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venerdì, 14 Agosto 2020

Enzo Lavolta “Lavoro, lavoro e lavoro: queste le priorità per Torino”

Dimensione territoriale, opportunità e competenze al centro del rilancio della città

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Enzo Lavolta ha dichiarato la disponibilità a metterci la faccia, le idee e il fisico: correrà alle primarie e si candida a Sindaco nel 2021. Esponente del Partito Democratico, già assessore all’ambiente della Giunta Fassino, oggi vicepresidente del Consiglio comunale, fa il consulente del lavoro, ha uno studio con dei dipendenti, una forte professionalità individuale, autonomo con esperienza amministrativa.

Chi glielo fa fare a caricarsi della responsabilità di una città con un patrimonio economico ridotto all’osso e indebitata? 
Proprio perché la condizione sociale della nostra città unitamente alla difficoltà di cassa strutturale dell’amministrazione sono particolarmente complesse credo di poter mettere i miei vent’anni di “praticantato” in seno all’amministrazione a disposizione. In qualche modo l’esperienza deve essere spesa, messa a frutto. 

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Insomma, lei si sente pronto…
Forse è vero quanto dice: nessuno lavorando in ambito privato, dotato di buon senso probabilmente immaginerebbe di avventurarsi in una cosa del genere, conoscendo le regole di ingaggio di un sindaco e le sue responsabilità con l’esposizione spesso anche personale e implicazioni anche in termini di attenzione da parte di chi giustamente pretende legalità e trasparenza nell’amministrazione. Lo può fare chi ha un’esperienza consolidata, comprovata e che vuole spenderla e metterla a disposizione. Lo fa chi ha coraggio, che immagina che questa sia la città nella quale far crescere i propri figli, e ci si vuole impegnare fino in fondo.

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La sua candidatura alle primarie è il tentativo di portare fuori il partito a discutere di nomi? Di dare braccia ad argomenti e idee che in questi mesi sono stati più volte sollecitati?
Penso che debba sempre essere prioritaria la definizione degli obiettivi: chi se ne assume la responsabilità ne è naturalmente interprete ed è il garante del loro raggiungimento. E’ però fondamentale ricordare che il sindaco non lo si fa da solo ma con una squadra. 

Ha già pronto lo slogan? Sarà “Lavolta buona”?
A me non piacciono gli slogan, possono essere utili a vincere le campagne elettorali ma niente di più. Per il futuro di Torino è necessario stabilire le priorità. Sono tre e gliele dico nell’ordine: lavoro, lavoro, lavoro. Questo deve essere il centro della nostra visione. In questi mesi nei vari incontri con i tanti laboratori che si sono proposti, si è creata una cornice di riferimento sufficientemente chiara, che è sintetizzabile con un acronimo, Torino doc. Dimensione, opportunità e competenza. 

Cosa intende per dimensione?
La dimensione fa riferimento al territorio: non possiamo immaginare Torino come una capitale europea se la si considera chiusa entro la cinta daziaria. Diventa confrontabile alle altre quando ha una dimensione di riferimento che include almeno i comuni confinanti. Oggi sfuggono le differenze con i comuni della prima cintura torinese ed è impensabile immaginare che le politiche non siano di area vasta che si parli di rifiuti, di acqua, di mobilità. L’emergenza Covid ce lo ha messo particolarmente in evidenza. 

L’acronimo comprende le opportunità. All’attuale amministrazione è sempre stato imputata l’incapacità di coglierle, con lungimiranza ma di lasciarle andare, per timore. Lei è della stessa idea?
Cinque anni di amministrazione Appendino hanno messo in evidenza il fatto che non si è voluto investire sulle opportunità. La sindaca aveva a disposizione una cassetta degli attrezzi importante, penso ad esempio all’Energy Center, la casa europea dell’energia per praticare trasferimento tecnologico. Quell’edificio avrebbe potuto contenere il Centro Ricerca Europeo dell’energia, ma non ci si è creduto ed è un peccato; nella stessa cassetta degli attrezzi Appendino aveva l’Authority dei trasporti. Beninteso, cose ereditate da chi c’era prima di lei. Entrare in una fase in cui si discute della nuova mobilità post-Covid senza utilizzare questo strumento importante che dovrebbe essere un punto di riferimento nazionale, lo trovo particolarmente inefficiente. Sono tanti gli strumenti di pianificazione nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti, nella pianificazione ad esempio sulla energia e su tutte quelle che sono le dimensioni di area vasta che questa amministrazione ha sciupato. 

