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venerdì, 22 Gennaio 2021

Circoscrizione 2: la difficoltà di un decentramento riuscito a metà

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Rosanna Caraci
Rosanna Caraci
Giornalista. Si affaccia alla professione nel ’90 nell’emittenza locale e ci resta per quasi vent’anni, segue la cronaca e la politica che presto diventa la sua passione. Prima collaboratrice del deputato Raffaele Costa, poi dell’on. Umberto D’Ottavio. Scrive romanzi, uno dei quali “La Fame di Bianca Neve”.

La nuova Circoscrizione 2 composta da Santa Rita, Mirafiori nord, Mirafiori sud nasce dall’accorpamento della ex circoscrizione 2 e la ex circoscrizione 10 e in questa fusione di territori sta tutta la difficoltà di riuscire a portare a compimento politiche e realizzazioni comuni: territori che non sono contigui ma che sono stati “fusi” amministrativamente. Una fusione che non presenta, ad oggi, quei benefici che probabilmente immaginava chi ha avuto in passato l’idea di unione. Lo sottolinea la presidente della circoscrizione 2 Luisa Bernardini “Non è stato un grande vantaggio, né un grande successo perché se si pensava che unirle potesse voler dire maggiore personale non è stato così, anzi c’è più territorio con meno personale. Se non consideriamo le carenze iniziali, abbiamo avuto pensionamenti, spostamenti che hanno influito certo negativamente sull’area”

La geografia non è d’aiuto

A causare l’insuccesso della fusione delle circoscrizioni di un tempo, ci si mette anche la cartina geografica:“Le due ex circoscrizioni che sono state accorpate non sono contigue territorialmente, perché abbiamo la grande Fiat che di fatto divide in due i territori. A nord la 2, a sud la 10. Non sembra ma questo aspetto è fondamentale per le abitudini dei cittadini – spiega la presidente – Da Mirafiori Sud, un tempo se mancava l’anagrafe andavano in corso Corsica, non in cascina Giaione. Non è di secondaria importanza. La contiguità dei territori dovrebbe essere una caratteristica importante nel momento in cui si pensano di unificare territori diversi”.

La presenza costante dell’ex

Questo è stata una delle cause per cui gli stessi cittadini continuassero a ragionare in termini di ex 10 ed ex 2 anche se la stessa presidente ricorda il lavoro fatto, che ha dato risultati soddisfacenti, per creare una storia comune: “Con un gruppo di volontari che l’ha raccontata in un Ecomuseo. Che sia storia dei libri, quella dei Savoia, ma anche storia sociale: tutta l’area intorno alla Fiat è stata teatro di momenti di rivendicazione sociale importanti che hanno cambiato la fisionomia dei territori, con una evoluzione sociale consistente”.

La ex Circoscrizione 2 è a nord della Fiat, contiene santa Rita e Mirafiori Nord, la parte più a sud è sempre stata conosciuta come “Mirafiori sud”, da quando ci sono state le prime circoscrizioni. Ha sempre avuto uno spazio a sé, una propria identità ma per la prima volta quel territorio ha subito un’unificazione con rapporti tra politiche e cittadini che si sono alterati.

Mirafiori Sud a sua volta ha tre zone che la caratterizzano, via Negarville quartiere operaio, legato alla Fiat, molto popoloso, Borgata Mirafiori intorno alla ex sede della Circoscrizione 10, una connotazione più storica, via Artom case popolari al di là di parco Colonnetti. Sono territori abbastanza diversi tra di loro, tre aree con determinate situazioni economico e sociali che vanno approfondite ciascuna per la sua peculiarità. 

