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giovedì, 18 Luglio 2024

Ricoverato per Coronavirus scopre di avere un tumore

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Giulia Zanotti
Giulia Zanotti
Giornalista dal 2012, muove i suoi primi passi nel mondo dell'informazione all'interno della redazione di Nuova Società. Laureata in Culture Moderne Comparate, con una tesi sul New Journalism americano. Direttore responsabile di Nuova Società dal 2020.

Probabilmente se non fosse stato per il Coronavirus non avrebbe scoperto in tempo di avere un tumore. Ad un giovane positivo al Covid-19, che si era presentato al pronto soccorso di Ciriè, in provincia di Torino, in crisi respiratoria, oltre al virus è stato diagnosticato un tumore alla trachea. Lunedì scorso i medici sono intervenuti per asportarlo.

Da Ciriè il giovane è stato trasferito al San Giovanni Bosco, il paziente è stato messo nelle cure di un’équipe rianimatoria coordinata dal dottor Sergio Livigni del nosocomio torinese in collaborazione con lo staff della Città della Salute di Torino, che ha messo il giovane in circolazione extracorporea e lo ha trasferito presso la Rianimazione di riferimento dell’ospedale Molinette, diretta dal professor Luca Brazzi.

Qui l’intervento, eseguito dal dottor Paolo Solidoro, broncoscopista della Pneumologia universitaria delle Molinette diretta dal professor Carlo Albera del Dipartimento Cardiotoracico e Vascolare, diretto dal professor Mauro Rinaldi, con la supervisione del dottor Rosario Urbino coadiuvato dalla sua équipe anestesiologica .

Visto il contagio ci sono voluti circa 90 minuti per vestire, con tanto di scafandro e casco dotato di ventilazione interna con filtro, l’equipe che ha eseguito l’intervento. Un’operazione durata un’ora e mezza, per togliere una massa tumorale di due centimetri che ostruiva, come detto, la trachea al 90-95%, impedendo la ventilazione.

“Il reperimento delle protezioni – spiega Solidoro – è stato fatto dal gruppo diretto dal professor Brazzi, che è riuscito in tempo rapidissimo a ottenere tutte le vestizioni. L’intervento in sé è durato due ore e un quarto. Con le protezioni si lavora in assoluta sicurezza ma in modo più impacciato”.

“Anche se in medicina non c’è mai nulla di certo – aggiunge – ora il paziente sta bene e dovrebbe cominciare a respirare da solo. La cosa fondamentale è che in un momento nel quale il sistema sanitario è particolarmente sofferente, grazie al sacrificio e collaborazione di tutti si riescono a fare anche cose come questa”.

“Si è trattato di un intervento complesso a prescindere e tutta la procedura si è svolta in un reparto protetto, con la complicazione in più dei tempi di vestizione imposti a chiunque avesse dovuto entrare in sala operatoria durante l’operazione.

“Questo caso – conclude Brazzi – dimostra che anche nell’attuale emergenza gli ospedali continuano a lavorare, e che nonostante tutto l’organizzazione sanitaria funziona. E’ un messaggio importante che deve arrivare ai cittadini”.

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