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giovedì, 18 Luglio 2024

Renzi-Berlusconi: quando il nemico del mio nemico è mio amico

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di Moreno D’Angelo
Italicum continua a fare passi avanti in Senato e si scatena una polemica che potrebbe sviluppare importanti cambiamenti politici con nuovi assetti nella maggioranza. Il decisionismo e il pragmatismo renziano, che sull’Italicum non molla di un centimetro e che intende approvare la nuova legge elettorale prima delle consultazioni per il Presidente della Repubblica, si è manifestato questa volta con il passaggio di un discusso emendamento presentato dal senatore torinese del Pd Stefano Esposito, noto soprattutto per le sue accese polemiche contro i No Tav. Un emendamento soprannominato “Espositum” che consente di vanificare con un sol balzo 47 mila proposte di modifica presentate. Ne resterebbero ora “solo” 12 mila.
Non a caso l’emendamento è stato definito “super-canguro” per come, con un gran salto, ha consentito di blindare un provvedimento che molti definiscono come l’ennesima manifestazione del Patto del Nazareno. Sarcastico il commento dei cinquestelle che vedono di fatto il ritorno e la riabilitazione di Berlusconi al governo al posto della minoranza Pd dissidente con la formazione di fatto di un nuovo partito: quello del Patto del Nazareno.
L’emendamento Esposito è passato con 175 si, 100 no e 2 astenuti. La fronda del Pd, già alimentata da giorni di dure polemiche, si è manifestata con 22 voti contrari e 6 parlamentari assenti alla votazione. Un dissenso e una insofferenza della sinistra del partito sempre più forte in un clima reso già pesante dalle dimissioni di Sergio Cofferati (uno dei fondatori del Pd) e dalle sue vibranti dichiarazioni non tanto per le irregolarità nelle elezioni liguri ma per il silenzio dei vertici del suo ormai ex partito.
Anche in Forza Italia è aperto il dissenso sull’appoggio a Matteo Renzi. Sui 60 senatori azzurri ben 15 hanno votato no all’emendamento Esposito. Per Raffaele Fitto, leader della fronda azzurra, questa è una linea che porterà il partito, da tempo in calo di consensi, al suo suicidio.
Sulle medesime posizioni anche la Lega Nord che si è opposta all’emendamento che ha cancellato migliaia delle proposte di modifica presentate del Carroccio.
Qualche commentatore ha sottolineato come per il Cavaliere vada tutto bene pur che si allontanino le prospettive di una scadenza elettorale, rientrando così nella bagarre per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Anche se su questo possibile scambio c’è stata la smentita dell’ex ministro azzurro Paolo Romani.
Ma ecco in sintesi le proposte della minoranza dissidente Pd per la nuova legge elettorale: un quadro con 30 per cento dei candidati nominati e preferenze per il 70 per cento degli eletti. Il piano che Matteo Renzi intende far prevalere, senza cedimento alcuno, punta a un premio di maggioranza alla lista che supera il 40% dei voti con uno sbarramento al 3% con 100 capilista bloccati. L’intenzione dei promotori è che la nuova legge elettorale entri in vigore solo nel luglio 2016. Renzi intende chiudere la partita i fretta: entro martedì 27 gennaio.
 

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