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sabato, 20 Luglio 2024

Così la pandemia ha cambiato il modo di fare welfare aziendale

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Dopo la pandemia si è verificato un fenomeno molto diffuso in Italia in ambito lavorativo, ma anche in altri paesi: le dimissioni volontarie soprattutto di giovani under 35.

Da dove nasce questa tendenza? I motivi sono da ricercare nel desiderio di un’occupazione più stabile, uno stipendio più remunerativo, migliori opportunità di carriera ed una maggiore serenità sul posto di lavoro.

Un fenomeno che ha spinto le aziende a prestare maggiore attenzione al welfare aziendale, vale a dire il benessere personale dei dipendenti anche al di fuori del posto di lavoro.

Adottando strategie per migliorare il benessere in azienda, le varie attività possono conseguire una serie di benefici tangibili.

Innanzitutto una maggiore soddisfazione dei collaboratori, che si legano maggiormente all’azienda per la quale lavorano e risultano più produttivi grazie ad un clima lavorativo sereno e disteso.

Secondariamente le aziende riducono i livelli di assenteismo e hanno una maggiore possibilità di trattenere ed attirare i migliori talenti in circolazione.

Quali sono i principali strumenti di welfare aziendale e come sceglierli? Tra i più apprezzati ci sono i buoni spesa, i buoni shopping ed i buoni carburante.

Grazie a questi benefit i dipendenti non vanno a toccare il loro stipendio, quindi vedono crescere il loro potere d’acquisto.

Ci sono poi tanti altri servizi per favorire il benessere dei collaboratori, che comprendono viaggi, cultura, mutui, trasporto pubblico, salute, previdenza, istruzione, assistenza familiare e tanti altri ancora.

In seguito ad una recente ricerca sono stati intervistati i dipendenti ed i titolari delle attività, per comprendere come sta cambiando il welfare aziendale e quali sono i servizi maggiormente richiesti.

L’85% dei collaboratori gradirebbe più servizi a beneficio della conciliazione tra impegni lavorativi e familiari. Percentuale che sale oltre il 90% per i dirigenti, che hanno maggiori responsabilità e quindi meno tempo a disposizione per la famiglia e per loro stessi.

In tale contesto si sta diffondendo sempre di più lo smart working, una pratica che consente ai dipendenti di gestire con maggiore flessibilità il tempo a disposizione, assolvendo tanto ai compiti lavorativi che a quelli familiari.

Almeno 3 persone su 4 gradirebbero avere dalla propria azienda maggiore supporto da un punto di vista informativo per affrontare le problematiche legate alla sfera sociale.

L’indagine ha intervistato anche 65 responsabili HR in rappresentanza delle aziende. Buona parte degli intervistati è convinta che il welfare aziendale continuerà a ricoprire un ruolo centrale in tutta la vita aziendale negli anni futuri, soprattutto nel rapporto con i collaboratori.

I responsabili HR ritengono che le prestazioni più importanti, per i dipendenti, sono quelle relative alla sfera sociale e nello specifico alla salute personale, alla protezione dal rischio di autosufficienza, all’assistenza e alla cura dei figli o di un parente non autosufficiente.

Altro tema importante è l’informazione corretta nei confronti dei collaboratori sui benefici a loro disposizione e sulle modalità di accesso e di fruizione.

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