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lunedì, 15 Luglio 2024

A Roberto Saviano noi preferiamo Alessandro Del Piero

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Chi lo sa. Forse il Pd torinese la domenica preferisce passarla a messa anziché allo stadio. O forse l’unico colore calcistico che piace è quello granata e non bianconero. Di sicuro risulta difficile trovare una spiegazione a quanto successo ieri in Consiglio Comunale quando è stata respinta la mozione, proposta dalla Lega Nord, di dare la cittadinanza onoraria all’ex capitano della Juventus Alessandro Del Piero.
Certo, qualcuno storcerà il naso dicendo che ci sono problemi più gravi da affrontare sotto la Mole che il conferimento di questo titolo a un calciatore. Eppure, basta dire che nella stessa seduta sono stati approvate altre due cittadinanze. La prima a Papa Francesco: giustissima se si considera che Bergoglio da quanto è Pontefice Torino non l’ha vista nemmeno in fotografia ma che con la sua visita già in programma il 21 giugno, in concomitanza con l’ostensione della Sindone, aiuterà non poco le finanze dissestate del Comune.
Più difficilmente capiamo la scelta di fare cittadino onorario anche don Aldo Rabino, cappellano del Toro, se non che di sicuro piace alla Sala Rossa visto che già la sua nomina a presidente onorario della Fondazione Filadelfia era stata accolta con gran soddisfazione dall’assessore allo Sport Stefano Gallo che lo aveva definito “un padre spirituale del progetto”.
Ma se abbiamo capito i motivi per cui da oggi ci sono due torinesi in più stentiamo a comprendere quelli del no a Del Piero. No per giunta imbarazzante visto che mentre la proposta aveva la “benedizione” del sindaco Piero Fassino il Pd si è diviso tra astenuti e contrari. Sarà che la mozione, che per giunta giaceva da un paio d’anni in un cassetto, è stata presentata dalla Lega Nord e quindi non poteva che essere rifiutata. Sarà che il nome dell’ex capitano bianconero tocca sfere troppo basse rispetto a quelle celestiali di Papa Francesco, ma anche quelle radical chic di Roberto Saviano.
Già, anche lo scrittore di Gomorra è cittadino onorario della nostra città per quanto non si capisce cosa abbia fatto di così importante per i torinesi. Ma forse è più allettante ingraziarsi il mondo radical chic che quello degli stadi: chissà che qualche consigliere non abbia temuto di essere paragonato a Fantozzi in canottiera con frittata di cipolle e birra gelata piuttosto che ai fascinosi intellettuali da salotto.
Poco conta, e non è questione di tifo, che nei 18 anni in cui Del Piero ha indossato la maglia della Juventus è stato un simbolo anche dalla città esportando il nome di Torino anche a quei tifosi che lo seguivano dall’estero. Ironia della sorte proprio oggi l’ex Pinturicchio sul suo Facebook ha postato una foto dalla sua nuova casa in Australia: “Happy to be back in Sidney”, “Felice di essere di nuovo a Sidney” scrive, forse anche per dimenticare una Torino che gli è stata troppo ingrata sia calcisticamente che non.
 

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