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lunedì, 15 Luglio 2024

Amazon sotto la Mole. Il sindaco Fassino riprova a convincere gli americani?

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

Lo preannunciammo lo scorso 17 giugno, quando cominciarono a farsi più insistenti, per quanto non ufficializzate, le voci sull’interessamento di Amazon su Torino. Nemmeno dieci giorni più tardi, si registrarono i primi segnali negativi sugli incontri svolti dal Comune di Torino con l’azienda americana, per la puntuale infelicità del sindaco Piero Fassino, che negli ultimi si è disperatamente speso (così dicon a Palazzo di Città) per trovare una qualche multinazionale disposta a investire denaro nella città sotto la Mole. I molteplici viaggi del primo cittadino, così come le sue ricerche e le sue ipotesi, quasi mai sono andate in porto, condannando Torino al malandato ed usurato traino dell’industria automobilistica. In questi primi giorni di ottobre la possibilità Amazon per Torino sembra potersi riaprire, dopo una parziale ammissione, suggerita da una non negazione, da parte del sindaco Fassino a una nostra domanda, posta al dibattito della festa di Sinistra Ecologia e Libertà lo scorso 18 settembre, ai giardini Ginzburg.
L’investimento americano
L’azienda statunitense, leader del commercio dell’elettronica (e non solo), ha da tempo in programma un investimento importante in Europa, per organizzare meglio il mercato dell’area continentale. Il nuovo polo logistico servirebbe come migliore appoggio per il Nord-Ovest dell’Italia e per il Sud della Francia: la scelta della location dello stabilimento oscilla fra i due paesi, fra Nizza e Torino. Si guadagnerà la partita la città che si dimostrerà capace di attirare meglio e con maggiore disponibilità i dollari di Seattle. Amazon deciderà l’investimento al prossimo budget, se ne riparlerà il prossimo anno: all’oggi Torino torna al tavolo del gioco del mercato, dopo essersi bruciata le prime carte qualche mese fa, quando se ne cominciò a discutere, quindi forse in leggero svantaggio rispetto alla novella idea transalpina. Le stime occupazionali preventivate sono altisonanti (1500 assunzioni, con possibilità di salita, nelle stagioni natalizie, fino a 2000), quantomai nel regno della crisi, che vede Torino come una delle sue capitali, nell’irrisolta dipendenza dal settore delle quattro ruote, importante ma non sufficiente per una grande metropoli europea.
L’opportunità metropolitana
È probabilmente questa una delle prime occasioni che chiama immediatamente in causa lo scheletro della nascente città metropolitana, sotto l’insegna delle abituali larghe intese, e delle sue possibilità di dimostrarsi uno strumento di governo reale, invece che una riproposizione ridipinta delle vecchie Province. Amazon è alla ricerca di un sito di 200mila metri quadrati per realizzare un centro di imballaggio e spedizione della merce. Sono tre le ipotesi che sono state fatte per quanto concerne il territorio torinese: l’area di Tne, l’ex acciaieria ThyssenKrupp e la zona Borsetto di Borgaro. Un’opportunità evidentemente metropolitana, se si assume il disegno della megacittà in provetta da qualche tempo (insieme al Comune di Torino è stata chiamata in causa l’Unione dei Comuni del Nord-Est Torinese, che ricomprende Borgaro, Caselle, San Benigno, San Mauro, Settimo e Volpiano). Torino sarà in grado di sfruttare la possibilità o si lascerà sfuggire l’occasione? Le promesse fatte dal sindaco Fassino sugli sgravi fiscali e sulla agevolazioni burocratiche (per chi investe e porta lavoro) diventeranno realtà o Torino si lascerà ancora sfuggire Amazon?

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