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mercoledì, 12 Agosto 2020

“Artigianato d’eccellenza a Natale coi Fiocchi”. Ma in piazza Castello si vendono pentole

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di Bernardo Basilici Menini

Come spesso accade, tutto parte dai social. In questo caso tutto parte da chi, facendo un giro per i famosi mercatini di Natale coi Fiocchi, ha notato che qualcosa non tornava: le promesse su un commercio di eccellenza torinese non erano state mantenute. I prodotti tipici, l’artigianato locale, i produttori a chilometro zero: ecco gli ingredienti che avrebbero dovuto cucinare i mercatini delle piazze torinesi per le festività natalizie.

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D’altronde, oltre alle possibilità economiche che sarebbero state date ai produttori di eccellenze in città e nell’hinterland, c’è la questione delle piazze auliche, da non sottovalutare: per una città che sempre di più punta a essere una meta turistica e un punto di riferimento culturale in Italia, in occasione delle festività natalizie la necessità di dare una buona immagine non passa in secondo piano.

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Fattore di cui si era resa conto anche la giunta, nel momento in cui ha deciso di spostare i mercatini in piazza Castello, con la famosa “sanatoria” che ha destato molte polemiche. Per la piazza simbolo della città era infatti previsto dalla delibera «Un numero ridotto di chalet e concepito in modo armonico con allestimenti che minimizzino l’impatto sullo scenario monumentale e con il divieto alla somministrazione di cibo e bevande, ma che comprenda solo la vendita di artigianato di eccellenza o prodotti alimentari confezionati e adatti a creare un’atmosfera natalizia».

(L’articolo continua dopo la foto)

Le foto del consigliere Lavolta: lo chalet che vende pentole e padelle
Le foto del consigliere Lavolta: lo chalet che vende pentole e padelle

Il problema, fanno notare in tanti, è che la merce in mostra in piazza Castello non sembra né di eccellenza, né artigianale, né locale. Dagli chalet spunta in vendita di tutto: padelle, piatti, pentole, sciarpe di produzione industriale. La poca gastronomia tipica proviene da zone lontane dal capoluogo piemontese: babà napoletani, strudel tirolesi, passolana palermitana e altri ancora. Le foto postate su Facebook dal consigliere del Partito Democratico Enzo Lavolta hanno fatto velocemente il giro della rete e scatenato reazioni che vanno dall’indignazione all’ironia.

E se in piazza Castello la faccenda stride particolarmente a causa della vicenda che ha portato ivi  i mercatini, in altre zone si assiste comunque a un commercio che almeno sulla carta si discosta dal profilo previsto. Bisognerà vedere se all’apertura degli stand dello street food il cibo in somministrazione proverrà realmente dalla produzione locale, o se gli hot dog verranno considerati tipici del tessuto piemontese.

Inferociti gli artisti-artigiani: «Lo avevamo detto  che sarebbe finita così. Sinceramente vogliamo capire cosa intenda la giunta per “eccellenza artigiana”, dato che secondo la definizione nelle normative della Regione Piemonte i prodotti esposti proprio non lo sono.  Noi avremmo garantito artigianato, qualità e varietà, mentre ora tutti i prodotti sono uguali. Oltretutto è scorretto nei confronti dei commercianti che hanno attività fisse, che adesso si trovano una concorrenza al ribasso».

Quello che per il momento sembra certo è che, almeno in piazza Castello, gli stand hanno disatteso vistosamente le linee guida del Comune. Che a questo punto potrebbe chiedere spiegazioni a chi quegli spazi li ha affittati ai commercianti: il CAT.

Le foto del consigliere Lavolta: questo chalet vende sciarpe
Le foto del consigliere Lavolta: questo chalet vende sciarpe

Le foto del consigliere Lavolta: lo chalet che vende strudel
Le foto del consigliere Lavolta: lo chalet che vende strudel

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