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domenica, 14 Luglio 2024

Ucraina, il passo indietro di Mosca

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

«Non ci sarà un intervento militare russo in Ucraina, Mosca è per una soluzione esclusivamente pacifica di questa gravissima crisi, di questa tragedia». Ad assicurarlo, davanti a una platea di studenti all’università Mgimo di Mosca, è il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov.
In questo modo Lavrov aggiusta il tiro del premier Vladimir Putin, che nei giorni scorsi aveva auspicato alla creazione di uno Stato del sud-est ucraino, lasciando intendere di non escludere una soluzione armata e sfidando la presa di posizione europea.
Nel frattempo è riunito a Minsk, in Bielorussia, il Gruppo di contatto sulla crisi in Ucraina, alla presenza dei rappresentanti delle parti e dell’Osce, l’Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa.
«Mi aspetto che i colloqui siano dedicati al compito di definire, immediatamente e senza condizioni, i termini di un cessate il fuoco», ha affermato il ministro russo invitando l’occidente a sedersi al tavolo delle trattative invece di minacciare sanzioni.
Nei giorni scorsi, infatti, il Consiglio Ue, tramite il suo nuovo presidente Donald Tusk, aveva chiesto all’Unione Europea di proporre entro una settimana nuove sanzioni contro la Russia a seguito dell’escalation di violenza in territorio ucraino.
A preoccupare l’Ue sarebbero stati gli intensi combattimenti e la presenza di armamenti e militari russi al confine dello stato ucraino. Proprio oggi, poi, il ministro della difesa di Kiev, Valeri Gheletei, ha denunciato la presenza di truppe russe a Donetsk e all’aeroporto di Lugansk, dove sembra essere scontro aperto tra militari di Kiev e reparti russi.
E mentre il presidente Putin risponde alla minaccia di nuove sanzioni tornando ad accusare l’Occidente di chiudere gli occhi di fronte alle azioni dei militari ucraini sui civili, gli osservatori internazionali sembrano interpretare la scadenza settimanale dell’Ue come un ultimo disperato tentativo di trovare una soluzione pacifica alla crisi.
L’ultima serie di sanzioni contro la Russia risale al mese scorso e aveva avuto come risposta la presa di posizione autarchica di Putin, che aveva imposto serie limitazioni alle importazioni dei paesi europei, soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari. Decisione che, immancabilmente, ha prodotto notevoli danni alle imprese locali dei singoli Paesi dell’Ue che devono gran parte del loro fatturato all’export in Russia.
Ci si continua nel frattempo a interrogare sul tipo di sanzioni che eventualmente verranno applicate dall’Ue: fino ad ora erano stati colpiti i settori di energia, finanza e degli armamenti ma non si esclude che i prossimi provvedimenti possano riguardare i contratti e gli accordi militari presenti e futuri e ulteriori misure finanziarie. Il tutto tenendo conto delle ricadute sull’economia non certo florida dell’Unione Europea.

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