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venerdì, 4 Dicembre 2020

Circoscrizione 6: contro i preconcetti per una nuova identità collettiva

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Torino, 15 novembre studenti assediano le banche

Torino: studenti in piazza in assedio alle banche. Tensione con la polizia che accenna ad una carica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

Il territorio è caratteristico per differenze che rafforzano le identità. La circoscrizione 6 è composta da Barriera di Milano, Regio Parco, Barca Bertolla, Rebaudengo, Falchera e Villaretto. Quasi 107mila abitanti. 

Quartieri che hanno ciascuno la propria storia, la propria gente con le proprie tradizioni: un forte orgoglio di appartenenza che caratterizza tutto il territorio e i suoi abitanti che merita un viaggio di approfondimento, per andare oltre a quei luoghi comuni dettati dal passato che spesso impediscono una visione di insieme più profonda.

Da corso Novara verso nord, la Circoscrizione 6 corre lungo il perimetro del cimitero monumentale, corso Regio Parco, fino a immettersi nell’incontro con via Bologna; si risale dal ponte che va verso Settimo e San Mauro torinese, per abbracciare i quartieri di Barca e Bertolla. E’ della sei tutto il territorio su cui poggia l’Iveco fino a corso Romania, la rotonda della Sfinge e corso Vercelli con Pietra Alta, fino a via Cigna, corso Novara, nella zona dei grandi centri commerciali e della riqualificazione urbana.

Il quartiere più popoloso e esteso è Barriera di Milano che si mescola alla parte di Regio Parco, la zona della Manifattura Tabacchi che costeggia via Bologna, con il borgo storico dei manifatturieri. La maggior parte dell’immigrazione che arrivò negli anni del boom economico è concentrata qui e giunge dal sud Italia. La maggioranza è pugliese e ad essa si devono la costituzione di piazza Cerignola e piazza Foroni. “Barriera di Milano ci caratterizza anche a livello di identità – dice Carlotta Salerno, presidente della Circoscrizione – . Barriera di Milano è sempre stato un laboratorio, luogo di sperimentazione, dove nascono le nuove progettualità, perché il terreno è fertile, è giovane, ed è uno dei pochi quartieri in città che non ha bassa natalità”

Falchera è come un paese a parte. Gli stessi falcheresi si sentono così, cittadini di un nucleo indipendente e quando vanno verso il centro dicono “andiamo a Torino”.“Accade, anche se noi cerchiamo di far superare questa visione perché sono a tutti gli effetti parte di Torino – dice Salerno –. Ma lo favorisce ad esempio il fatto che siano geograficamente staccati, perché in Falchera devi andare apposta, non ci passi per caso. Una dimensione che viene dal nucleo centrale che arriva dagli anni ’50, la parte vecchia, ha consentito al quartiere di costruire nel tempo una forte identità. I falcheresi si sentono tali”

C’è una parte adiacente a Falchera che è Villaretto: era il borgo dei mulini e dei mugnai, poco abitato ma molto affascinante e immerso nel verde con potenzialità che andrebbero sfruttate meglio. Oggi, grazie all’impegno civico dei cittadini, comincia ad essere considerato come merita. 

Ci sono poi Barca e Bertolla. Bertolla era il quartiere dei lavandai, e oggi a sostegno della memoria c’è il gruppo storico dei lavandai, composto da persone che rievocano le tradizioni e i costumi: “Per certi versi i quartieri sono la porta di Settimo e San Mauro, e hanno la caratteristica residenziale di avere molto verde – sottolinea la presidente – . Hanno i fiumi, le casette basse, molte con giardino, viene quindi offerta una dimensione molto gradevole. E’ un quartiere che ha una sua dimensione identitaria consistente che va mantenuta e difesa”.

Un altro quartiere che è Pietra Alta che non è citato nelle cartine e, sorride Salerno: “I residenti se ne dispiacciono profondamente, perché vorrebbero vedere riconosciuto il loro territorio proprio per il forte spirito di appartenenza che sentono nei confronti della zona che vivono. Anche in in questo ultimo decentramento, così com’è stato deciso nella riunione di qualche giorno fa, non è previsto”. Pietra Alta è la striscia che accede alla Falchera. La sei è un luogo di identità fortissime. Il senso di appartenenza non manca di certo.

