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giovedì, 18 Luglio 2024

Cavallerizza, dal Comune nessun passo indietro sulla svendita. L’ombra dei privati sullo storico complesso

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Sono passati poco più di due giorni dall’incendio divampato in uno degli edifici che compongono il complesso della Cavallerizza Reale e già l’asse del dibattito mediatico si è spostato dagli interrogativi, ancora senza risposta, sugli autori del rogo alla più antica (e per qualcuno redditizia) questione della vendita della storica struttura da parte del Comune.
Ma forse, come hanno da tempo precisato i ragazzi dell’Assemblea Cavallerizza che da alcuni mesi occupano un’ala dell’ex residenza sabauda, sarebbe più appropriato parlare di svendita, dal momento che l’amministrazione torinese ha acquistato il complesso di via Verdi per decine di milioni di euro e ora cerca di cederlo a un prezzo decisamente più basso. Finora, però, la cifra (11 milioni e mezzo) dev’essere sembrata comunque troppo alta perché più di un’asta è andata a vuoto e il Comune non ha potuto giocare la carta Cavallerizza per rimpinguare le sue malmesse finanze.
Ora un pretendente sembrerebbe essersi fatto avanti: si tratta dell’architetto Piero Boffa della Building Engineering, società privata nata nel 2000. In realtà, a quanto pare, l’interessamento dello studio di progettazione sarebbe arrivato già da qualche tempo nelle stanze di piazza Palazzo di Città ma solo l’incendio di venerdì notte sembrerebbe aver riportato al centro la questione e aver offerto la possibilità di dare un volto a quello che fino a ieri era un “misterioso compratore”. E altri investitori attenderebbero nell’ombra in attesa di vedere come e se evolverà la complessa vicenda.
Ciò che sembra rimanere invariato è invece la decisione del Comune di sbarazzarsi della Cavallerizza, nonostante l’occupazione che da mesi vi si oppone e un appello pubblico che chiede di fermarne la svendita che ha già raccolto migliaia di firme. In questo senso l’incendio della scorsa notte non ha scoraggiato l’iniziativa di quanti, più o meno quotidianamente, mettono il proprio tempo e il proprio impegno a disposizione dell’occupazione di una parte dello stabile, per far rivivere quello che fino a qualche mese fa era un complesso di grande valore lasciato completamente all’abbandono. Al contrario, nel fine settimana le attività dell’Assemblea Cavallerizza sono proseguite normalmente e moltissimi torinesi sono passati per vedere con i propri occhi i danni causati dalle fiamme che hanno avvolto l’adiacente Circolo del Demanio. Alcuni solo per curiosità o per scattare qualche foto ma tanti altri per portare solidarietà e rendersi disponibili a dare una mano.
E con l’inizio di settembre questa settimana riprenderanno anche le assemblee cittadine nel cortile di via Verdi per discutere collettivamente del futuro dell’occupazione. Si legge sul profilo Facebook di Assemblea Cavallerizza 14.45: per «confrontarci su quanto fatto sinora e preparare il lavoro per le prossime settimane, la consueta assemblea pubblica della Domenica si terrà Giovedì 4 Settembre dalle 18:30».
All’ordine del giorno ci saranno sicuramente le dichiarazioni del sindaco Piero Fassino, che proprio ieri ha ribadito l’intenzione della Sala Rossa di cedere il complesso, rassicurando, come già fatto in occasione di un incontro con gli occupanti, sul fatto che la vocazione dello stabile rimarrà culturale.
Unica voce fuori dal coro sembra essere quella del consigliere comunale Silvio Viale, il quale, all’indomani dell’incendio, ha dichiarato di sentire «troppe voci subito pronte a ribadire una “vocazione culturale” mai esistita, come se la Città dovesse farsi carico di un nuovo “carrozzone” con costi e manutenzione a carico dei cittadini e autogestione privata».
In ogni caso, lo stesso primo cittadino si è affrettato ad aggiungere quello che è un timore diffuso nel momento in cui la Cavallerizza dovesse passare in mani private, e cioè che «culturale può voler dire molte cose». E il progetto di “riqualificazione” non escluderebbe quindi di far convivere anche qualche residenza di lusso e attività commerciali.
La giunta sa bene che per far gola ai compratori privati è necessario rendere appetibile il piano, inserendo fonti di lucro, e così le rassicurazioni di Fassino suonano piuttosto flebili alle orecchie di quanti chiedono invece che la Cavallerizza venga rimossa dai programmi di cartolarizzazione del Comune e la sua destinazione venga decisa assieme a tutti i torinesi.

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