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mercoledì, 25 Novembre 2020

Bisogna sempre rialzarsi, miei Russian Doll

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Scritto da Sara Collicelli

“Guardo una serie alla TV e mi sento bene”. Delle ventiquattro canzoni che hanno partecipato alla kermesse canora più amata (e odiata), questo è il motivetto che mi è rimasto in testa. Chissà perché, eh? Dopo i fausti sanremesi è ora per me di tornare alle grandi avventure per piccoli schermi.

Quindi torno su Netflix e sfoglio il catalogo e scoprendo che il 1 febbraio è uscita una cosina carina carina: Russian Doll. Sono otto episodi da 30 minuti l’uno. Assolutamente fattibile, no? Direi di si… se siete pronti a fare compagnia a Nadia Vulvokov mentre rivive il giorno della sua morte.

Già, perché Natasha Lyonne (che già abbiamo incontrato in Orange is The New Black) interpreta una giovane donna intrappolata in un loop temporale dove rivive ancora e ancora e ancora e ancora la sua morte.

Non faccio spoiler (anche perché devo ammettere che non ho ben capito tutto tutto), ma provo a fare una considerazione partendo dalla frase che campeggia sul poster della serie.

“Dying is easy. It’s living that’s hard”. Morire è facile. È vivere che è difficile.

Sembra banale come considerazione, non credete? Insomma. Morire è naturale. È l’effetto collaterale della vita, direbbe qualcuno (cioè io).  Il ciclo della vita è presto detto: nasci-cresci-muori.

Lo diciamo spesso, sentiamo dirlo spesso. Dimenticando ogni volta quello che sta tra il nascere e il morire. Il vivere.

Che sembra facile. Biologicamente lo è, penso. I tuoi organi funzionano. Ti nutri. Ti lavi. Ti curi quando ti ammali. Guarisci.

Ma, al netto che neanche biologicamente è così semplice vivere, vivere non è affatto facile e semplice.

Perché, proprio come la protagonista di Russian Doll, capita spesso di incontrare degli intoppi lungo la nostra vita. Dei nodi che non riusciamo a districare. Non riusciamo o non vogliamo o non sappiamo. O non possiamo, perché farlo farebbe troppo male. E allora anziché cercare un pettine che ci permetta di pettinarci senza troppa fatica smettiamo di pettinarci. Che poi altro non è che il meccanismo di difesa della negazione, eh. Mica una roba così atrusa.

Questo, oltre a far crescere una chioma da Pierino Porcospino, non fa che indurirci. Come i nodi nei capelli.

E poi… poi il tempo passa e la morte arriva, perché arriva per tutti. Solo che a nessuno di noi è concesso di rivivere quel momento.

A volte capita che, come per la sfortunata protagonista della serie (la bambola russa del titolo è lei, ma non è uno spoiler: la locandina è infatti una sua foto a mo’ di matrioska) che a stroncare la tua vita sia un incidente o un malore improvviso. Non hai quindi il tempo di “sistemare le cose”. Come fare quindi?

Beh, da questi miei articoli avrete sicuramente capito due cose: amo le serie TV e non ho la ricetta perfetta per praticamente nulla.  Ho però dei suggerimenti.

Come in questo caso. Cosa quando realizzi che in qualunque momento potrebbe capitarti la cosa più brutta? Che potrebbe capitare a qualcuno? Semplice : si cerca di arrivarci il più preparato possibile.

So bene che non è difficile come sembra, ma neanche banale. Significa che i nodi vanno pettinati. Anche se fa male. Anche se fa piangere. Anche se il pettine si rompe. Ma bisogna farlo. Con calma. Ma farlo. Magari facendosi aiutare (da qualcuno che sia davvero un professionista, non da un ciarlatano vi prego!). E se il pettine si rompe… ne compri un altro più bello che dolore non fa.

Ma bisogna farlo.

I famosi sassolini nelle scarpe vanno tolti subito. Prima che si facciano delle vesciche indescrivibili.  Anche se per farlo bisogna fermarsi. Può capitare che il gruppo vada avanti. Può capitare di rimanere indietro per farlo, o avere la sensazione di essere rimasti indietro. Però proseguire il cammino dopo sarà decisamente più facile, provate a credermi. Tanto al traguardo arriveremo tutti, volenti o nolenti. Ma forse arrivarci senza troppe vesciche ai piedi è più carino, no?

Perché è solo nei telefilm che si può rivivere la propria morte, cercando di evitarla. Anche se non la eviti la rimandi semplicemente. Ma non è solo nei telefilm che si può avere una seconda occasione.

Anche nella realtà reale si può. Non cadrà mai dal cielo. Saremo noi a costruirci la nostra occasione. Districare i nodi può sembrare un po’ come morire.  Ma quello è solo un dolore passeggero. Fa male, lo so.

Ma vuoi mettere il dolore e poi poter uscire con i capelli in ordine?

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