Le opportunità di cui parla sono anche occasioni per creare lavoro?
Certo. Ad esempio non possiamo pensare che la città universitaria sia solo quella che forma gli studenti; deve essere in grado di offrire opportunità di occupazione. Storicamente Torino è sempre stata riconosciuta come un luogo dove trovare lavoro. Il fatto che la maggior parte degli studenti finito il ciclo di studi vada via, è una ferita che in qualche modo dobbiamo rimarginare. 

Sono le stesse opportunità che si trasformano nella competenza, che poi è il terzo componente dell’acronimo da lei presentato?
Un politico, un sindaco, un’amministrazione devono riuscire a far connettere le competenze tra loro, in una città in cui queste a volte sembrano che si debbano vergognare di essere tali. Abbiamo un distretto importantissimo che è quello dell’aerospazio, dove sono impiegate migliaia di persone. E’ un centro di eccellenza riconosciuto più a livello internazionale che a livello nazionale. Un sindaco dovrebbe battere i pugni sul tavolo e pretendere il riconoscimento consapevole di quelle straordinarie eccellenza che è il distretto dell’aerospazio torinese. La sindaca non lo fa. L’aerospazio, così come l’automotive, come l’energia sono dei settori fondamentali per il nostro territorio. Le competenze sono anche quelle diffuse che in qualche modo in questa fase vogliono contribuire a definire degli obiettivi strategici per il nostro territorio. 

La campagna elettorale si aprirà in autunno. Sarà una stagione complessa, per una crisi economica e sociale minacciosa. Rischia di pesare sui vostri contenuti?
Il Partito Democratico a livello nazionale sta facendo bene nel definire gli obiettivi strategici nel prossimo futuro nel sistema Paese. Quello che manca, perché nessuno può segnarlo con forza, é il contributo che può dare Torino nella definizione di un piano industriale per il nostro sistema Paese. 
Penso che un sindaco debba innanzi tutto rappresentare a Roma Torino per quello che è, e offrire il contributo più significativo nella definizione del piano industriale dell’Italia. 

Torino città del lavoro deve riscattarsi al cospetto nazionale?
Sul nostro territorio albergano competenze indispensabili e che ci invidiano in tutto il mondo. E’ sciocco non valorizzarle agli occhi di un dossier nazionale che immagina il futuro industriale del nostro Paese. Quello che è mancato fino adesso è stato un piano industriale, per l’Italia e per il Piemonte. Nel momento in cui questo va a comporsi l’essere silenti, non presentare gli sforzi di questo territorio è il modo peggiore per affrontare il prossimo autunno e soprattutto i prossimi anni.

Parlando di crisi, spicca quella della Embraco. Il Governo ha fatto tutto il possibile o restavano dei margini?
Condivido il disappunto, la rabbia e la delusione dei lavoratori della ex-Embraco. Il Ministro Patuanelli li convochi, sono ormai stremati, chieda a al gruppo internazionale che ha manifestato interesse ad investire di mostrare le carte, allontani avventurieri e predatori. E’ molto grave che ciò non sia stato fatto. Le istituzioni devono essere garanti del necessario processo di reindustrializzazione. Serve una assunzione di responsabilità. Serve restituire dignità ai lavoratori. Torino può dare un contributo al necessario piano industriale del nostro Paese ed essere protagonista di un nuovo Green New Deal. Il soggetto economico che ha manifestato interesse è un colosso che realizza tra l’altro pannelli fotovoltaici: perchè non immaginare Embraco in un futuro con un soggetto capace di produrre anche sul nostro territorio questo importante asset nell’ambito della sostenibilità energetica. 

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