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mercoledì, 30 Novembre 2022

Diffidiamo con il Daspo i nostri politici teppisti

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Mani in faccia, pugni e schiaffi. Insulti e occupazioni. Altro che curve italiane. Il Parlamento riesce a superare ogni atteggiamento ultras. Li osservi in televisione o grazie allo streaming della rete mentre sfogano carichi di odio le loro peggiori pulsioni.
Pagati dal popolo italiano per azzuffarsi, lanciarsi epiteti sessisti, il nome della loro democrazia che è ben lontana del vero significato di questa parola.
La rissa corre lungo il Trasatlantico, nelle sale stampa o tra i banchi della Camera.
Non si capisce per chi si picchino questi incravattati signori che sostengono di fare tutto questo per noi.
Se il popolo, che loro continuano a dire di rappresentare, fuori da quei palazzi facesse solo un terzo di quello che oggi i nostri deputati stanno facendo, ci sarebbero denunce, cariche della polizia e arresti.
Invece tra picchi di ignoranza, dove il “Boia chi molla” fascista diventa una frase che la storia non ha compreso e che nella realtà bisogna dargli un certo valore, e l’infantile scambio di accuse “è stato lui, mamma, a colpirmi”, i nostri eroi diventano un pessimo spettacolo di cui vergognarsi, se non avessimo altri problemi a cui pensare. Ad esempio come arrivare alla fine del mese, pagare un mutuo, un affitto o come dar da mangiare ai nostri figli e a noi stessi.
Tornando al paragone con le curve c’è da ricordarsi che per meno, un innocuo fumogeno acceso, ragazzi sono stati allontanati dagli stadi con tanto di Daspo, diffida con obbligo di firma.
Beh non sarebbe male che la stessa pena venisse applicata ai “nostri” deputati. Un bel cinque anni lontani dal Parlamento. Senza stipendio naturalmente.
Come dire se vogliono giocare a fare i teppisti, lo facciano fino in fondo, accettandone le conseguenze.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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