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giovedì, 18 Luglio 2024

Pietro Orlandi: “Perché la magistratura non vuole ascoltare Agca e il Papa?”

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di Moreno D’Angelo
Abbiamo chiesto a Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, cosa pensa delle ultime dichiarazioni di Alì Agca, (che nel maggio del 1981 sparò due colpi di pistola contro il papa di allora Giovanni Paolo II) e che nella sua ultima dichiarazione ha ribadito che sua sorella Emanuela, scomparsa misteriosamente nel giugno del 1983, è ancora viva. Per Pietro, dopo 31 anni di sofferenze e speranze, il fulcro della vicenda resta in Vaticano dove impera il silenzio.

Ha avuto ultimamente dei contatti con il Vaticano?

Recentemente ho provato a telefonare a un cardinale, ma appena sentono il nome Orlandi si percepisce una sorta di panico. Il porporato (di cui non viene rivelato il nome) mi ha risposto “Io non so niente si rivolga a qualcuno più in alto e più competente”. MI aspettavo un cambiamento ma a quanto pare in Vaticano del caso Orlandi non bisogna parlare. Silenzio assoluto.
Come cosa le ultime dichiarazioni di Alì Agca su sua sorella?
Agca ha sempre affermato che mia sorella è viva e che potrebbe essere in un convento. Ha anche ribadito che il Vaticano è coinvolto in questa vicenda. Dopo tanti anni non ci facciamo illusioni. Ma è come se volesse lanciare un segnale a qualcuno. Aldilà del personaggio io mi chiedo per quale motivo non venga ascoltato dalla nostra magistratura. (Nemmeno la cassetta che registrava il testo del suo incontro con Agca, avvenuto nel 2010 quando il Lupo grigio era appena uscito dal carcere, è stata mai presa in considerazione dagli inquirenti ndr). Insomma anche il presidente Giorgio Napolitano è stato ascoltato e perché allora non sentire anche il Papa visto il modo con cui il Vaticano ostacola ogni richiesta di chiarimenti e di collaborazione sul caso? (Rogatorie respinte, registrazione dei contatti telefonici intercorsi con i rapitori di Emanuela, ndr).
Per lei Alì Agca è attendibile?
Durante il mio incontro gli chiesi se davvero pensasse di essere una sorta di reincarnazione di Gesù Cristo. MI rispose con un eloquente sorriso, ribadendo di essere stato “chiamato” per realizzare il terzo segreto di Fatima. Non mi è sembrato per nulla un delirante…
Cosa ne pensa dell’idea che Emanuela sia in un monastero?
Il pensiero mi fa andare indietro negli anni, esattamente al 1993, quando ci recammo con il cuore in gola fino in Lussemburgo con alcuni magistrati sicuri di trovare Emanuela. Qualcuno aveva spedito una foto di una ragazza molto somigliante da un convento. La delusione fu fortissima. Ormai dopo 31 anni siamo abituati a illusioni e disillusioni ma spero sempre di poter dare a mia madre, che abita a cento metri dal Papa, qualche brandello di verità.
Perché questa chiusura da parte del Vaticano?
Ho chiesto più volte un incontro, un contatto, un dialogo. Mi sarei almeno aspettato una parola di conforto. Tanto più con l’arrivo di Papa Francesco. Lo abbiamo incontrato pieni di speranza con i miei familiari in occasione dell’Angelus dopo la sua elezione . Il Papa allargando le braccia con una sorta di sorriso ci ha detto “Emanuela è in cielo”. Sono stati poi inutili tutti i vari tentativi di avere un chiarimento su questa frase. Mi domando da tempo il perché di questa chiusura e di questa indifferenza. Emanuela è tott’oggi una cittadina vaticana, poiché ancora iscritta all’anagrafe, ma c’è chiusura. Non una parola per trasmettere un briciolo di serenità e di cristiana pietà.
Come vi sentite ora?
Restiamo fiduciosi e non accettiamo passivamente l’ingiustizia.

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