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sabato, 24 Ottobre 2020

Caffè Vergnano chiude “Eataly in collina”, a rischio i posti di lavoro

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Redazione
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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Caffè Vergnano 1882 CHIUDE “Eataly in collina”, sono a rischio i posti dei lavoratori e impiegati nella Caffetteria, Torrefazione e Ristorante nella centralissima via Vittorio Emanuele di Chieri.

La storica azienda della famiglia Vergnano, che nasce a Chieri nel 1882 e che oggi vanta un volume di affari tra gli 80 ed i 100 milioni di Euro, con caffetterie presenti in tutto il mondo e prodotti commercializzati su grande scala, attenta alla green economy ed alla sostenibilità ambientale, chiude “Eataly in collina” e comunica ai propri dipendenti i licenziamenti futuri in assenza di soggetti interessati all’affitto del ramo d’azienda.

Lavoratrici e Lavoratori, che dall’inizio del Lockdown si trovano in FIS (Fondo di integrazione salariale) a zero ore (l’ammortizzatore di settore) a causa delle chiusure dei pubblici esercizi stabilite per legge, dovranno continuare a stare a casa, dunque, sin tanto che la legge non consentirà all’azienda di poter licenziare se non si presenteranno soggetti interessati a rilevarli. Oltretutto la Vergnano nega l’anticipazione in busta paga delle competenze dovute dall’Inps: 17 famiglie si trovano oggi senza reddito da maggio e con la consapevolezza di perdere il lavoro!

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La segretaria di settore della Filcams Cgil di Torino, Germana Canali, sostenuta anche dalla segreteria della Flai Cgil il sindacato che segue i lavoratori dello stabilimento di Santena, dichiara: “la prima richiesta fatta all’azienda, che vanta un fatturato di tutto rispetto, è stata quella di anticipare il FIS in busta paga per garantire un sostegno al reddito di queste famiglie, ricevendo il NO secco della Vergnano. E’ chiaro che tale posizione intransigente inasprisce il confronto tra le parti e valuteremo quali iniziative mettere in campo per dare voce e sostegno alle nostre richieste. Chiediamo l’impegno della società al mantenimento dell’occupazione e della sostenibilità economica; un ripensamento da parte dell’Azienda rispetto alla mancata riapertura dell’esercizio, che ha un valore simbolico per l’intera città di Chieri, fintanto che non si trovino i soggetti interessati all’acquisizione”.

Per i sindacati non devono esserci licenziamenti, ma la ricollocazione di tutte le lavoratrici ed i lavoratori presso lo stabilimento di Santena anche sfruttando il turn over con eventuali lavoratori pensionandi. Deve prevalere il buonsenso oltre che la giusta responsabilità sociale che un’azienda storica italiana dovrebbe avere nei confronti dei propri dipendenti, della comunità e del territorio in cui opera e produce. “Se sarà necessario – sottolinea Canali – ci rivolgeremo alle istituzioni locali e regionali al fine di tutelare l’occupazione.”

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