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mercoledì, 22 Maggio 2024

Ah l’amour: è già tempo di chiarimenti tra Appendino e i suoi consiglieri?

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di Planchet

È vero: l’amore non è bello se non è litigarello. E ancora:un po’ di pepe in un rapporto non guasta, basta non esagerare altrimenti la pietanza è da buttare.
I rapporti politici sono molto simili a quelli sentimentali.
E tra il 24 consiglieri comunali a Cinque Stelle e la sindaca di Torino Chiara Appendino è arrivato il tempo del pepe.
Per carità, giusto una spruzzatina, come si fa con una bella fetta di farinata. Per dare un po’ di brio, quanto basta per far capire alla prima cittadina che loro sono seduti in Sala Rossa per un motivo: dimostrare che non sono lì per caso.
Sono stati votati (chi più e chi meno) dai torinesi e quindi vogliono il bene della città, non dimenticando i valori del Movimento.
Insomma la riunione chiesta dai rappresentati della maggioranza a Chiara Appendino sarebbe stata una “questione di famiglia”. Prima regola del “family club”: quando ci si vede tra di noi per parlare di noi, non deve esserci nessuno che non appartenga a noi.
Quindi: porte chiuse per gli assessori (tecnici e non del Movimento), ma soprattutto per quello che qualcuno ha soprannominato “Richelieu”, in onore del cardinale, ovvero Paolo Giordana.
Il faccia a faccia si sarebbe svolto nella serata di oggi. Sarebbe durato dalle 20 alle 21.30. Nessun estraneo. A parte un veloce “Cucù son qui” dell’assessora Francesca Leon.
Non sono volati stracci, ma Appendino, all’inizio un po’ infastidita da quanto stava accadendo, avrebbe faticato non poco a tenere buoni i suoi. Per fortuna non è mancato l’appoggio del fido Versaci.
I consiglieri avrebbero chiesto alla sindaca un cambio di marcia. In sintesi: si torni al Movimento, alle richieste della base e non ci si dimentichi degli attivisti. Anche perché il capogruppo sarebbe stanco di riportare alla sindaca i tanti malumori che starebbero emergendo.
Appendino avrebbe ribadito che sia lei che i suoi assessori non riescono ad incontrare gli attivisti come lei vorrebbe.
Ma ancora altro pepe sarebbe stato spruzzato da una consigliera, tra le più amate dal popolo (anche se tra le meno votate) la quale avrebbe rimarcato la fiducia verso “Chiara”, ma allo stesso tempo avrebbe detto fuori dai denti che molte cose che “ci hai fatto votare non le avremmo votate più”.
Strike uno.
Il presidente del Consiglio comunale Fabio Versaci, uno che la faccia non la nasconde di certo, sarebbe corso in soccorso della prima cittadina, proprio mentre nell’aria sarebbe incominciata ad aleggiare quel clima da “fiducia a tempo determinato”.
Di chi non si fiderebbero i consiglieri a Cinque Stelle, che rivendicano il loro ruolo istituzionale e che non vogliono essere esclusi dai “processi decisionali”, soprattutto quando hanno dovuto tapparsi il naso su temi come “cultura e via Malta”, è di Richelieu.
Quel vox populi che vorrebbe il capo del gabinetto una sorta di sindaco della sindaca, è entrato nelle orecchie di chi con “Chiara” è stato in prima fila, dai banchetti per le firme, al giorno della presa del Palazzo d’Inverno. Una figura troppo ingombrante, avrebbero detto, che non appartiene alla loro storia.
Strike due.
Alla fine la famiglia però, come da buona tradizione italiana e proletaria, prevale su tutto e tutti. C’era bisogno di chiarezza. Su una cosa però come ai vecchi tempi c’è uniformità di pensiero: “Ma quanto sono s…. quelli del Pd?”
Un primo campanello di allarme per Appendino? Chi lo sa.
Preferisco pensare che si sia trattato di quel pepe di cui c’era bisogno.
Anche perché sui social network (uno degli strumenti preferiti dal Movimento Cinque Stelle), a differenza dei consiglieri, la pazienza della gente incomincia a non essere più di casa. La vicenda Manet (ma non solo) ha evidenziato che nell’appartamento ci sono le prime piccole crepe. Urge, come in fondo avrebbero evidenziato i 24, evitare che almeno l’intonaco non sporchi il pavimento, ma che soprattutto non si allarghi il buco.
E poi diciamo la verità di buchi a Torino, a Palazzo di Città, ce ne sono già tanti… ma questa è un’altra storia.
…au revoir

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