Case popolari a rischio occupazione e perdita del lavoro

Le maggiori sacche di povertà della circoscrizioni si notano nelle case popolari, “sono le aree nelle quali c’è maggior necessità di aiuto e intervento – spiega Bernardini – . Gli edifici di corso Salvemini, via Dina, via Scarsellini sono per esempio tra quelli che subiscono maggiormente occupazioni di alloggi. Questo fenomeno si sta presentando sempre con maggior forza. Ma anche altre povertà, nuove, mai intercettate prima, bussano alla nostra porta e devono essere accolte”.
Sono quelle legate a problemi economici, non solo causati da questo momento di pandemia ma a una crisi del lavoro che da anni morde il quotidiano; ci sono famiglie nelle quali chi provvede alla sopravvivenza perde l’occupazione, e perdendo il reddito ci si appoggia ai genitori. “La nostra Circoscrizione è molto anziana – sottolinea Bernardini – . Gli anziani che sono da supportare a loro volta supportano figli: ci sono nonni che lamentano la necessità di trovare lavoro al figlio, al nipote. Sono povertà difficili da intercettare perché non sono le classiche riconosciute. Alla fine del percorso dell’emergenza Covid si paleseranno in tutta la loro gravità e riusciremo a comprenderne il giusto peso”. “Abbiamo partecipato al call center per la questione dei buoni spesa – aggiunge – e abbiamo certamente percepito un aumento delle necessità: se sia legato al momento o più persistente, ne avremo la certezza soltanto alla fine. Vedremo chi resta sul campo e chi riesce a riprendersi. Il numero delle persone che ha bisogno è indubbiamente maggiore rispetto al passato”. C’è poi un’immigrazione operosa, fatta di famiglie che si sono integrate, ci sono molti rapporti che portano all’organizzazione di momenti di condivisione, interazione e reciproca conoscenza.

Tavoli sociali e stake holder per aggredire il problema

In questi anni di difficoltà, abbiamo usato una metodologia di lavoro che si appoggia sui “tavoli” come costruzione di rete e di territorio con tutte le realtà presenti – dice Bernardini – . E’ un metodo nato molti anni fa, quando le persone e le risorse erano di più. Cerchiamo di mantenere questa metodologia, perché ci permette di mettere a confronto tutti gli attori di territorio, giovani, anziani, minori, e l’insieme ci permette di avere un quadro di come evolvono le situazioni. Ci consente di avere una rete che identifica le esigenze di supporto. Proviamo strumenti di intervento che intercettano le povertà in modo da concepire un supporto operativo” .
I tavoli diventano “antenne di comunità”, lavorando con le scuole per identificare le famiglie fragili che non solo hanno bisogno di supporto economico ma anche sociale, psicologico, di accompagnamento: vengono affiancate ad altre famiglie, per creare una rete solidale, che va al di là delle risposte classiche. La Casa del Parco e Cascina Roccafranca collaborano a questa rete: attraverso queste strutture si cercano modalità per intervenire sul territorio.

Un esempio: la Casa nel parco Colonnetti

Dove c’era asfalto ora c’è un parco. E attività che hanno lentamente ma solidamente modificato il tessuto sociale di quella zona di Mirafiori sud che negli anni ’70 dava spunto per documentari di denuncia, simbolo di degrado e della periferia più lontana dagli occhi dei benpensanti. A distanza di un ventennio, è tutto cambiato: Bruno Manghi, presidente della Fondazione Mirafiori, sottolinea come un cambiamento così radicale abbia richiesto anni di impegno, cominciando dall’abbattimento dei condomini alveare, le torri di via Artom. 

La Casa nel Parco è stata realizzata nel 2010, grazie al Programma di Recupero Urbano di via Artom, di proprietà della Città di Torino. E’ in via Panetti 1, ed è la porta di ingresso del parco Colonnetti. Il progetto con il quale la Fondazione Mirafiori ha ricevuto la struttura in concessione dalla Città, proponeva di trasformare la Casa nel Parco in una risorsa socioculturale e ricreativa per la città e la zona sud di Torino, che potesse sostenere la conoscenza e la frequentazione del Parco contribuendo alla riqualificazione della zona di Via Artom e del quartiere Mirafiori Sud. Lo spazio accoglie e sostiene le associazioni che lavorano nel quartiere di Mirafiori Sud e quelle portatrici di proposte e di risorse in grado di arricchire e stimolare il tessuto socio culturale del territorio.

La Casa nel Parco è un luogo di tutti e per tutti, rispettoso delle differenze di ciascuno e impegnato a rendere la convivenza tra diverse esigenze e identità, generatrice di nuove opportunità. Promuove l’auto-organizzazione delle persone mettendo a disposizione competenze, spazi, idee e risorse perché questa possa realizzarsi.

