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mercoledì, 17 Luglio 2024

Alla collettività un primo bene confiscato alla mafia

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Fosca Nomis*
Con la pubblicazione nei giorni scorsi sul sito del Comune del bando per l’assegnazione di un primo immobile confiscato alla criminalità organizzata si compie uno degli obiettivi principali della Commissione Legalità.
La Commissione ha svolto fin dalla sua istituzione azioni concrete per la promozione di una cultura di contrasto ai fenomeni mafiosi; la riconsegna alla collettività dei beni confiscati  rappresenta un fondamentale passaggio per riaffermare i principi di legalità e di riappropriazione del territorio da parte dei cittadini.
Lo scorso 23 Dicembre la Giunta Comunale, su input della Commissione, ha stabilito di fare un bando pubblico per assegnare a scopi sociali un appartamento in Barriera di Milano confiscato alla mafia e trasferito al Comune di Torino dall’Agenzia del Demanio, in base al decreto legge 159/2011. L’immobile verrà assegnato gratuitamente per 5 anni attraverso il bando ad un associazione senza fini di lucro che opera nel sociale.
Un risultato ancora più rilevante se analizzato nel complesso della situazione italiana. Dall’ultimo report sulla sicurezza nel Paese, il tesoro sottratto ai clan, fra beni immobili ed imprese, ammonterebbe a circa 34 miliardi.
Ottime notizie, se non fosse che l’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati fatica a portare a compimento in tempi adeguati il proprio compito primario ovvero la ri-assegnazione.
La realtà così vede immobili vuoti, terreni abbandonati e aziende che con i quattrini dei mafiosi andavano a gonfie vele falliscono. Lo strumento principale di lotta alle cosche rischia allora di trasformarsi nell’emblema dell’antimafia che non funziona.
A ostacolare il lavoro dell’Agenzia è soprattutto la carenza di personale e di risorse professionalmente adeguate per riavviare nella legalità pezzi di economia parallela.
Il prezzo di questa palude burocratica è molto alto. Le aziende sequestrate falliscono nel 70% dei casi, anche se va tenuto conte che si tratta di imprese che giocano fuori dalle regole comprese quelle del mercato, mentre per quanto riguarda gli immobili dal sequestro all’assegnazione possono passare anche 12 anni.
La tempestività e la loro valorizzazione sono indispensabili per non ingenerare nei cittadini l’idea che quando erano nelle mani dei mafiosi fruttavano e davano lavoro, mentre tornate allo Stato si deperiscono rapidamente.
In questo quadro emerge l’iniziativa di un gruppo di cittadini che partendo dai dati pubblicati dall’Agenzia ha dato vita alla piattaforma Confiscatibene. Un progetto partecipato che favorisce la trasparenza creando un quadro informativo di insieme sui beni confiscati e quindi stimolare l’opinione pubblica su questi temi. In Piemonte il medesimo lavoro è stato compiuto e vede da tempo impegnata l’Associazione Libera che nella sezione Geoblog del proprio sito consente di visualizzare tutti i beni confiscati e sequestrati, suddivisi per tipologie: aziende e immobili e geolocalizzati per province.
http://www.comune.torino.it/bandi/290114ass/
http://www.confiscatibene.it/it
http://www.libera.it
 
*Consigliera comunale Pd, presidente Commissione speciale antimafia del Comune di Torino

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