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martedì, 23 Luglio 2024

Da Pietro Maso alla strage di Caselle: un paese si interroga sui casi del passato

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

La strage di Caselle ha risvegliato un intero territorio dal torpore delle feste. All’interno della villetta degli orrori, in via Ferrari 13, si è consumato un triplice assassinio. Quasi un classico, purtroppo, nella storia dei crimini del nostro Paese. Un’intera famiglia massacrata, marito, moglie e suocera. Claudio Allione, 66 anni, Maria Angela Greggio, 65 anni, e Emilia Campo Dall’Orto, 93 anni. Fendenti che lacerano le carni e il silenzio di una cittadina conosciuta più che altro perché a due passi c’è l’aeroporto di Torino.
Pietro Maso: soldi subito a costo di uccidere
Un delitto che fa tornare alla mente altri delitti che hanno come scenario le mura domestiche. Nel bianco e democristiano Veneto fece scalpore la vicenda di cui fu protagonista Pietro Maso. Era il 17 aprile 1991. Il ventenne insieme ai suoi amici uccise a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona, il padre Antonio Maso e la madre Mariarosa Tessari. Un delitto pianificato nei minimi particolari, tubi d’acciaio, pentole e un bloccasterzo le armi usate. Tutto studiato a tavolino, quello di un bar, tra bicchieri di frizzante e spritz e la voglia di avere una bella vita per sempre. A tutti costi, senza dovere sudare e faticare in qualche fabbrica o azienda agricola del Nord Est.
Come movente l’eredità. Questo spinse Pietro i suoi complici a massacrare i genitoi e poi inscenare una rapina. Ma gli inquirenti non tardarono a scoprire cosa era veramente accaduto.
Delitto Caretta. La confessione di Ferdinando nove anni dopo
Prima di quella strage, il 4 agosto 1989, vennero trucidati a colpi di pistola, a Parma, Giuseppe Caretta, Marta Chezzi e il figlio Nicola. I loro corpi non verranno mai ritrovati. Anzi. Tutti parlano di una fuga verso i Caraibi. Almeno fino a quando il 30 novembre del 1998 Ferdinando Caretta, che viveva da tempo a Londra, confessò ai giornalisti di ”Chi l’ha visto?” di essere un assassino e che i suoi genitori e suo fratello non erano vivi e all’estero, ma li aveva uccisi lui.
I Ris (questo fu uno dei primi casi che resero celebre la sigla) scoprirono le tracce di sangue nel bagno, su di un portasapone. Poche macchie, visto che l’appartamento era stato ripulito per giorni. Poi, secondo il racconto di Ferdinando, i corpi vennero gettati in una discarica.
Per il Tribunale l’uomo quando uccise non era in grado di intendere e volere. Nel 2008, ormai libero, intasca l’eredità e in più i soldi dalla vendita dell’appartamento.
Movente del triplice omicidio: i troppi litigi.
Erika e Omar i fidanzatini assassini di Novi Ligure

Quando il figlio indossa la maschera dell’assassino. O come accade a Novi Ligure il 21 febbraio del 2001, a farlo è la dolce figlia. Ad uccidere Susanna Cassini e l’undicenne Gianluca De Nardo è la primogenita Erika, 16 anni. Con l’aiuto del ragazzo, il 17enne Omar Favaro, ammazza a colpi di coltello madre e fratellino. E la stessa fine era stata decisa per il padre Francesco, che si salvò solo perché il complice-amante di Erika si era ferito, durante gli omicidi, ad una mano ed era stanco.
Il movente di uno dei fatti di cronaca più conosciuti d’Italia è da ricercarsi nell’odio che aveva Erika per la madre.
Il giallo di Caselle
Ora la strage di Caselle. Apparentemente nessuna macchia o schizzo di sangue è stato ancora scoperto. Tutto limpido e pulito, come se ad uccidere i tre fosse arrivata una morte naturale. Una scena ben studiata, dove diventa difficile credere che ad uccidere ci sia un raptus di follia, come invece farebbe pensare l’accanimento sui corpi. Oppure la paura di lasciare che il respiro di qualcuna delle vittime svelasse il volto di chi impugnava il coltello ha fatto in modo che la lama colpisse più violentemente, in varie parti del corpo. Anche sulle mani a difesa di nonna Emilia che, secondo gli inquirenti, fino all’ultimo ha cercato di fermare quella furia. Probabilmente urlando qualche “perché”.
Dopo quarantottore dal ritrovamento dei tre corpi si può parlare ancora di giallo e mistero. Intanto in paese, forse per l’interrogatorio fiume, hanno pensato che con l’assassinio c’entri Maurizio Allione, figlio e nipote, di Claudio, Maria Angela ed Emilia.
Sospetti che nascono così, anche perché la memoria di tutti corre ai vecchi casi di cronaca nera dove il killer alla fine era uno di famiglia.

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