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martedì, 23 Luglio 2024

Strage di Caselle, la confessione di Palmieri. Gli inquirenti indagano ancora

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Ora l’autore del triplice omicidio di Caselle Torinese ha un nome. Si tratta di Giorgio Palmieri, 56 anni, lavori saltuari, già noto alle forze dell’ordine per un precedente per sequestro di persona a scopo di rapina.
A cadere sotto la sua ferocia nella villetta di via Ferrari 13, Claudio Allione, 66 anni, Maria Angela Greggio e la madre della donna, Emilia Dall’Orto, 93 anni.
Secondo il racconto del reo confesso sono circa le 19 di venerdì 3 gennaio. Palmieri si presenta alla villetta con la scusa di parlare della restituzione di un prestito di 500 euro ma con l’intento di rubare altro denaro. «Stavo vivendo un momento di difficoltà – racconta ai carabinieri – economica rilevante, ho subito uno sfratto esecutivo circa un anno fa». A quanto dicono lui e la convivente dal primo gennaio non viveva più con l’ex colf di casa Allione Dorotea De Pippo: «Lei pretendeva che io lavorassi tutti i giorni – ha detto agli inquirenti – ma io non trovavo lavoro, così dal primo gennaio 2014 ho deciso di andare via di casa e di vivere come un barbone».
I cani, continua il 56enne nel racconto, erano stati chiusi nello scantinato. Una prassi, ogni volta che in quella casa veniva in visita qualcuno.
Parla come un fiume in piena Giorgio Palmieri, come se si stesse liberando di un macigno. «Era molto provato, per lui confessare è stato liberatorio», evidenzia il procuratore aggiunto Sandro Ausiello.
E racconta tutto, nei minimi dettagli, una versione che sembra coincidere con la ricostruzione dei carabinieri e con i rilevamenti dei Ris di Parma.
«Mentre bevevo il caffè – spiega Palmieri – dissi alla signora che non potevo restituirle i 500 euro, la signora mi rispose che avremmo potuto parlarne dopo le feste e notai che guardò con un senso di fastidio il marito, come per dire “ma questo che è venuto fare?”. A questo punto, sempre per prendere tempo – continua – chiesi ai coniugi di poter utilizzare il bagno. Entrai e mi soffermai tanto che l’Allione mi domandò “ma non lo usi il bagno?”; a sentire queste parole non so cosa mi prese, con un tagliacarte che avevo portato con me, dissi ad Allione di darmi i soldi e preso dall’ira gli sferrai dei colpi».
«Nel bagno di casa Allione – dice ancora il reo confesso – ho trovato anche un guanto in lattice di colore bianco del tipo di quello utilizzati dagli infermieri. Ho calzato il guanto sulla mano sinistra, mentre con la mano destra impugnavo il tagliacarte».
Ripercorre ogni suo gesto, anche la precisione di quei fendenti, ogni singolo movimento: «In particolare – continua Palmieri nella sua confessione – lo colpii con il tagliacarte, una prima volta, dall’alto in basso nella schiena sotto la scapola, poi gli diedi ulteriori due colpi sul torace. Allione cadde a terra e mi guardava. Ricordo che di lì a poco arrivò la signora Greggio che stava per gridare; io l’ho presa per lo scialle e le ho detto ”dammi tutto quello che hai in casa”, la donna mi rispose che non aveva nulla e quindi io la colpii con una coltellata dall’alto in basso sulla schiena e due di diritto sul torace. La donna cadde a terra e io sono rimasto a guardarla», ha detto il killer mettendosi a piangere.
Poi Palmieri cerca di uscire dalla casa senza farsi sentire da nonna Emilia. Ma la “nonnina”, come la chiama l’omicida, è uscita dalla sua camera. «Pensando che mi avesse visto – racconta ancora – entrai nella sua stanza e vidi che era seduta nel letto e giocava a carte, non appena mi vide mi disse: “E tu che fai qua?”. Io mi avvicinai e le dissi che non volevo farle nulla e di non gridare che non l’avrei toccata. Lei mi disse: “Adesso ti aggiusto io” . A quel punto diedi anche a lei delle coltellate sulla schiena e sul davanti». L’assassino si dice pentito di averla uccisa: «Non volevo fare quel che ho compiuto, mi si stava spezzando il cuore. L’ho coperta con il piumone del suo letto e poi le ho dato un bacio perché ero dispiaciuto di quanto avevo commesso». l’unico gesto di pietas e di umanità in una follia omicida.
Quindi esce dall’abitazione, portandosi via la tazzina, un cucchiaino e la zuccheriera. Oggetti che ha toccato e sui ci sono le sue impronte, gli stessi che poi ritroverà Maurizio Allione gettati in un canale in strada Campesano, a pochi metri dalla villetta.
«Non ho raccontato a nessuno quanto capitato il 3 gennaio», giura Palmieri. «Non avevo detto a mia moglie né ad altri che avevo intenzione di recarmi presso la famiglia Allione».
«Una volta uscito dall’abitazione degli Allione sono tornato a casa; mia moglie dormiva e non si è accorta del mio rientro, sono andato in bagno mi sono tolto i jeans che presentavano macchie di sangue sulla coscia destra all’altezza della tibia; ho tagliato con le forbici la parte di tessuto cosparsa di sangue riducendola in minimi brandelli; ho indossato la tuta che tuttora indosso, sono uscito di casa e ho buttato i jeans di cui ho parlato in uno cassonetto a Torino dove ho pure buttato le scarpe del tipo anti-infortunistica anch’esse sporche di sangue. Ho buttato tali beni nel cassonetto sito nei pressi del tabaccaio di via Reiss Romoli».
«Non penso – ha detto – che mia moglie, mia figlia e il suo fidanzato abbiano sospettato un mio coinvolgimento»
Il colpevole ha confessato, dunque, ma il lavoro degli inquirenti non si ferma. Loro che sono arrivati a lui anche grazie all’analisi delle celle telefoniche: «Stiamo ancora lavorando – dice Ausiello – per chiarire in tutti i suoi aspetti quanto avvenuto. Fondamentale, oltre all’analisi delle celle telefoniche che hanno confermato la presenza di Palmieri nella zona ed all’ora del delitto, per arrivare alla soluzione di quanto avvenuto nella casa di Caselle è stato, come hanno confermato gli inquirenti, il contributo di Maurizio Allione, figlio e nipote delle vittime, sentito più volte nei giorni scorsi».
Ma ad incastrare l’omicida è una telefonata alla figlia in cui diceva di doversi procurare un avvocato. Il suo telefono era sotto controllo, come quello di un’altra ventina di persone. Un passo falso, «una stronzata», come l’ha definita durante l’interrogatorio, che gli è costata la cattura.
«Al Palmieri – spiega il procuratore Sandro Ausiello – abbiamo contestato l’omicidio volontario per motivi abbietti e futili, al momento stiamo valutando la posizione della convivente».

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