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mercoledì, 17 Luglio 2024

Strage di Caselle, in via Ferrari il tempo si è fermato

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

I bambini che giocano su un albero di fico spoglio. Di fronte, quella casa, in via Ferrari 13 a Caselle Torinese, ormai diventata per tutti la villetta degli orrori. Vita e morte si incontrano e si mescidano in quella danza macabra in un tempo che si è fermato, in uno spazio che non sarai mai più come prima.
Tutto è cambiato da qualche sera fa. Una follia omicida che ha portato qualcuno a uccidere a coltellate Claudio Allione, 66 anni, ex dipendente della Sagat, la ditta che gestisce i servizi dell’aeroporto di Torino, Maria Angela Greggio, 65 anni, ex professoressa in pensione, e la madre di lei, la novantenne Emilia Campo Dall’Orto.
La lucidità di ripulire ogni cosa, senza lasciare alcuna traccia di sangue. I corpi della coppia sono stati trovati nel corridoio mentre quello dell’anziana riverso sul letto immobilizzato per sempre nel disperato tentativo di difendersi.
Nessuna traccia come detto, tanto che in un primo momento si era pensato a una morte per inalazione di monossido di carbonio. L’analisi dei corpi però ha svelato quei segni di arma da taglio, letali.
Ora la traccia, quella che sfugge sempre perché in fondo l’omicidio perfetto non esiste, quell’indizio che inchioderà l’assassino o gli assassini, dovrà essere trovato dai carabinieri del Ris di Parma, il Reparto Investigazioni Scientifiche, arrivato nel paesino per compiere il primo sopralluogo. Dovranno esaminare ogni singolo centimetro di quell’abitazione. Una villa che è già diventata meta di quel turismo del macabro che abbiamo già visto in Italia. Come le foto scattate ad Avetrana in Puglia dove è stata uccisa la piccola Sarah Scazzi o sul molo di fronte al relitto della Costa Concordia sull’Isola del Giglio e ancora prima a Cogne dove Anna Maria Franzoni trucidò il figlio, il piccolo Samuele. Infatti davanti a quel cancello c’erano famiglie con i loro bambini con cui parlavano di quanto avvenuto. Un’Italia in miniatura accorsa in quel tratto di strada sterrata in cui le scarpe affondano nel fango.
E poi ci sono gli occhi indiscreti e volti che si affacciano timidamente alle finestre per vedere questo insolito via vai di gente.
Massimo Reina, che vive a poche case di distanza dalla villetta degli orrori, si dice stupito: «Una famiglia come tante, quella degli Allione – dice con gli occhi bassi – Siamo sconvolti e increduli. Non pensavamo mai più che sarebbe successa una cosa del genere. Non qui da noi».
«La signora Dall’Orto – racconta ancora – passava spesso di qui e si fermava a fare due chiacchiere. Nonostante gli oltre novant’anni andava ancora in bicicletta».
In via Ferrari è tutto immobile, un fermo immagine. I sigilli alle porte, un grosso bloc notes sul tavolo davanti alla porta del garage in cui il figlio suonava la batteria, le tende rosa di una finestra scostate, forse quelle della cucina, Frammenti di un qualcosa che non sarà più. Tutto congelato, come l’erba del terreno che circonda la grossa villa. Tutto fermo come i lavori all’ultimo piano della struttura, iniziati oltre due anni fa. Un terzo piano costruito per il loro figlio Maurizio Allione, maturità scientifica conseguita al Liceo Gobetti, magazziniere carrellista fino a ottobre alla Delphi srl, e da allora disoccupato.
Ed è proprio lui, il 29enne, ad aver lanciato l’allarme. Secondo quanto ha raccontato agli investigatori, al momento della strage, si sarebbe trovato in Valle d’Aosta con la fidanzata per le feste. Preoccupato poiché non sentiva i genitori da due giorni ha telefonato a una vicina e poi ha chiesto a un amico di andare a vedere cosa fosse successo. È questo quanto emerso dalle tredici ore di interrogatorio nella caserma dei carabinieri.
Una ricostruzione però che non convince del tutto gli inquirenti: oggi la perquisizione nell’abitazione del giovane che viveva a Torino nel quartiere Falchera in cui è stata trovata della marijuana e per questo è stato denunciato a piede libero. Fino a ora l’unica cosa che hanno trovato di “insolito” sull’uomo.
Nella lista degli interrogati ci sono finiti anche i nomi degli operai che lavoravano alla ristrutturazione perché il delitto è stato commesso da chi conosceva bene la casa.
Il killer sapeva bene come muoversi. Anche quei cani, due pastori tedeschi, di cui un cartello appeso al cancello avverte la pericolosità, sono stati trovati chiusi in uno scantinato.
Si sono fidati, anch’essi, come i loro padroni, di quella mano che invece di essere amica si è rivelata assassina.

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