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venerdì, 29 Maggio 2020

Come le nebbie del Po svaniscono le illusioni

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Scritto da Reverendo

Poco più di tre anni sono bastati a dare il definitivo colpo di grazia al parco del Valentino. Se, infatti, è vero che i problemi nascono da lontano, dall’abbandono di Torino Esposizioni, voluto e pianificato dalle precedenti amministrazioni per mettere la Città nelle mani dell’unico centro espositivo del Lingotto, e dunque di GL, è altrettanto vero che mai come in questi anni si è potuto vedere un perfetto equilibrio tra incompetenza, ideologia, sciatterie e sudditanza (pure psicologica) della Città nei confronti degli altri Enti. Ma andiamo per ordine.

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Del complesso espositivo credo ci sia poco da dire. Qualunque Città avrebbe pensato o a gestire direttamente il complesso espositivo o a trovare un imprenditore in grado di valorizzarlo, creando così una sana concorrenza con il Lingotto. Ma si è preferita la soluzione che è sotto gli occhi di tutti. I locali dell’ex “Rotonda del Valentino” sono ormai abbandonati da anni e pure i locali del Teatro Nuovo e dell’attuale Liceo Coreutico corrono il medesimo rischio. Non si sa perché al Liceo Coreutico sia richiesto il pagamento di 50.000 euro di affitto all’anno, che ovviamente ha difficoltà a garantire, soprattutto in presenza di un edificio che avrebbe bisogno di importanti interventi manutentivi, mentre il teatro Astra in perfette condizioni è concesso gratuitamente. Ma questi sono misteri comunali irrisolvibili pure per la Giovanna D’Arco de noantri.

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Sulla discoteca ex Cacao molto si è scritto, ma come sempre si è preferito il gossip ad una ponderata analisi dei fatti e delle conseguenze. La Città di Torino percepiva dall’attività del Cacao circa 150.000 euro all’anno di affitto; tanti? pochi? questo era l’esito del bando che lo aveva assegnato a quel gestore. Inoltre, come esternalità positive, il bene era manutenuto, vigilato da eventuali occupazioni e ogni fine settimana consentiva a migliaia di giovani di divertirsi senza andare ad intasare altre zone di Torino, come San Salvario o Santa Giulia, che hanno già i loro problemi. Questo il dato iniziale. Al netto dei cosiddetti “abusi” (si trattava sostanzialmente dei servizi igienici…! che per una questione meramente burocratica non erano stati accatastati), la Città ha preferito fare il contrario di ciò che ciascuno di noi avrebbe fatto.

Per seguire le lusinghe del Politecnico, che avrebbe dovuto realizzare meraviglie con aule sotterranee per studenti talpe, e per non correre alcun rischio hanno fatto deflagrare il problema. L’effetto è stato un locale distrutto, 150.000 euro in meno nelle casse comunali, alcuni posti di lavoro cancellati e migliaia di giovani in più in aree già congestionate. Ma d’altronde “se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare”, scriveva già un modesto romanziere di inizio ottocento. Ovviamente il Politecnico non vuole saperne di prendersi in carico il bene per il momento.

Per carità di patria tralasciamo le vicende della biblioteca fantasma, per la quale non esiste neanche un progetto e che prima di poterlo realizzare bisognerebbe spiegare perché la Città ha pagato milioni di euro il progetto dell’architetto Bellini per la nuova biblioteca e lo custodisce gelosamente nel cassetto.

Ci sono poi i noti problemi al Circolo della Scherma, problemi all’Armida, problemi al Fluido, ah no quelli non ci sono più, sono andati recentemente in fumo.

Il Borgo Medievale è l’ombra di sé stesso, se il buon D’Andrade avesse saputo con quanta sciatteria sarebbe stato gestito credo l’avrebbe proposto come poligono di esercitazione per gli obici del regio esercito.

La Promotrice delle Belle arti fa ciò che può. Con qualche mostra di altissimo valore culturale, ricordiamo tra le tante “The art of brick” conclusasi a febbraio 2019 nella quale si potevano usare i mattoncini LEGO per laboratori artistici, cerca di sopravvivere in un contesto non sicuramente accogliente.

Ma la ciliegina sulla torta di questa esplosiva miscela è stata l’espulsione del Salone dell’Auto con le alte motivazioni di tutela del parco stesso. Abbiamo assistito lo scorso anno ad una riedizione di una famosa scena del film “Il Marchese del Grillo” con la sindaca, nei panni di Pio VII, che raduna attorno a sé tutta la sua giunta e maggioranza, le quali, così come i nobili convocati al Quirinale dal Papa, garantiscono una linea di difesa “fino all’estremo sacrifizio”. Si inizia col Principe Marcello di Valmontone, valoroso e vigoroso, fino al Marchese del Grillo.

Sono certo che dovremo aspettare che passi ancora quest’anno, poi ci sarà la campagna elettorale. Consiglio vivamente a coloro che si vorranno candidare di studiare a fondo ciò che è accaduto al Valentino e di usarlo come modello di ciò che non si deve fare, ma anche di come agire concretamente per fare uscire la Città dalle sabbie mobili nelle quali è ormai saldamente sprofondata da tre anni. Un nuovo progetto complessivo per il Parco può essere il banco di prova di chi vorrà misurarsi con l’amministrazione di Torino, ruolo sempre più complesso e privo di gratificazioni.

Se si vorrà ancora una volta rispondere con slogan e illusioni magari si acchiapperà qualche voto, ma alla fine anche queste nuove promesse svaniranno lasciando un deserto di abbandono e di microcriminalità.

“Hanno fatto un deserto che loro lo chiamano tutela del bene pubblico”.

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