’ultimo mezzo secolo equivalgono come velocità a quelli dei tre secoli precedenti. Oggi ogni generazione nuova deve cercare i suoi nuovi parametri e riferimenti poiché quelli della generazione precedente sono quasi tutti superati.
In questo instancabile mutamento del paesaggio sociale è facile che gli individui si smarriscano, non ritrovando i significati peculiari che danno senso alla vita. E’ qui che agiscono le arti contemporanee dando espressione e forma ai nuovi significati, facendo emergere angosce, ma anche aspirazioni che incarnano i nuovi significati. La letteratura, il teatro, la musica e le arti visive contemporanee sono quindi le “levatrici” dei nuovi significati che tolgono dall’oscurità e dallo smarrimento e restituiscono continuamente la consapevolezza dei fili esistenziali che sostanziano la nostra vita sia interiore che relazionale.
Passiamo ora a chiederci qual è la funzione sociale della cultura che accoglie nel novero della conoscenza anche quella, di natura intuitiva, delle espressioni artistiche. La cultura da una parte analizza e cerca di risolvere i problemi nuovi che si affacciano alla vita degli umani nelle varie sfere di vita materiali e immateriali, dall’altra crea delle soluzioni innovative, generando idee, progetti e dispositivi sociali, fino a ieri ritenuti impraticabili.
In altri termini la cultura ha l’attitudine a ibridare tra loro aspetti della vita differenti, coniugandoli in sintesi nuove. Per questo la cultura è necessaria alla società al fine di poter continuare ad evolvere e rinnovarsi.
La terza domanda di conseguenza riguarda il ruolo delle Istituzioni artistiche e culturali pubbliche. La Commissione UE lo scorso novembre ha diffuso i dati del sondaggio Eurobarometro sul tema “Accesso/Partecipazione alla cultura” dai quali risulta che l’Italia appare al 23° posto della classifica continentale, subito dopo la Bulgaria. Di conseguenza sarebbe necessario rivitalizzare, anche a Torino, dove la crisi delle finanze pubbliche locali ha pesantemente inciso sugli stanziamenti per la cultura, la rete dei presidi culturali e artistici, dai musei ai teatri, alle biblioteche, agli auditorium. La politica culturale degli avvenimenti, festival, appuntamenti e mostre storiche occasionali, non può surrogare le attività sistemiche e permanenti delle istituzioni deputate a svolgere programmi organici di indagine, rappresentazione e coinvolgimento attivo del pubblico della produzione artistica contemporanea locale e internazionale. Si usa dire che le iniziative estemporanee hanno la funzione di avvicinare il grande pubblico all’arte e alla cultura, rimuovendo il fatto che questo avvicinamento avviene già attraverso i grandi circuiti dell’informazione, dell’editoria e delle reti telematiche. Sono invece qualificanti i contenuti dei programmi che devono offrire le proposte della cultura viva che gli artisti contemporanei sviluppano narrando la vita odierna e i suoi problemi, nonché le sue prospettive future nella cui costruzione dovremmo sentirci tutti impegnati. L’attività delle Istituzioni culturali dovrebbe quindi mantenersi autonoma e democraticamente imparziale rispetto ai prodotti stereotipati dell’industria culturale e mediatica che è finalizzata a vendere eventi di consumo culturale attraverso la seduzione simbolica di mitologie ed icone risapute e consolatorie che non hanno alcunché di creativo e generativo.»
Firmiamo dunque affinché il Comune di Torino rinnovi la convenzione con il Pav, per non privarci ancora una volta della cultura. Bastano pochi minuti per far sì che il Parco da vivente non diventi morente. Quasi 2400 cittadini hanno già firmato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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