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lunedì, 15 Luglio 2024

Prostitute, donne di serie B

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Nuova Società nasce nel 1972 come quindicinale. Nel 1982 finisce la pubblicazione. Nel 2007 torna in edicola, fino al 2009, quando passa ad una prima versione online, per ritornare al cartaceo come mensile nel 2015. Dopo due anni diventa quotidiano online.

di Moreno D’Angelo
Il mondo della prostituzione oggi fa notizia solo a seguito di episodiche ondate polemiche legate a sicurezza e episodi di violenza. Anche se muore una prostituta per mano di un uomo la notizia è di serie B. Un mondo in continua evoluzione dove predomina cinismo, ipocrisia e articolate forme di violenza. Abbiamo posto alcune domande a Rosanna Paradiso, presidente Tampep. Associazione da tempo impegnata in prima linea e nella tutela della salute delle sex workers e nell’aiuto alle donne vittima di tratta questo con volontari che con i loro giri camper cui informano e dialogano con queste persone. Da un paio di anni Tampep è anche referente informativo e di accompagnamento per immigrati che volessero rientrare nei loro paesi di origine.
Perché c’è più violenza verso le prostitute?
La violenza è nettamente aumentata negli ultimi anni. Un dato legato all’aumento delle sacche di povertà e dei fenomeni di microcriminalità per la crisi economica. Le donne che vengono aggredite raramente denunciano per paura di essere arrestate o di possibili vendette. Sono sole con i loro carnefici.
Un fenomeno che non ha confini
Le donne oggetto di tratta provengono da numerosi Paesi e sono oltre cinquanta le etnie presenti in Europa e anche in Italia. La maggioranza proviene dallo stato dell’Edo della Nigeria e segue una rotta Niger, Libia e poi via mare. Quella prevalente per tanti profughi centroafricani che nel viaggio, oltre a pagare, sono spesso oggetto di incredibili vessazioni. Sono poi numerose le donne della Romania, Albania, Ucraina e da Colombia, Perù e Ecuador, Moldavia, Bulgaria, Marocco, Tunisia e ovviamente Cina.
Oggi vi sono esplicite offerte su internet e molte sono trappole sia per le donne che per clienti allocchi
Ricordo un cliente che ci chiese aiuto per soccorrere una donna cinese in un appartamento. La descrisse come una “professionista del sesso” ma poi si trattava di una giovane ragazza cinese che piangeva e non pareva affatto un esperta ma una vittima allo sbando dei suoi carcerieri.
Quante sono le prostitute in Italia. In un contesto dove emerge un area “improvvisata” quindi più incontrollabile
Infatti. Non si può parlare di numeri se non con stime approssimative. Diciamo circa 40mila. Di queste almeno il 30% lavora “indoor” e il resto in strada. A queste si aggiungono sempre più numerose donne prostitute occasionali per superare momenti di difficoltà e che dopo smettono.
Che dire su malattie e prevenzione?
Le associazioni impegnate con le sex workers sono molto attente su prevenzione e sensibilizzazione anche sanitaria. Tuttavia le donne ci informano che sono sempre numerosi i clienti che vogliono rapporti non protetti e non sembrano preoccuparsi molto delle conseguenze anche in famiglia. In maggioranza sono uomini sposati e apparentemente tutti i ceti sociali.
Quali sono le donne più a rischio: le nigeriane, quelle dell’est o altro?
Credo che nell’attuale contesto siano più a rischio le donne sfruttate nell’indoor. Anche per strada c’è sempre il rischio di trovarsi in difficoltà accettando un rapporto non protetto con un cliente a propria insaputa malato. Non sono le donne a diffondere la malattia ma gli uomini che non si proteggono e non proteggono il rapporto in una logica di autodistruzione o di incosciente piacere a alto rischio.
Riflessioni sull’emergente e silenzioso fenomeno cinese
Il fenomeno si sta diffondendo a macchia d’olio attraverso i centri massaggi e richiede molta attenzione. Alcuni dati emersi dopo la chiusura di qualche centro dimostrano che si tratta di realtà ancora da esplorare dove non è chiaro se le ragazze che vi lavorano siano prostitute professioniste arrivate dalla Cina con quel mandato o prostitute improvvisate che non trovano occupazione nell’industria cinese. Quindi pare facile e immediato lavorare facendo massaggi riprendendo lo stereotipo che vede gli orientali come “ottimi massaggiatori”. C’ è ancora molto da scoprire. In ogni caso da alcune ricerche svolte anche in cooperazione con la Francia si può affermare che nei centri lavorino ragazze giovani (tra i 20 e i 25 anni) provenienti prevalentemente dalla Zhejiang mentre per strada quelle poche incontrate provengano dal nord della Cina e in genere sono più anziane (tra i 40 e i 50 anni).
Ha comunque sorpreso il fatto che i media si siano interessati ai centri massaggi perché non facevano la ricevuta fiscale (come avviene ancora in tanti negozi e studi italiani) e non per le condizioni delle donne che ci lavorano di cui non si sa quasi nulla. Cosa emerge nelle ultime segnalazioni che ricevete dalle vostre unità di strada?
Alcune donne rumene ci hanno informato di essere state interpellate ultimamente dalle forze dell’ordine in merito ai loro redditi e sul loro profilo fiscale. Come se il lavoro della prostituzione fosse stato riconosciuto in quanto tale. La sex worker non è abilitata a avere una partita Iva in quanto non è un attività regolarmente normata. Ricordiamo come una parte di queste donne siano vittime a cui spesso viene ritirato tutto il guadagno per il debito che le vincola ai loro sfruttatori.
Che iniziative e campagne avete in programma come Tampep?
Recentemente siamo attivi in varie iniziative e attività legate ai livelli di violenza che registriamo in primo luogo in strada. Donne che subiscono gravi attacchi criminali e che a volte restano anche uccise ma non sono considerate come le altre donne che muoiono per mano di un uomo. Su questo tema abbiamo concluso il seguente progetto europeo. www.empoweringcare.eu/ relativo alla condizione delle ragazze minori vittima di violenza in carico alla tutela pubblica. Il progetto ha prodotto un manuale di buone prassi e indicazioni per il delicato ruolo dei professionisti che operano in questo campo dove occorre grande cautela e esperienza e sensibilità con donne spesso traumatizzate e terrorizzate nel profondo.
Cosa manca in concreto per affrontare in maniera una questione complessa?
Non riscontriamo iniziative politiche mirate ad affrontare in modo serio la questione che tocca donne oggetto di tratta e persone che liberamente intendono prostituirsi. Questo anche attraverso un dialogo con le associazioni impegnate su questo terreno. Prevalgono le politiche restrittive e sono assenti iniziative che offrano alle donne la libertà di legalizzarsi lasciandole in un contesto di emarginazione.
www.tampepitalia.it

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