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lunedì, 15 Luglio 2024

Fedez e il facile conformismo

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

Bello, giusto, bravo, coraggioso, intrepido. Un autentico coup de theatre. Cinque minuti di denuncia in un mare di legittimi business da influencer. Fedez ha attivato un vero colpo scenico, avallato dalle manifeste censure e perplessità dei vertici Rai.

Più che censure si trattava di preoccupazioni per una messa in accusa di persone con criteri soggettivi che mettevano evidentemente in croce un solo partito. Non per esempio “Fratelli d’Italia”, che sul tema diritti dei Gay non sembra così all’avanguardia.

E evidente che oggi l’informazione ,la comunicazione, la pubblicità efficace non passi più su giornali, libri e sono in calo anche i talk show televisivi), mentre hanno sempre più peso le dirette fb, (Caso Scanzi), webinar e quei gruppi fb che, se ben guidati, non diventano sfogatoi di massa.

Nessuno ci ha fatto caso ma i cosiddetti blog, che andavano di moda anni fa, ora sono spariti da citazioni e  dibattiti.

Bello l’aver messo la questione dei diritti e della dignità del mondo omosessuale in primo piano. In realtà su tutte le reti vi è uno strabordare di presenze gay, in tv e nell’arte e ci mancherebbe. Sono i gay che ce l hanno fatta. Quelli del giro giusto. Raffinati e occasionalmente con qualche atteggiamento da checca di lusso che fa audience.  Tuttavia nella nostra società permangono, diffusi e difficili da sradicare, atteggiamenti figli di retaggi millenari che vedono nel gay una sciagura, un’anomalia.   Ci sono religioni e sette per le quali un gay è “un malato”,con autorevoli guide spirituali che parlano del Covid come una punizione divina per la tolleranza verso l’omosessualità. (E fa sorridere quando queste barbute guide, in contatto con il parere di Dio per telefono, dopo questi proclami si sono dovuti ricoverare per il Covid). Per non parlare dei luoghi dove ancora essere diverso può significare la pena di morte.  Paesi in cui l’omosessualità è quanto mai presente e dove di solito la donna risulta  ancora spesso al pari di un animale domestico. 

Non ho certo simpatie per la Lega e tanto meno per queste derive più pecorecce da bar che da analisi socio politica impossibile per persone spesso grezze e ignoranti che tuttavia hanno il loro peso. Da queste battute derivano atteggiamenti minacce che purtroppo interessano spesso giovani e giovanissimi allo sbando e senza guide.  Senza un prete, una sezione di partito e senza aver mai aver letto un giornale. Basta la diretta fb o qualche fake a scatenare la violenza.

Dopo tutto i protocolli di Sion (che erano dei falsi) hanno giustificato il massacro e l’odio verso gli ebrei padroni del mondo. Oggi grazie alle fake passano delle bufale incredibili. E non puoi nemmeno scrivere che in India stia crescendo in modo esponenziale il Covid che viene commentato come terrorista mediatico sanitario. 

Molto meglio Papa Francesco che, invece di attaccare chi lancia offese e volgarità verso il mondo gay, apre le braccia al mondo dei divorziati e degli omosessuali. “Chi sono io per giudicarli?”.

Fedez nell appuntamento del concertone del Primo maggio (davvero bello qualitativamente) ha poi cantato benissimo. Il suo messaggio da bravo influencer è stato molto efficace. come la comunicazione che l’ha preceduto sui social. Impossibile non saperlo. Certo ha tirato un gran sasso in piccionaia. Ma da quanto tempo tanti personaggi, più o meno famosi, hanno presentano in tutti i modi denunce mentre non si fermano i casi di ragazzi che per le loro scelte sessuali  sono umiliati o non accettati in famiglia (che è la cosa peggiore). Ragazzi, spesso giovanissimi, che si sono anche tolti la vita per il bullismo o la repressione familiare.

Con questo Fedez ha fatto bene come  nuovo comunicatore nell’era dell’algoritmo. Un loro minuto vale più di mille articoli, libri, interventi e dibattiti. Ma, se mi permettete, resta sempre più un influencer che sa studiare le sue mosse in termini di impatto mediatico e efficacia. Passando anche per vittima del sistema. In ogni caso ha fatto bene e ha dato forza a chi si oppone a questa diffusa barbarie discriminatoria che ci allontana dall’Europa. Non importa se il gatto sia rosso o nero basta che mangi il topo.  

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