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venerdì, 12 Luglio 2024

Francesco osservato speciale

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Da quel «Buona sera!» rivolto con tutta naturalezza dalla loggia di San Pietro alla folla che l’applaudiva, Francesco non ha più smesso di sorprendere. Georg Gaenswein, Prefetto della Casa pontificia e ancora a fianco di Benedetto XVI, dichiarava la sua apprensione nell’attendere quale sorpresa riservi il papa ad ogni cantar di gallo. I cronisti sono sul chi va là fin dal primo mattino: per cogliere anche le sfumature dei pensieri che rivolgerà ai pochi fortunati che assistono alla sua messa in Santa Marta. Gesti e parole sono sottoposti ad esame autoptico per coglierne ogni suggestione. «Francesco, stupiscici ancora, facci sperare» sembrano implorare coloro che, laici o credenti, vorrebbero una chiesa altra.
Recente è l‘ultima lettura più di cuore che di mente di parole papali. «Papa Francesco apre inaspettatamente alle coppie gay» azzardava, quasi uno scoop, un prestigioso quotidiano il 5 gennaio. Il riferimento era all’allocuzione del papa, il 29 novembre, ai superiori generali di Istituti religiosi, pubblicata tardivamente da Civiltà Cattolica. Più che scoop una cantonata. Pensiero «assolutamente non espresso» chiariva il portavoce vaticano, mentre padre Antonio Spadaro, direttore della rivista, confermava che Francesco non intendeva «legittimare nessun comportamento incoerente con la dottrina della chiesa».
In realtà, parlando a Superiori di Istituzioni anche educative, Francesco aveva detto che: la formazione «deve essere all’altezza delle persone che educa, deve interrogarsi su come annunciare Gesù Cristo ad una generazione che cambia… La percentuale dei ragazzi che studiano nelle scuole e che hanno i genitori separati è elevatissima… Ricordo il caso di una bambina molto triste che alla fine confidò alla maestra il motivo del suo stato d’animo: “La fidanzata di mia madre non mi vuol bene”». Le coppie omosessuali «oggi pongono nuove sfide che per noi a volte sono persino difficili da comprendere… Bisogna stare attenti a non somministrare un vaccino contro la fede» a questi ragazzi. Considerazioni, dunque, sull’educazione, con particolare attenzione ai figli di coppie anche omosessuali. Nessun giudizio su di esse. Solo la costatazione dei problemi educativi che pongono qualora abbiano figli. Problema già vivo in Bergoglio vescovo, com’è documentato nel volumetto “Il cielo e la terra”. L’odierno avvertimento di «non somministrare vaccini contro la fede» traduce bene quanto allora diceva al rabbino col quale stava dialogando: «Occorre guardare i casi dei bambini che vivono in certi istituti dove si fa di tutto eccetto che recuperarli». Ed aggiungeva, riferendosi a chi sostiene che per un bambino sia meglio crescere in una coppia omosessuale che in un orfanotrofio: «Va da sé che nessuna delle due situazioni è ottimale», rimanendo, però, dell’idea che se alla coppia gay «si dà accesso all’adozione, ciò implica il rischio di danneggiare i bambini».
Il dialogo sopra richiamato offre materia per meglio capire il pensiero di Francesco sulle unioni omosessuali. «Non ho mai parlato di omosessuali né ho usato termini dispregiativi nei loro confronti… L’omosessualità è sempre esistita, ma non era mai successo che si cercasse di darle lo stesso status del matrimonio, cosa che giudico un disvalore e un regresso antropologico». Per questo la chiesa lo contrasta e lui, come presidente dei vescovi argentini, si era opposto alla legge che lo ratificava e con l’aggiunta del diritto all’adozione. Dunque, per Francesco il problema non è l’omosessualità – «Chi sono io per giudicare?» – ma il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Su questo non ha tentennamenti – «Sono figlio della chiesa!» – né ha mai dato spazio a fraintendimenti. Comprensione, rispetto e misericordia non intaccano la sua piena adesione alla dottrina tradizionale. Posizione che potrebbe essere presto messa alla prova se, come sembra, il governo affronterà nuovamente il problema delle unioni gay. Se per lui la vera questione è il «matrimonio gay», non potrà opporsi ad altre forme normative né affidare il compito di contrastarle ad un episcopato che le ha sempre avversate entrando direttamente nel gioco politico. Altro è manifestare le proprie convinzioni, altro agire politicamente. E Francesco ha dichiarato solennemente che, lui pontefice, la chiesa non farà mai politica.

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