Con il miglioramento dell’arredo urbano oggi è un esempio di periferia post industriale molto apprezzabile con il suo Parco, il Sangone rivalutato, gli orti generali: c’è stato un grande cambiamento che però non ha inciso su ciò che rende diverse periferie come Mirafiori sud, che conta 36 mila abitanti, ma anche Vallette o Falchera” spiega Bruno Manghi, presidente della Fondazione Mirafiori “Ciò che le diversifica dal resto della città è il fattore demografico, questa è una popolazione composta per la maggior parte da anziani, che ci ha portato a scoprire due priorità: dedicarsi ai bambini, perché diventano strategici”

Una minoranza da curare, insomma, per attrarre in un quartiere dove si vive dignitosamente, dove i servizi non mancano. Ci sono spazi per abitare le periferie, ed è questa la sfida da vincere. “Qui c’è tutto perché le giovani coppie possano viverci e fare figli: gli alloggi, con costi degli affitti non elevati, il verde, i trasporti. Bisogna lavorare affinché venga raggiunto un riequilibrio demografico”.

Un riequilibrio che sarà possibile anche grazie al lavoro del volontariato durante il covid. Sul territorio collaborano dieci associazioni parrocchiali, prima della pandemia gli scopi degli incontri erano i più disparati, dal burraco, alla prevenzione del diabete, agli incontri sulla disabilità. Volontari perlopiù anziani o persone più giovani ma con un tempo molto limitato. I giovani si occupano maggiormente del volontariato con finalità estetiche, la musica, i murales, la cura degli orti. Con la pandemia, l’attenzione dei ragazzi è aumentata.

La Casa nel Parco insieme alle Parrocchie dei entri solidali ha sostenuto la complessità della distribuzione dei pacchi alimentari grazie a settanta giovani. “Il lavoro che stiamo facendo ci consentirà di rintracciare quei poveri e quelle persone in difficoltà che se non ci fosse stata l’emergenza forse non avremmo potuto scoprire – sottolinea Manghi – . Su 36 mila residenti, sono state assistite quasi novecento persone. Vogliamo sapere chi sono, se la loro condizione di difficoltà è migliorata, se permane. E’ un lavoro di epidemiologia sociale che tra qualche mese potrà darci una fotografia più precisa, suggerendo un eventuale cambiamento di azione sul territorio”.

Il CNR abita qui

Il Centro Nazionale delle Ricerche ha la sua sede in Strada delle Cacce: è la più grande struttura pubblica di ricerca in Italia, con la missione di realizzare progetti di ricerca, promuovere lʼinnovazione e la competitività del sistema industriale nazionale, lʼinternazionalizzazione del sistema di ricerca nazionale, e di fornire tecnologie e soluzioni ai bisogni emergenti nel settore pubblico e privato. Obiettivi che vengono raggiunti attraverso un patrimonio di risorse umane che conta oltre 8000 dipendenti, la metà dei quali è rappresentata da ricercatori e tecnologi. Circa 4000 sono i giovani ricercatori impegnati in attività di ricerca post-dottorato presso i laboratori dell’Ente, mentre un contributo importante arriva dalle collaborazioni, anche internazionali, con i ricercatori delle Università e delle imprese, rafforzando così il sistema nazionale della ricerca.

Spesso il CNR organizza incontri proprio alla Casa del Parco: appuntamenti che sono sempre seguitissimi con particolare attenzione.

I giovani al centro dell’offerta formativa

La bellezza viene dai giovani, dal loro impegno: dalle loro scuole e dagli insegnanti che li seguono. Lo sottolinea con orgoglio Bruno Manghi “L’Istituto tecnico sportivo Levi attrae studenti da tutta la città, non soltanto da Mirafiori, e la sua qualità è riconosciuta. C’è poi la sezione professionale del Murialdo, nella zona di via Artom che propone percorsi nell’ambito della ristorazione e per estetisti, e che intercetta ragazzi e ragazze che altrimenti avrebbero rischiato di restare a margine, di non avere una preparazione né un futuro. Di questo impegno sul territorio dobbiamo essere fieri”.

