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sabato, 13 Luglio 2024

Ali Agca: “Il coronavirus non è un castigo divino ma la fine del mondo è vicina”

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Moreno D'Angelo
Moreno D'Angelo
Laurea in Economia Internazionale e lunga esperienza avviata nel giornalismo economico. Giornalista dal 1991. Ha collaborato con L’Unità, Mondo Economico, Il Biellese, La Nuova Metropoli, La Nuova di Settimo e diversi periodici. Nel 2014 ha diretto La Nuova Notizia di Chivasso. Dal 2007 nella redazione di Nuova Società e dal 2017 collaboratore del mensile Start Hub Torino.

«Il coronavirus non è ancora la fine del mondo ma questa umanità sparirà entro il 2099. La confusione e la sofferenza mondiale attuale non è nulla in confronto all’inferno nucleare che arriverà nel futuro».

Mehmet Ali Agca, l’attentatore che sparò a Papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro nel 13 maggio 1981, non poteva certo stare in silenzio in un momento in cui tornano a farsi sentire le paure per pandemia e fine del mondo.

«Non aspettatevi aiuti divini perché non avete mai onorato il Dio Eterno come era necessario». Dalla Turchia Agca, diventato una sorta di propugnatore di un nuovo culto cristiano universale di pace, sentenzia: «il Coronavirus ha dimostrato la fragilità del sistema satanico mondiale», questo ribadendo la sua profezia su una fine del mondo entro il 2099, con scomparsa totale del genere umano.

Non si salverà nemmeno un esquimese o un abitante dell’isola di Pasqua. Inoltre, a scanso di equivoci, ci avvisa che non servirà nemmeno fuggire su Marte.

Agca non entra in classici dettagli tecnici da fine del mondo come raggi gamma, esplosioni di supernove o scontro con un oggetto spaziale ma  fa cenno ad un generico “inferno nucleare”.

E aggiunge, riprendendo lo stile profetico delle origini (maggio 1985), in cui aveva declamato l’imminente catastrofe globale: «Dio non ha mai bisogno di creare migliaia di Hiroshima o Chernobyl per distruggere il mondo. E la fine del mondo avverrà in modo misterioso».

Non poteva poi mancare un coinvolgimento della  Santa Sede: «O Vaticano ascoltami. Io non ti chiamo Babilonia Grande, anzi ti chiedo di confermare la prossima fine del mondo già profetizzata nel segreto di Fatima».

Agca, che ora ha 62 anni, ha trascorso 29 anni in carcere ed è tornato in libertà nel gennaio 2010 uscendo da una prigione alla periferia di Ankara. Era stato estradato nel 2000 dall’Italia. Abbiamo ricordato quel momento perché anche in quell’occasione, definendosi come una sorta di Gesù Cristo. aveva annunciato l’imminente fine del mondo.

Ma più che le rivelazioni mistiche millenaristiche sono altri gli interrogativi su cui da anni si attende una risposta come sui mandanti e complicità legati all’attentato al papa polacco e alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Perduranti enigmi sui quali certamente il giovanissimo all’epoca lupo grigio (formazione turca di destra fondamentalista) potrebbe sapere molte più cose di quelle che ha fino ora comunicato, annunciando sempre imminenti verità che sconvolgerebbero il Vaticano in primo luogo.  Annunci e pronunciamenti funzionali a tenere viva l’attenzione sul personaggio, ma questa storia della fine del mondo (già più volte annunciata) non sembra ottenere oggi un grande impatto, in attese delle vere rivelazioni sempre rinviate.

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