Fragilità pregresse esasperate dal Covid

Alcune situazioni di fragilità si sono aggravate in seguito al lockdown, “le persone spesso lavoravano in nero, alimentando l’economia del sommerso – osserva la presidente – e esse rappresentano una percentuale importante sui nostri quartieri più deboli. Sono in stato di sofferenza e non si sono riprese, perché in alcuni casi dopo il primo lockdown c’era stato un momento di respiro ma la finestra è stata troppo breve, la ricaduta è stata peggiore”. Difficoltà di relazione esasperate dalla situazione abitativa di molte famiglie che si sono scontrate con povertà improvvisa e carenza di opportunità. “Ci sono famiglie numerose, costrette dal lockdown in pochi metri quadrati, che non sapevano come portare avanti avanti la didattica a distanza perché non avevano i device, o seri problemi con la connessione internet. Se si hanno tre o quattro figli si devono avere spazi e possibilità di farli connettere per seguire ciascuno le proprie lezioni. Molto spesso impossibile. “Su questo le scuole hanno dato un grande aiuto e sono state la nostra risorsa più grande, hanno fornito gli strumenti per aiutare i ragazzi con difficoltà tecniche, trovando soluzioni diverse per poter stare vicini agli studenti anche se fisicamente lontani”

Circoscrizione e associazioni

Abbiamo fatto sistema, cercando di dipanare la matassa affinché venisse evitata la dispersione delle risorse, e perché le persone potessero avervi accesso – spiega ancora Salerno – . Abbiamo cercato di attivare percorsi paralleli, ad esempio uno sportello psicologico, in call o via telefono in modo del tutto gratuito, perchè ci siamo resi conto del grande impatto sulle persone di un periodo delicato. Stiamo cercando di capire come lavorare concretamente nell’ambito delle competenze circoscrizionali su alcune progettualità o su ambiti che diano una prospettiva concreta al territorio”.

Un sistema che è diventato la rete che ha potuto far da collettore tra fragilità e opportunità. Un tesoro inestimabile “Barriera di Milano è la parte più nota ma anche gli altri quartieri hanno un associazionismo molto alto – specifica Salerno –  dalle parrocchie alle moschee, all’associazionismo laico, dai comitati spontanei: abbiamo avuto una grande risposta di volontariato e di solidarietà”

Lockdown a Barriera: il mutuo aiuto ha disinnescato bombe sociali. La Casa del Quartiere

L’esempio di solidarietà, empatia, affabilità e capacità di rispondere con prontezza “tutti insieme” ai bisogni del territorio è nella natura della Casa del quartiere di Barriera di via Agliè. Prima della pandemia al centro c’era l’offerta socio culturale di un quartiere vivace, pronto al confronto e all’accoglienza. Il Covid ha stravolto non solo il tessuto cittadino ma ha obbligato i volontari a guardarsi intorno e a trovare puntuali e tempestivi una risposta.

Nel periodo del primo lockdown abbiamo distribuito pacchi alimentari a duemila famiglie – dice Erica Mattarella, responsabile della Casa – . La solidarietà è stata la nuova chiave di lettura di Barriera. Casa del Quartiere è un luogo di partecipazione civica e attiva, dove ci si presenta per proporre attività e farle insieme. Raggruppiamo tanti gruppi informali, tanti cittadini che vogliono mettere a disposizione del tempo, che organizzano corsi o attività di sportello. Si conoscono persone nuove. Abbiamo uno spazio fisico non è mai stata una prigione ma anzi la finestra su un mondo intero”. 

Il Covid, il mondo ha bussato prepotentemente alla porta della Casa del Quartiere, obbligando a cambiare immediatamente focus sulla realtà che chiedeva urgente nuove risposte a bisogni urgenti.

La circoscrizione e la città ci hanno chiesto di attivarci per un perso di supporto e solidarietà per coloro che stavano subendo profondo affanno per la situazione Covid. Questo molto prima che entrasse in vigore il primo decreto – racconta Mattarella – . Si proponeva di distribuire del cibo e per noi era la prima volta, perché non avevamo mai fatto attività di banco alimentare. Dopo esserci confrontati al nostro interno, la disponibilità emersa è stata massima. Avevamo una rete da attivare, uno spazio fisico e questo era positivo perchè poteva essere l’occasione per conoscere persone in difficoltà, fragili, che non erano state intercettate prima che quindi potevano essere aiutate e coinvolte in un futuro quotidiano nelle nostre attività”. Solitudine, mancate relazioni, genitori in difficoltà con la convivenza improvvisamente molto più intensa con i figli, anche piccoli.