Il decentramento mancato della circoscrizione più “sportiva”

Ho iniziato con una sfida, quella di unire due circoscrizioni, e con una speranza visto che comunque ero già in circoscrizione nel precedente mandato, un nuovo decentramento. Qualcosa che veramente andasse verso una nuova modalità operativa dei territori – confessa la presidente Bernardini – . Il grosso cruccio è che questo non sia stato possibile: ho sempre sperato in un decentramento che andasse verso una responsabilità e una maggiore delega ai territori, affinché potessero davvero fare scelte consapevoli. Era la speranza che è stata un po’ disillusa”

Essere riusciti a gestire un territorio in un momento complesso, con poco personale è però per la presidente un risultato che non era scontato, e i risultati alla fine si sono visti “Aver trovato una nuova palestra, avremo una serie di nuove realizzazioni sul territorio come una nuova casa per le famiglie che devono essere in città per assistere i propri bambini che dovranno essere ricoverati in ospedale, in via Guido Reni, difronte alla caserma dei Carabinieri”. E poi sottolinea ancora come le scelte fatte identifichino la circoscrizione 2 come quella più “sportiva”, con parco Colonnetti e piazza D’Armi attrezzate adeguatamente, la riqualificazione del Robaldo, “tutte riqualificazioni di aree che erano state lasciate al degrado che siamo riusciti a recuperare. Infine le Atp finals spero permetteranno di concludere la progettazione di piazza D’Armi: il lato di corso Monte Lungo deve essere riqualificato, azioni che erano iniziate con le olimpiadi del 2006 e che poi sono state trascurate”.

Il commercio che vorrebbe tanta attenzione in più

Sono ben 12 le associazioni di via della Circoscrizione 2: a parlare per loro e per testimoniare la grande difficoltà di dialogo tra di esse e la politica è il presidente di quella di via Barletta, Marco Santamaria. “Ci sentiamo soli e l’abbiamo più volte sottolineato alla presidente e agli uffici della circoscrizione: soli perché proponiamo ma per qualche cavillo burocratico alla fine la scelta tra fare e non fare, per loro è sempre quella di lasciare perdere. Il commercio, i negozi, le attività, sono la vita di un quartiere e di un territorio e poi, in un momento come questo, dove buona parte dei miei colleghi ha dovuto chiudere per il Dpcm, tutto è stato ancor più in salita”

Ultimo nodo che, almeno per il momento, sembra non essersi sciolto è quello delle Luci di Natale, che sia Santamaria che Massimo Verra, responsabile degli ambulanti di Corso Sebastopoli, ritenono essere esplicativo dell’incomunicabilità che c’è tra la voglia di proporre e la burocrazia. “Abbiamo chiesto alla circoscrizione un contributo di 12 mila euro – dice Santamaria – . Tutte le dodici associazioni si sono messe insieme per consentire anche a quest’anno difficile l’ultimazione natalizia. Non abbiamo avuto nessun riscontro. E questo capita spesso, anche quando organizzo le iniziative di via: sul manifesto c’è il logo della circoscrizione, ne giova anche l’Ente, che però non partecipa economicamente e per noi è pesante riuscire a far stare tutto insieme”. “Delle luci di Natale ne beneficia tutto il territorio e certamente per un tempo più lungo rispetto a quello del mercato – sottolinea Verra – ci sentiamo soli, benché le iniziative che facciamo siano davvero degne di essere supportate. L’importanza di avere le luci di Natale accese, per entrambi e non solo per loro in questo momento di crisi e di ripresa difficile è quella di “dimostrare che c’è ancora speranza. Che dopo il buio di questi mesi possiamo riprenderci. Sarà un Natale diverso, è vero, ma quando finisce il lavoro e si esce dal negozio, poter avere le strade illuminate a festa è come intravedere la fine di un tunnel. E’ la sensazione della ripresa della normalità. Non è solo una “trovata” commerciale. Vorremmo davvero che anche la circoscrizione lo capisse e ci desse una mano”.

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