Abbiamo chiamato tutte le realtà territoriali con le quali collaboriamo e che si occupano di persone in difficoltà, e ci siamo confrontati sulle segnalazioni. La prima distribuzione del cibo l’abbiamo fatta il 23 di marzo. Abbiamo processato quasi duemila domande. Ne abbiamo ora in carico un migliaio che sono rimaste attive, sono persone per le quali in pratica il lockdown non è mai finito: anche coloro che lavoravano in nero e che ora non hanno ricominciato perché chi dava l’occupazione sommersa non si fida più e ha paura” precisa ancora la presidente della Casa del Quartiere di via Agliè. E sui luoghi comuni che stringono Barriera di Milano, dipingendola ancora come la si può vedere nelle cartoline in bianco e nero degli anni settanta, risponde con forze, anche correndo il rischio di essere provocatoria “Questo quartiere ha un problema con la sua memoria: è sempre stato raccontato come il quartiere operaio, delle lotte partigiane. Tutta questa retorica continua non è più nostra: molte fabbriche non esistono più, alcune hanno lasciato spazio ai supermercati. Ci hanno sempre raccontato una realtà che non abbiamo mai vissuto raccontando un’identità che non è nostra. Che non la si rifiuta certo”. Ed è qui che la pandemia restituisce, all’attuale Barriera, la sua vera identità “Il Covid ha tirato fuori la solidarietà di tutti, dal macellaio che non dà resto sotto i cinquanta centesimi perché li devolve a chi ha più bisogno, al negoziante che offre la merce. E’ il meccanismo di tenuta che mi ha spinto a dirmi “ecco questa è l’eredità che abbiamo, questi siamo noi”. Un quartiere che quando si ha bisogno attiva efficaci pratiche di mutuo aiuto. “Si scommetteva che a Barriera sarebbe esplosa la rivolta sociale e così non è stato. C’è troppo luogo comune intorno a noi: non ci sono state bombe sociali perché il tessuto, grazie alla solidarietà, ha tenuto. C’erano persone che dividevano il pacco alimentare con chi abitava a fianco a loro, perché aveva timore a telefonare, perché si vergognava”.

Riqualificazione contro il degrado e l’insicurezza

ecuperati i campetti nella zona di Pietra alta: un ex campo sportivo che era completamente abbandonato, ora è diventato ad accesso libero, e si gioca a basket, tennis, pallavolo, ping pong. Proprio difronte c’è il liceo Giordano Bruno, che è salito sul podio della classifica Eduscopio della Fondazione Agnelli per essere uno tra gli istituti migliori. Ospita quasi 1500 studenti, accolti tra l’area nord e i comuni limitrofi. Tutti gli studenti della scuola, e non solo loro, hanno ora questo polmone verde a disposizione. 

Abbiamo cercato di intervenire sul verde in modo corposo, dedicandoci più risorse di quelle che avevamo, attingendo anche a quelle di altre commissioni perché secondo noi, l’impatto dei cittadini del decoro urbano è fondamentale per la percezione della sicurezza: l’erba alta, la selva non rendono giustizia e danno un aspetto negativoQuando abbiamo firmato con il prefetto il protocollo di sicurezza integrata, sottolineavamo che ciascuno deve fare un pezzo. Le forze dell’ordine fanno il loro importantissimo lavoro ma la sicurezza è data da tanti elementi”, spiega la presidente Salerno.Tra questi ci sono il degrado e il decoro urbano, soprattutto sui giochi per bambini: il tempo di ripararli, e sono di nuovo danneggiati. 

Riqualificazione con la collaborazione dell’amministrazione centrale dell’area dei laghetti Falchera, la più grande area verde dopo la Pellerina, la circoscrizione si occupa in particolar modo degli orti urbani, sono 120 sul territorio: sono partecipatissimi, curati dai cittadini, c’è un orto sociale che ospita la sperimentazione di una coltura con un metodo nuovo: l’idroponica. Per Salerno, è’ altissimo il valore della creazione di comunità e di sostegno che hanno gli orti “sia per la possibilità di avere un’attività da svolgere, sia come piccola economia di sostegno, sia come possibilità di fare relazione, sia nella possibilità di fare presidio. Gli orti urbani sono adiacenti al parco, e avere gli ortolani che nel periodo del lockdown potevano fare attività, ha permesso di mantenere sempre un controllo sul parco affinché venisse mantenuta una vitalità positiva”

Immigrazione al 36 per cento: “fa più rumore un albero che cade della foresta che cresce”

La presenza di stranieri si attesta secondo le statistiche ufficiali intorno al 36 per cento, ma i numeri potrebbero essere più alti. “È una convivenza che non possiamo negare sia complicata e difficile, perché vale la logica per cui fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Le persone che delinquono sono decisamente più evidenti rispetto alle persone, tante che lavorano – sottolinea la presidente della circoscrizione – – Le prime rovinano l’immagine di tutte le altre che lavorano seriamente, che mandano i bambini a scuola, che hanno una vita di relazione normale e che cercando quotidianamente di contribuire alla comunità. I primi sono evidenti, sono spesso aggressivi, si sentono in alcuni momenti impuniti”.

Si crea una situazione di insicurezza che inasprisce gli animi, che crea conflitto e che fa sentire le persone in difficoltà. “Le persone che hanno delle reazioni di rabbia o insoddisfazione per la situazione di Barriera, sono persone che hanno vissuto il quartiere, vorrebbero una convivenza serena, passeggiare serenamente, e non possono per la minacciosità, per lo spaccio – conclude Salerno – . L’unico modo per far sì che le varie provenienze dialoghino tra di loro è fermare chi delinque. Solo così si può permettere a chi vive nella legalità e fa la sua parte di mettersi in luce positivamente e di non essere assimilato agli altri”.

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